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Mafia, per il 70 per cento dei giovani un vero e proprio blocco allo sviluppo
Indagine realizzata dal Centro Pio La Torre che ha coinvolto oltre 2500 studenti di 94 scuole in Italia. L'ingerenza mafiosa è vista come ostacolo al proprio futuro professionale e personale.

Tags: Centro Pio La Torre, Scuole, Mafia, Studenti



PALERMO - L’Italia unita dall’Antimafia. Dalle Alpi alla Sicilia è unanime la condanna della mafia da parte dei giovani partecipanti al Progetto Educativo Antimafia del Centro Pio La Torre. Un’indagine condotta per il quinto anno dal Centro Studi che ha coinvolto oltre 2500 studenti di novantaquattro scuole distribuite sul tutto territorio italiano.
 
I giovani giudicano la mafia come “qualcosa che divide” non soltanto in termini economici due territori, e che dà luogo a rappresentazioni diverse del Nord e del Sud. Viene sottolineata, inoltre, la necessità di guardare alla criminalità organizzata come un fenomeno che interessa a vari livelli tutto il Paese. Per gli studenti la sconfitta della mafia permetterebbe la diffusione di un senso di unità nazionale, consentendo il superamento di pregiudizi che alimentano lo stereotipo negativo secondo il quale la mafia operi soltanto in alcune aree del Paese e non in altre.
 
Per oltre il 70%, l’arretratezza e la mafia sono strettamente connesse incidendo negativamente sullo sviluppo del Paese e il 63,90% vive l’ingerenza mafiosa come un ostacolo al proprio futuro professionale e personale. Oltre l’80% inoltre percepisce la mafia come fenomeno molto diffuso. Ma alla domanda “la mafia potrà essere definitivamente sconfitta?” solo un quarto risponde “si”, mentre il 40% risponde “no”.
Le ragioni di tale pessimismo risiedono in un altro elemento che accomuna il giudizio degli studenti italiani: la sfiducia verso la classe politica e lo Stato. Alla domanda “A tuo parere, quanto è forte il rapporto tra mafia e politica?” il 52,6% (1.351 studenti) risponde “molto forte” e il 42,53% (1.085 intervistati) “abbastanza forte”, contro solo il 3,88% (99 ragazzi) che risponde “debole” e un infinitesimale 0,63% (16 unità) che è convinto che questo rapporto sia “inesistente”. Per il 95,49% dunque vi è un legame diretto e una strettissima interdipendenza tra mafia e politica.
 
Per il 72% degli studenti inoltre lo Stato non fa abbastanza per sconfiggere la criminalità mafiosa e per quasi l’84% la mafia è forte perché si infiltra nello Stato. Alla domanda se sia più forte lo Stato o la mafia, solo il 12,78% ha risposto lo Stato, il 25,32% ugualmente forti, il 53,74% la mafia.
“Se tutti i partiti, tutte le forze sociali ed economiche - sottolinea Vito Lo Monaco, presidente del Centro La Torre - ascoltassero umilmente il grido d’angoscia di questi giovani, sapessero rispondere con concretezza e mettere al bando populismi e autoreferenzialità, l’Italia intera ne trarrebbe giovamento.
Coniugando legalità, antimafia e giustizia sociale, il Paese procederebbe più spedito verso quella democrazia compiuta prefigurata dalla Costituzione”.
 
“Siamo in presenza di un campione auto-selezionato - spiega Antonio La Spina, ordinario di sociologia all’Università di Palermo - a seguito della scelta compiuta da scuole e docenti, di partecipare al progetto. Si tratta comunque di una mole cospicua di rilevazioni, effettuate in condizioni specifiche (a scuola, nell’ambito di un progetto che fornisce agli studenti nuove conoscenze e nuovi stimoli, nonché la sollecitazione a compilare il questionario con attenzione), assai difficili da ottenere altrimenti”.

Articolo pubblicato il 28 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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