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Palermo - Microdiscariche senza bonifiche. Centinaia in città i siti dimenticati
di Agostino Laudani

Inevase le segnalazioni dei cittadini. Solo 12 unità per il controllo. Interrogazione di Spallitta (Sel). Ci sono 157 aree che contengono amianto e oltre 500 carcasse di auto e moto

Tags: Palermo, Rifiuti, Discariche, Nadia Spallitta



PALERMO - C’è un’emergenza silenziosa ma non per questo invisibile: è quella delle discariche a cielo aperto. Cumuli di rifiuti di ogni tipo, spesso pericolosi, che si annidano in ogni angolo della città, dal centro alla periferia. Da una parte l’inciviltà di chi abbandona i materiali senza ritegno, dall’altra la carenza di controlli e di repressione. A tracciare un quadro del fenomeno, dati alla mano, è il consigliere comunale Nadia Spallitta (Sel), capogruppo di Un’Altra Storia e presidente della Commissione Urbanistica, che ha presentato al sindaco un’interrogazione in proposito.

“Dall’analisi dei dati forniti - spiega la Spallitta - emerge un quadro allarmante di discariche abusive e di presenza di Amianto nel territorio che - almeno fino al novembre 2010 – non risulta che siano state bonificate e ripristinate, con rimozione dei rifiuti pericolosi o tossici. In particolare, sono state segnalate - durante il corso dell’anno 2010 – 119 discariche abusive diffuse praticamente in tutto il territorio cittadino, con prevalenza delle zone periferiche (Brancaccio - Ciaculli – Settecannoli - Montepellegrino) ma anche nelle zone centrali di via Libertà e del Politeama, e sono stati altresì rilevati 147 siti con presenza di Amianto (con assoluta prevalenze delle zone periferiche), che sembrerebbe non sia stato rimosso ancora alla data del novembre 2010 (data della risposta alla interrogazione).

“Di fronte a questi dati - prosegue - che peraltro rappresentano solo un aspetto parziale del fenomeno che è sicuramente ancora più vasto, in quanto i cittadini non sempre segnalano la presenza di discariche abusive, gli interventi ad opera del nucleo vivibilità e igiene urbana, non possono che essere limitati, dal momento che, inverosimilmente, l’amministrazione ha assegnato per queste finalità di controllo e repressione, mediamente - per tutto il territorio palermitano - solo  12 unità e 5 pattuglie giornaliere, rendendo in questo modo inconsistente e inadeguato il controllo sul territorio. Ai rischi igienico–sanitari che tali discariche comportano, si aggiungono problemi di degrado correlati all’abbandono di carcasse di automobili e ciclomotori. In particolare, nel corso del 2010 sono state prelevate 251 carcasse di auto (di cui 153 con la targa e 98 senza targa) e 280 moto (di cui solo una con la targa). Inoltre sempre nel 2010 sono state segnalate 991 carcasse e ne sono state ritirate 531 (non ne sono state reperite 218 e sono ancora da recuperare in giacenza 172 carcasse). Situazione questa che esprime il quadro ambientale di abbandono in cui versa la nostra città. Non sono chiare le cause che hanno impedito all’Amia di svolgere i servizi di sua competenza, e che hanno consentito – di fatto – il proliferare  del fenomeno  dell’abbandono incontrollato di rifiuti anche tossici e carcasse.

“La preoccupazione principale - conclude la Spallitta - è legata anche all’approssimarsi del periodo estivo, e dei rischi per la privata incolumità e per la salute, che questo condizione di carenze igienico-sanitarie diffuse, può comportare. È ovvio, altresì, che esiste un forte problema di educazione del cittadino e di sensibilizzazione al rispetto del territorio e dell’ambiente, azioni che i progetti connessi con la raccolta differenziata avrebbero dovuto portare avanti, anche in virtù dei finanziamenti stanziati proprio per la sensibilizzazione rivolta alla tutela del proprio habitat. Dal quadro emerge anche come si stia gradualmente sviluppando in modo allarmante la microcriminalità (si pensi alle carcasse di auto e moto per lo più rubate), problema questo che deve essere affrontato all’interno di un insieme di interventi più complessi  di carattere socio-economico, e rivolti a creare condizioni di vita più dignitose, e soprattutto a garantire un salario minimo e livelli occupazionali, in modo da contrastare efficacemente il fenomeno criminoso che altrimenti, sul terreno fertile della povertà e del bisogno, non può che svilupparsi e diventare anche predominante”.

Articolo pubblicato il 12 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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