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Palermo - Zisa: per i Cantieri culturali obliati spunta l’ipotesi di danno all’erario
di Luca Insalaco

Tra capannoni e macerie giace abbandonata un’opera d’arte costata al Comune 50 milioni di lire. A evocare lo spettro della Corte dei conti è il consigliere Nadia Spallitta

Tags: Palermo, Zisa, Cantieri Culturali



PALERMO – Continua inesorabilmente il declino dei Cantieri culturali alla Zisa. Il degrado si è da tempo impossessato dei capannoni e dei viali che un tempo furono il palcoscenico della “primavera di Palermo”. Decisamente altri tempi quelli. Negli spazi delle ex-officine Ducrot c’è di tutto: materiali di risulta, sterpaglie e perfino un vecchio carro per la “Santuzza”.

Ma soprattutto ci sono le rovine di un sogno, quello di fare dei cinquanticinquemila mq di via Paolo Gili una cittadella dell’arte e della cultura. Complesso industriale fino agli anni Sessanta, l’area era stata destinata alla demolizione da una variante al vecchio Prg del 1962. Nel 1995, l’Amministrazione comunale avviò un’operazione di recupero dei capannoni, dando così vita ai Cantieri culturali alla Zisa, teatro della vita culturale della città. Poi, il declino. Solo una parte dei Cantieri è in qualche modo utilizzata grazie alla presenza dell’Istituto Gramsci, del Centre culturel francais, del Goethe institut e della Scuola nazionale di cinematrografia.

Il resto è occupato dalle macerie. L’amministrazione comunale lamenta la carenza di risorse per completare l’azione di recupero dell’ex area industriale e motiva con il rispetto delle norme di sicurezza il mancato affidamento dei capannoni agli operatori culturali che vorrebbero utilizzare gli spazi. Ragioni sulle quali non converge l’opposizione. L’Italia dei valori chiede le dimissioni dell’assessore alla Cultura nonché del dirigente preposto al servizio e annuncia la presentazione di un’interrogazione per avere cognizione delle attuali condizioni dei Cantieri, di chi ne ha deciso la chiusura e soprattutto per accertare le responsabilità di tale degrado. Tra le macerie dei Cantieri, come detto, si possono notare anche quelle di un vecchio carro utilizzato in una delle feste in onore di Santa Rosalia, ma anche di un’opera d’arte: la “Torre del tempo” di Emilio Tadini. Il Comune aveva acquistato l’opera nel 1997 per 50 mln di lire, collocandola ai Cantieri.

Per Davide Faraone, capogruppo del Pd in Consiglio comunale, “quella Torre buttata giù e depositata in una discarica oltre che ad essere la metafora dei Cantieri culturali e della cultura nell’era Cammarata, è la metafora di una città in ginocchio, trasformata in una discarica e senza futuro”. “La città si riappropri dei Cantieri” chiede Nadia Spallitta, autrice anch’essa di un’interrogazione per fare luce sull’abbandono in cui versa l’area. La capogruppo di Un’altra storia si appella inoltre alla Corte dei conti perché accerti il danno all’erario che, dalla condizione e dal danneggiamento di questi beni, ne deriva all’intera collettività.

Articolo pubblicato il 18 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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I resti della torre di Tadini (li)
I resti della torre di Tadini (li)
Alcuni capannoni diroccati (li)
Alcuni capannoni diroccati (li)