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In Sicilia un giovane su tre non lavora, non cerca lavoro e non fa formazione
Preoccupanti i dati emersi da un’indagine dell’agenzia Italia Lavoro: i ragazzi dai 15 ai 29 anni sempre più scoraggiati. Tra i nullafacenti aumentano diplomati (+12,1%) e laureati (+11,5%). Le contromosse della Regione

Tags: Speciale Formazione



Un giovane siciliano su tre è “nullafacente”. Tanti, troppi, i delusi, gli scoraggiati, i giovani costretti a restarsene con le mani in mano. E se tante volte la causa è un atteggiamento remissivo, poco disposto al sacrificio e tendente solo ed esclusivamente alla ricerca del posto fisso (preferibilmente quello comodo dell’ufficio pubblico), tante altre è la politica a costringerli a questo “status”, non attuando politiche efficaci di sostegno. La scuola in primis (spesso inadeguata alle reali esigenze dei ragazzi), la formazione professionale, sia quella per supplire all’obbligo scolastico, sia quella tradizionale (inutile ai fini occupazionali, al centro di una riforma che sta provando a “raddrizzarla”), e ancora la scarsità d’incentivi a sostegno dell’imprenditoria giovanile e femminile, sono le cause che spingono i nostri ragazzi in uno stato d’immobilismo imbarazzante.

Uno studio realizzato da Monitor (la banca dati ministeriale dei mercati del lavoro, curata dall’agenzia tecnica Italia Lavoro) ha lanciato un dato inquietante: sono 2 milioni i giovani compresi tra i 15 e i 29 anni che sono disillusi, depressi, insoddisfatti e demotivati: non studiano, non lavorano, non frequentano corsi e non sono in cerca di alcuna occupazione. è la generazione Neet, acronimo che sta a significare: Not employment, education and training.

Il record si registra tra Catania, Brindisi e Palermo. Se in Italia i Neet sono il 21% dei giovani di quell’età (e il 56.5% sono donne), è soprattutto nel Mezzogiorno che i nullafacenti si concentrano con una percentuale pari al 30%.
Secondo quanto emerge dal rapporto 2010, caratteristica dei nuovi Neet è il livello d’istruzione e il titolo di studio conseguito: ad aumentare nel 2009, infatti, sono i giovani diplomati (+12,1%) e laureati (+11,5%). In riferimento alla loro condizione, i Neet che hanno perso il lavoro e sono disoccupati rappresentano poco più del 34%, mentre quelli che provengono dall’inattività (che non sono in cerca di occupazione) sono il 65,8%. Rispetto al 2008, inoltre, si registra un incremento del 32% dei giovani che hanno perduto una precedente occupazione, degli ex inattivi (+12,2%) e di quelli in cerca di una prima occupazione +11,6%.

“Si tratta di un fenomeno sicuramente preoccupante - diceva l’assessore regionale Mario Centorrino, interrogato per un’inchiesta del Quotidiano di Sicilia di qualche mese fa - in particolare se rapportato ai dati su abbandono e evasione scolastica per i giovani di età compresa tra i 15 e 16 anni di età. Uno degli strumenti che l’assessorato ha messo in campo è stato quello dei corsi per l’adempimento dell’obbligo formativo, rivolto ai giovani fino a 16 anni. L’obiettivo è recuperare questi giovani, nel tentativo di ridurre e minimizzarne la percentuale degli abbandoni. Per i giovani di età superiore ai 16 anni, invece, lo strumento è quello dei corsi di formazione professionale. Sotto questo profilo, però, dobbiamo ammettere che ci sono stati dei ritardi. Per arginare il fenomeno “neet” in ogni caso occorre potenziare strumenti di politica attiva del lavoro sia per i giovani che per le donne”.

D.R.

Articolo pubblicato il 20 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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