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Quotidiano di Sicilia

Sulla politica energetica mancava soltanto la baruffa tra ministri
di Rosario Battiato

Scontro sulle modalità di incentivi nel fotovoltaico: effettivo allaccio alla rete o autocertificazione dei lavori. Romani definisce “matta” Prestigiacomo, però i disonesti sono anche in Lombardia

Tags: Fotovoltaico, Stefania Prestigiacomo, Paolo Romani



ROMA – L’ennesima baruffa tra Stefania Prestigiacomo e Paolo Romani offre importanti spunti di riflessione sulla tensione che si percepisce all’interno del Governo su quelle che sono scelte energetiche per l’intero Paese e per la Sicilia in particolare. L’ultimo atto di questo scontro riguarda proprio l’approvazione del Quarto conto energia discusso e rinviato in sede di Conferenza Stato-Regioni. Le tensioni tra i due dicasteri potrebbero avere effetti anche sui futuri assetti energetici dell’Isola.
Paolo Romani, durante un intervento a Giussano sulle attività delle aziende brianzole, ha definito il titolare dell’ambiente una “matta”, come ultimo atto di una serie di dissidi che spaziano da nucleare fino agli incentivi al fotovoltaico.

Proprio sul quarto conto energia, che riguarda da vicino diverse aziende che hanno investito in Sicilia, ci sono profonde divergenze. Il punto nodale riguarda il calcolo dell’incentivo per tipo di tariffa che Romani vorrebbe calcolare in maniera formale sulla base della data di allaccio alla rete, mentre il ministro siracusano vorrebbe fare riferimento ad una autocertificazione dei lavori. E non sono questioni di lana caprina visto che proprio i ritardi della burocrazia, nel caso in cui passasse la linea Romani, potrebbero essere decisivi per penalizzare una larga fetta di imprenditori. Certo ci sarebbe anche da valutare la componente speculativa del mondo imprenditoriale delle energie rinnovabili, ma essere troppo rigidi potrebbe significare far morire il settore.

Inoltre quello che non convince è l’attacco gratuito di Romani che dubita dell’autocertificazione in “qualche altra parte d’Italia”, che però, per carità, non sia proprio in Lombardia. Una posizione che ha poi portato lo staff del ministro dello Sviluppo economico a minimizzare il tutto, ma senza di fatto poter placare l’ira di qualche parlamentare, anche di centrodestra, della pattuglia siciliana a Roma.

L’ultima battaglia interministeriale non si può dire che abbia confortato più di tanto il settore siciliano delle rinnovabili che sta vivendo un periodo di transizione in attesa della decisione sul nuovo conto energia che al momento non convince pienamente nessuno.

Per una regione come la Sicilia, in piena corsa per aggrapparsi in extremis alla terza rivoluzione industriale, lo stop improvviso di quanto era stato già pattuito in termini di incentivi alle rinnovabili potrebbe essere davvero catastrofico. E lo dicono i dati che, in queste ultime settimane, dai tempi del decreto ammazza incentivi in poi, sono stati diffusi da associazioni di categoria e addetti ai lavori.

Sicuramente bisognerà vigilare e trovare soluzioni per azzerare la componente speculativa che vive all’interno del comparto, ma a causa di questa parte non è possibile annullare un valore aggiunto allo sviluppo dell’Isola che al momento, a causa dei mancati incentivi, potrebbe veder crollare qualcosa come 10 mila posti di lavoro, secondo quanto espresso dalla Cna regionale. E poi ci sono diversi progetti che potrebbero saltare, come i tanti investimenti stranieri,con danni incalcolabili per il futuro dell’Isola.

Articolo pubblicato il 03 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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