Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Palermo - Castello della Zisa, un gioiello che non gode di buona salute
di Gabriele Ruggieri

Lo scenario: immancabile scritte sui muri, vetri frantumati, porte divelte, interni devastati. I vandali sono i veri regnanti. Cannella: “Vigilare ma soprattutto educare”

Tags: Palermo, Zisa



PALERMO – Poche città al mondo possono vantare sul proprio territorio una costruzione così singolare, imponente e di così straordinario valore architettonico ed artistico come il castello della Zisa. Costruito nel dodicesimo secolo per volere dei normanni, ma con maestranze musulmane, per moltissimo tempo ha vissuto alterne fortune, attraversando anche periodi di profondo degrado, come accaduto a molti dei tesori palermitani. Grazie ai lavori di restauro conclusi nel 1991 la città ha potuto riappropriarsi di questa perla di straordinaria importanza storica, culturale e turistica e del suo meraviglioso giardino. Tuttavia ad oggi il complesso della Zisa, non gode di ottima salute. Causa di ciò il solito vandalismo che troppo spesso coinvolge i più bei monumenti palermitani, che rende il sito, per la cui responsabilità concorrono Comune e Regione, sempre meno affascinante agli occhi dei suoi visitatori.

Entrando dall’ingresso principale il giardino appare ben curato, ma subito ci si accorge della splendida fontana monumentale, che oltre a non essere attiva, offre uno spettacolo di acque putride e stagnanti, i ponticelli e gli steccati di legno soffrono la mancanza di manutenzione. La sorte peggiore, tuttavia, è toccata ai dammusi che fanno da anticamera al castello. Un tempo adibiti ad info point, biglietteria e negozi di souvenir, adesso totalmente vandalizzati. Oltre alle immancabili scritte sui muri, tracce di una violenza gratuita ed inaudita: Vetri frantumati, porte divelte, interni devastati. Fortunatamente indenni da ciò sono il palazzo e l’esposizione di arte araba che ospita.

“È un problema culturale e di educazione – Ha detto Pietro Cannella, assessore alla Cultura del Comune di Palermo – e va affrontato in primis nelle scuole. Inorridisco quando vedo le scritte e le vandalizzazioni che spesso affliggono i monumenti cittadini. Non è un problema di vigilanza, è incredibile pensare di dover tutelare il patrimonio dei nostri cittadini da loro stessi. Bisogna sì vigilare, ma soprattutto educare”.

Ad ogni modo, resta il fatto che per quanto una parte di Palermo sia ansiosa di progredire culturalmente e socialmente, resta sempre un’altra parte, seppur minore, che sembra voler fagocitare tutto ciò che di bello e di culturale si possieda e la Zisa, purtroppo, è un chiaro esempio di ciò.
 


La storia. Era la residenza estiva dei re normanni
 
PALERMO - Un tempo residenza estiva dei re normanni, il castello della Zisa sorgeva all’interno del Genoardo, il parco reale che si estendeva fino ai monti. Passato successivamente nelle mani dei Sandoval ed in seguito dei Principi Notarbartolo  subì diverse modifiche indiscriminate ed adattamenti all’uso abitativo fino al 1955, quando venne espropriata per mano dello Stato. Iniziati e subito sospesi i lavori di restauro il palazzo visse un ventennio di totale abbandono, in cui frequenti furono i crolli, i trafugamenti e le deturpazioni, tanto che, per giungere alla consegna dei lavori di restauro, nel 1991, sono stati necessari venti anni di intensi lavori, mirati soprattutto al ripristino della struttura originale. Ancora oggi sono visibili, all’interno ed all’esterno del castello, le tracce dei molti interventi occorsi per ricostruire intere porzioni dell’edificio e della fontana monumentale, vero e proprio gioiello dell’ingegneria e dell’idraulica di matrice araba.

Articolo pubblicato il 03 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus
La struttura vista dall’esterno (gr)
La struttura vista dall’esterno (gr)
Un locale devastato (gr)
Un locale devastato (gr)