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Il Consorzio Asi di Catania revoca i lotti non assegnati
Presentato il censimento delle imprese insediate nella zona industriale: sono 42, presto altre 5. Permesso ad un’azienda sull’orlo del fallimento che ha denunciato gli estorsori

Tags: Consorzio Asi Di Catania, Marco Venturi, Dario Montana



CATANIA - Coniugare il risanamento dei conti con la ricostruzione di un’etica pubblica e il rispetto della legalità.
“È questa la mission del Consorzio Asi di Catania”, ha spiegato, ieri, Dario Montana, commissario straordinario Asi e fratello del poliziotto ucciso dalla mafia negli anni ‘80, in occasione della presentazione del censimento delle imprese insediate nella zona industriale di Catania. Ma è stata anche l’occasione per annunciare che ad un’impresa dell’agrigentino, tormentata dalle richieste estorsive e portata sull’orlo del fallimento, è stata concessa la possibilità di insediarsi su un terreno dell’area industriale su cui doveva insediarsi precedentemente alla crisi aziendale. Secondo Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, presente all’iniziativa, “sostenere chi denuncia è un’iniziativa necessaria per intraprendere il cammino dello sviluppo”. “L’esempio dell’azienda che ha fatto arrestare i suoi estorsori e che l’Asi, di concerto con la Prefettura, ha deciso di riammettere nella zona industriale, è un azione positiva - ha aggiunto Lo Bello - che va nel senso della legalità e della trasparenza. Una sana crescita delle aziende può avvenire quando il mercato non è inquinato e distorto dalla criminalità organizzata. In Sicilia avviene questa distorsione delle regole di mercato che blocca lo sviluppo delle imprese. Alcune aziende sono controllate dalla criminalità organizzata, altre soffocate dalle sue richieste”.

Le aziende sane, secondo Lo Bello, sono colpite dalla concorrenza sleale, di chi utilizza gli strumenti delle cosche mafiose per conquistare fette di mercato. “La concorrenza sleale è nemica dello sviluppo - ha detto Lo Bello -, ben vengano iniziative come quella dell’Asi di Catania e della Prefettura etnea”.

“L’Asi - ha aggiunto Montana - ha avviato il censimento delle imprese insediate e sta procedendo alla revoca dei lotti assegnati alle aziende che non hanno iniziato le attivita’”. In particolare nella zona industriale, come emerge dal censimento, sono stati assegnati 42 lotti, cinque in corso di assegnazione, per una superficie complessiva di oltre 417 mila metri quadrati. I lotti revocati sono stati otto, in corso di revoca uno. I contenziosi sulle revoche sono tre. E le ditte in graduatoria per i lotti da assegnare sono 19, che richiedono in totale una superficie di 283 mila metri quadrati. Di metri quadrati a disposizione, però, ci sono soltanto 30 mila e 454.
A Catania le ditte insediate nell’area industriale sono 492, nel distretto di Belpasso 73, in quello di Paternò 19. La maggior parte, 59 per cento, sono società di capitali. A guidare l’azienda è nel 63 per cento di casi, l’imprenditore fondatore. I settori più rappresentati sono industria, servizi e commercio.

Prevalgono i fatturati medi, quelli che vanno dai 250 mila euro a 1 milione di euro. Gli imprenditori a cui è stato sottoposto il questionario del Consorzio Asi hanno espresso un giudizio negativo sui servizi offerti dalla zona industriale. Illuminazione pubblica assente e viabilità disastrata sono per le imprese ostacoli allo sviluppo. Oltre 16 mila sono i dipendenti della zona industriale. Il 91 per cento ha un contratto a tempo indeterminato.
 

 
Venturi: “Il nostro modello è Nord Europa, non Nord Africa”
 
CATANIA - “La riforma dei Consorzi Asi è un piccolo segnale nel senso della trasparenza, ma necessario per lo sviluppo della Sicilia. Uno sviluppo che deve avere come esempio il nord Europa e non il nord Africa”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Attività Produttive, Marco Venturi, nel corso della conferenza stampa organizzata dal Consorzio Asi di Catania per presentare i dati sul censimento delle imprese nella zona industriale etnea. “I Consorzi Asi siciliani - ha ricordato Venturi - sono nati negli anni Settanta. E fin da subito hanno tradito le aspettative, compiendo esclusivamente speculazioni fondiarie. Ci sono state gravi lacune e nessuno ha mai pagato per questo”. “Consorzi - ha aggiunto - hanno costruito capannoni, poi lasciati vuoti. L’importante è stato costruire per utilizzare i soldi pubblici che negli anni passati sono arrivati a finanziare fino all’85 per cento della struttura”. Facendo riferimento al fenomeno del “pizzo”, Venturi ha aggiunto che “nella nostra regione e nel Meridione, denunciare, lottare contro le forme estorsive è una lotta per lavorare in condizioni normali. Però gli imprenditori non devono soltanto limitarsi a denunciare. Devono rispettare le regole tout court, agire all’interno dei regolamenti. Per vincere un appalto l’imprenditore deve capire che non è necessario andare dal boss, ma confrontarsi nel mercato, con le regole del mercato”.

Articolo pubblicato il 07 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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