Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Palermo - I gazebo muovono l’economia, peccato che 500 siano abusivi
di Luca Insalaco

‘Sottili’ confini tra libera circolazione e commercio. Norme impantanate in Consiglio comunale. Il Comune ha tentato di regolamentare la materia ma senza successo

Tags: Palermo, Diego Cammarata



PALERMO - L’economia palermitana è una città fondata sui gazebo. Buoni per tutti gli usi, queste prolusioni commerciali si sono radicate nel territorio cittadino diventandone caratterizzanti come in nessun altro contesto urbano. Il problema è che la maggior parte dei gazebo è abusivo: sono ben 500 quelli privi di autorizzazione attualmente presenti nelle strade palermitane. Il Comune ha tentato di regolamentare la materia ma senza troppo successo. Il regolamento, esitato dalla Giunta, si è impantanato in Consiglio comunale dal quale è stato rimandato agli uffici per una nuova riformulazione. Da un lato c’è chi vorrebbe autorizzare solo le strutture posizionate sui marciapiedi, dall’altro c’è chi spinge per “sanare” l’esistente, ivi inclusi quelli posizionati sotto i marciapiedi.

Un’ipotesi, questa, seccamente bocciata da Nadia Spallitta, presidente della commissione Urbanistica e capogruppo di Un’altra Storia, che ricorda come l’art. 20 del Codice della Strada vieti l’occupazione di sedi stradali e di carreggiate con veicoli, baracche, tende, gazebo e similari. “Nessuna regolamentazione – sottolinea la Spallitta - potrebbe sanare occupazioni delle vie cittadine, che siano in contrasto con le norme del codice della strada, che invece consentono l’occupazione dei centri abitati con le varie installazioni, salvaguardando sempre la libera circolazione dei pedoni e delle persone con limitata o impedita capacità motoria. La violazione del citato articolo, implica la sanzione da 143 euro a 570 euro, nonché l’obbligo e l’immediata rimozione delle opere abusive a proprie spese”.
Da qui l’invito al Comando dei vigili urbani “a dare comunque applicazione alle norme di legge , che sono inderogabili e non possono essere superate da nessun provvedimento amministrativo”.

Nei giorni scorsi sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Cammarata annunciando la linea dura dell’amministrazione nei confronti degli abusivi: “Sappiamo bene – ha detto - che per molte attività commerciali, soprattutto nel caso di bar o ristoranti, i gazebo sono indispensabili per continuare l’attività: e proprio in questa considerazione autorizzeremo tutte le strutture che rispettano la normativa vigente, non costituiscono intralcio alla circolazione o compromettono la bellezza di edifici monumentali. Ma non tollereremo il proliferare dell’abusivismo”. Per la Spallitta, tuttavia, Cammarata, in qualità di massima autorità sanitaria locale, potrebbe risolvere il problema – pur se nelle more della regolamentazione - emanando un’ordinanza con la quale autorizzi la somministrazione di bevande e alimenti all’aperto.
 

 
Il Codice della Strada. Carreggiata vietata a meno che non sia pedonalizzata
 
PALERMO - L’art.20 del Codice della Strada, come detto, contrasta con la collocazione dei gazebo lungo la carreggiata. Tale norma, al contrario, consente l’occupazione della carreggiata allorché questa sia stata pedonalizzata e venga predisposto un itinerario alternativo per il traffico. In città l’utilizzo dei gazebo si è diffuso in maniera capillare anche in conseguenza delle prescrizioni dell’autorità sanitaria locale che consente la somministrazione di bevande e alimenti in strutture coperte. Ciò ha portato bar e ristoranti a delimitare lo spazio antistante i propri esercizi commerciali in vario modo pur di offrire la consumazione all’aperto ai propri clienti. L’esecutivo era giunto alla soluzione di concedere l’autorizzazione triennale a quelle strutture che rispettassero determinati requisiti e concedere l’autorizzazione annuale nel caso di pedane con sedie ed ombrelloni. Il Consiglio comunale, tuttavia, non è riuscito a trovare un accordo e la soluzione del problema è stato ancora una volta rimandata.

Articolo pubblicato il 27 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus