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La Riforma per una Università efficiente che non sia più il regno del nepotismo
di Elisa Latella

Il Consiglio dei ministri ha approvato due schemi di regolamento per la valutazione dei docenti su base meritocratica. Progressione economica da biennale diventa triennale e per i neossaunti rivisto lo stipendio d’ingresso

Tags: Speciale Formazione



PALERMO - La riforma universitaria è stata oggetto di ampio dibattito, con lode e biasimo alternati. Una cosa è certa: l’Università in Italia va cambiata. Finora è stata, salvo poche isole felici, il regno del nepotismo, degli esiti dei concorsi decisi prima della pubblicazione dei bandi, dei vantaggi per i figli e i nipoti dei professori universitari, a scapito degli eccellenti “orfani” ( dove per orfani si intende figli di gente in gamba, che ha insegnato ai propri ragazzi ad andare avanti solo con i loro meriti).

Inutile dire che le Università siciliane in tanti casi non hanno fatto eccezione a questa triste regola e sono tanti i cervelli che l’Isola ha perso. Adesso le cose cambiano? Forse. In una nota diffusa dall’Uniconsum si legge che “La progressione economica dei docenti sarà determinata secondo esclusivi criteri meritocratici. Lo prevedono due schemi di regolamento per la valutazione dei professori universitari approvati dal Consiglio dei Ministri”.

Andiamo a vedere i dettagli: “Il primo schema, secondo il Miur, riguarda tutti i docenti: la progressione economica da biennale diventerà triennale e sarà valutata su base meritocratica. Il secondo regolamento riguarda solo i nuovi docenti assunti dopo l’entrata in vigore della riforma dell’università. Sarà rivisto il loro stipendio d’ingresso ed eliminato il periodo di straordinariato, allineando il sistema universitario alle migliori prassi internazionali per renderlo più efficiente e competitivo”.
L’Unione consumatori riporta l’opinione del ministro dell’Università e ricerca Maria Stella Gelmini: “Con l’approvazione di due schemi di regolamento sulla valutazione dei docenti, aggiungiamo un tassello importante per l’attuazione della riforma. Finalmente i docenti saranno valutati e premiati sulla base di criteri meritocratici. L’anzianità di servizio infatti non poteva restare il criterio determinante per l’avanzamento di carriera”.

Giusto, giustissimo. Peccato che però i problemi vanno risolti alla base. L’Italia intera, e la Sicilia non fa eccezione, si sta chiedendo quando e come sarà varato il concorso di reclutamento dei docenti universitari sul piano nazionale. Sì perchè si dice “una regola o vale per tutti o non vale”. E c’è da aggiungere, nel caso in questione: “una regola o vale dall’inizio o lascia il tempo che trova, una volta che i giochi sono fatti.”

Con questo non si vuol dire che tutti i docenti universitari italiani e siciliani siano da “buttare”. Ce ne sono molti validissimi. Ma ci sono anche tanti ragazzi laureati in tre anni e una sessione, con la lode (quando il corso universitario di laurea era di quattro anni), che si sono fatti valere all’estero o in realtà aziendali notevoli e  che hanno “rinunciato”, dopo qualche tentativo, a provare un concorso per dottorato, o un concorso per ricercatore (nel quale il titolo di dottorato formalmente non è sempre indispensabile, ma di fatto sì). Perché notoriamente non sono concorsi meritocratici. E tutto comincia da lì.

Articolo pubblicato il 20 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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