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Rinvio Ddl appalti, Ance contro l’Ars
di Rosario Battiato

I costruttori delusi dal voto della Finanziaria regionale e invocano l’attenzione da parte della magistratura. “Valutazione decisamente negativa sulla decisione, in Sicilia regole poco trasparenti”

Tags: Appalti, Ance



PALERMO – Il dolce e l’amaro. Due sapori che l’Ance Sicilia associa rispettivamente al governo nazionale e a quello regionale in virtù degli ultimi sviluppi sul settore delle opere pubbliche.

Dal consiglio generale dell’Ance emerge preoccupazione per la decisione dell’Ars di rinviare l’approvazione di alcune modifiche normative caldamente appoggiate dall’associazione dei costruttori, mentre sul fronte nazionale la buona notizia è il decreto per lo sviluppo ha innalzato a 4,8 milioni di euro la soglia di importo delle gare entro la quale è possibile per la stazione appaltante escludere automaticamente i ribassi anomali.

Sono stati giorni di alta tensione tra l’associazione regionale dei costruttori e il Palazzo siciliano. Dopo la bocciatura della riforma degli appalti all’Ars il clima si è in effetti fatto rovente come ribadito nell’ultima riunione del Consiglio generale dell’Ance, riunito a Palermo sotto la presidenza di Salvo Ferlito, che ha espresso una valutazione decisamente negativa in merito alla “decisione si legge in una nota - dell’Ars di rinviare l’approvazione delle modifiche normative sollecitate dalla categoria dei costruttori edili e fatte proprie dal governo regionale”.

Grande soddisfazione invece nei confronti del decreto per lo sviluppo del Governo nazionale che “ha ora innalzato a 4,8 milioni di euro la soglia d'importo delle gare entro la quale è possibile per la stazione appaltante escludere automaticamente i ribassi anomali”.

Secondo i costruttori di Sicilia si tratta di “un fatto importantissimo, che risponde alla pressante richiesta della categoria di ripristinare trasparenza e legalità in un settore fin troppo condizionato dalla concorrenza sleale di chi, o per necessità o perché sostenuto da interessi illeciti, punta ad accaparrarsi fette di mercato rivendicando, poi, l'impossibilità di eseguire le opere a causa del prezzo eccessivamente basso di aggiudicazione. Ciò significa che da domani ci sarà trasparenza negli appalti da Cuneo fino a Reggio Calabria, ma che queste stesse regole non varranno da Messina in poi”.

Adesso però è il momento di agire a livello territoriale e l’Ance Sicilia non vuole più nessun tipo rinvio dalla classe politica regionale che deve procedere “all'immediato e automatico recepimento della modifica introdotta dal Decreto per lo sviluppo e che, di conseguenza, avvii il contestuale blocco di tutte le gare che sfuggirebbero a tale meccanismo e la verifica di tutti i pubblici incanti già aggiudicati o in corso di aggiudicazione con maxiribassi”. A questo punto della situazione “il mancato appuntamento con questo doveroso atto parlamentare sarebbe la palese e drammatica conferma della presenza inquinante e pericolosa, all'interno della classe politica regionale e dell'Ars, di volontà contrarie alla riforma degli appalti in Sicilia. Di fronte alla quale Ance Sicilia sarebbe costretta a reagire non solo con tutti gli strumenti propri della rappresentanza di categoria, ma anche con un’opportuna richiesta di attenzione da parte della magistratura”.

Altro capitolo annoso affrontato in consiglio nei giorni scorsi riguarda il tema delle infrastrutture siciliane, settore che avrebbe necessità di un potenziamento non indifferente e proprio a tal proposito si richiede che “siano finalmente sbloccate tutte le risorse disponibili per investimenti in infrastrutture”.

Articolo pubblicato il 10 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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