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Quotidiano di Sicilia

Servizi per l’impiego politica fallimentare
di Michele Giuliano

La Sicilia rimane la regione con il più alto tasso di disoccupazione in Italia. L’obiettivo era quello di creare politiche attive del lavoro



PALERMO - Una qualsiasi azienda diretta da un buon “padre di famiglia” può anche azzardare l’investimento ma quando le cose non vanno deve essere in grado di saper ritornare sui propri passi. Quello che però la Regione non è riuscita a fare, perchè in pratica ha realizzato un’enorme macchina fatta da ben 241 sportelli multifunzionali, messa in moto alla fine degli anni ’90, che costa più di 50 milioni di euro l’anno ma che non è riuscita a raggiungere l’obiettivo principale per cui è stata progettata, e cioè per far trovare lavoro ai disoccupati.

Statistiche alla mano, quella più fresca è dell’Istat che ha detto che la Sicilia rimane la regione con il più alto tasso di disoccupazione in Italia, pari al 13,8 per cento, quasi il doppio della media nazionale che si attesta al 7,1 per cento. Una qualsiasi azienda avrebbe dichiarato fallimento di fronte a questi dati impietosi. Il problema è che la Regione Sicilia continua invece a foraggiare anno dopo anno queste strutture, i cui costi ricadono inevitabilmente sulle spalle dei contribuenti siciliani. Il governo siciliano ha dato un’esplicita qualificazione degli sportelli multifunzionali come veri e propri servizi per l’impiego, sotto le direttive ed il coordinamento degli uffici periferici del lavoro, con la Circolare Assessorato al lavoro n. 6 del 16 marzo 200,1 per effetto della quale sono stati dati poteri per realizzare le iniziative di politiche attive del lavoro, come il servizio incontro tra domanda ed offerta di lavoro, proprie dei centri per l’impiego.
Una scelta che si è rivelata infelice e improduttiva, oltre che dannosa per il bilancio di una Regione Sicilia che è sempre più in affanno per riuscire a quadrare tra i suoi mille rivoli di sprechi.

Articolo pubblicato il 02 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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