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Epidurale: ospedali siciliani impreparati
di Liliana Rosano

In Sicilia si ricorre a questo tipo di anestesia solo per il 3% dei parti, mentre in Italia in media per il 10%, in Lombardia per il 16,6% . L’ass. Russo ha inserito il diritto all’epidurale come uno degli obiettivi primari del Piano sanitario 2011-13

Tags: Sanità, Epidurale



PALERMO – Partorire senza dolore è un diritto che ogni donna dovrebbe essere libera di chiedere.
L’epidurale è un’ottima risposta alla paura del dolore durante il parto, ma in Italia, e in Sicilia, la diffusione di questa forma di anestesia, che garantisce un travaglio meno doloroso del parto naturale, è ancora a macchia di leopardo e comunque lontana dalla media europea e degli Stati Uniti dove la garanzia all’accesso al parto analgesico è garantito al 90%.

Le Linee di indirizzo sui punti nascita, ma anche il nuovo Piano sanitario 2011-2013 e, prima ancora, le Linee guida sui cesarei riconoscono all’analgesia durante il parto un ruolo importante. Perché, fin dal progetto dell’ex ministro Livia Turco di inserirli nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) nel 2006, questo tipo di anestesia è stato visto anche come un elemento significativo per il contenimento dei cesarei.

La media nazionale ufficiale è ancora ferma al dato del 3,6% di un questionario Istat del 2001. Una stima più aggiornata adesso parla del 10%, mentre Regioni avanzate come la Lombardia sono riuscite a raggiungere la quota del 16,6% (dato 2010).
La Sicilia è al di sotto della media nazionale con una percentuale compresa tra il 2 e il 3 per cento.
Il confronto con altri Paesi europei è deprimente: in Francia e Inghilterra utilizza l’epidurale il 70% delle donne; in Spagna il 60% e in Germania il 30%.

Sono tanti i motivi che ostacolano la marcia dell’epidurale nel nostro Paese. In primis, la carenza di risorse umane. Infatti, dall’Ospedale Cannizzaro di Catania, un gruppo di anestesisti, tiene a precisare che il nosocomio non riesce a garantire l’epidurale perché il numero dei medici anestesisti non è sufficiente e pertanto deve essere impegnato nelle situazioni di emergenza. Ma qualcosa potrebbe presto cambiare e al Cannizzaro si stanno già attivando in tal senso.

Infatti, l’assessore alla Sanità, Massimo Russo, ha inserito il diritto all’epidurale come uno degli obiettivi primari del piano sanitario regionale 2011-2013. Già nel 2006, il Comitato Nazionale di Bioetica sosteneva che “il diritto della partoriente di scegliere un’anestesia efficace dovrebbe essere incluso tra quelli garantiti a titolo gratuito nei Livelli essenziali di assistenza”.
Così prevedeva il Decreto Turco del 2008, che però è poi decaduto.

In mancanza di una copertura finanziaria a livello centrale, molte Regioni (Lombardia e Veneto, in primis) si sono arrangiate come hanno potuto. Ma la maggior parte si è mossa poco o in modo estemporaneo. Il risultato è la solita situazione a macchia di leopardo, con ospedali pubblici dove l’epidurale c’è ed è gratuita, altri dove invece si paga (dai 500 ai 2.000 euro). Secondo un’indagine conoscitiva dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi) del 2008, solo il 16% degli ospedali avrebbe un servizio di anestesia epidurale 24 ore su 24, mentre un altro 27% lo offre saltuariamente o comunque con grossi limiti: alcuni lo negano dopo le 20 o nei fine settimana ad esempio.
 

 
Analgesia parziale del corpo che permette di mantenere stato di coscienza vigile e respirazione spontanea
 
Questa tecnica anestesiologica determina un’analgesia parziale del corpo, permettendo alla gestante di mantenere uno stato di coscienza vigile ed una respirazione spontanea.
La somministrazione di farmaci oppiacei avviene nello spazio epidurale della colonna vertebrale. L’infusione è permessa da un sottile sondino, posizionato grazie alla puntura di un ago in sede lombare.
Rispetto all’anestesia generale classica, la quantità di farmaci utilizzata è notevolmente ridotta. Per questo, l’anestesia epidurale è ritenuta molto più sicura rispetto all'anestesia generale.
Tra gli effetti collaterali che potrebbero verificarsi, ma che non sono clinicamente frequenti, ci sono: Bradicardia fetale (rallentamento della frequenza cardiaca fetale); Riduzione della forza contrattile uterina (temporanea e non); Rallentamento della progressione della parte presentata (difficoltosa discesa del corpo fetale nel canale del parto); Ipotensione materna (abbassamento della pressione sanguigna materna); Lombalgie conseguenti alla puntura lombare; Cefalea che può durare da alcune ore ad alcuni giorni e necessita di riposo a letto con eventuale terapia farmacologia; Reazioni allergiche ai farmaci utilizzati; Infezioni in sede locale od estese al sistema nervoso (queste ultime sono evenienze molto gravi ma fortunatamente rare).

Articolo pubblicato il 29 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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