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Quotidiano di Sicilia

Imprese agricole con l’acqua alla gola
di Michele Giuliano

La Regione si fa carico delle garanzie di pagamento presentate dai soci delle cooperative in stato di insolvenza accertato. Serve una ristrutturazione per evitare il tracollo finanziario, appello al governo nazionale

Tags: Agricoltura, Saverio Romano, Domenico Scilipoti



PALERMO - Aziende agricole siciliane sull’orlo del fallimento. Una serie infinita di fattori sta mettendo in ginocchio le imprese dell’Isola: da una parte la domanda e l’offerta del mercato che non riesce a bilanciarsi, dall’altra le difficoltà d’innovazione imprenditoriale e culturale dell’imprenditore siciliano, e poi c’è anche la presenza della criminalità organizzata a rendere tutto più difficile con l’allungamento della filiera e con il sovrapprezzo. Senza dimenticare la concorrenza dai paesi sudamericani e africani che a fronte di una peggior qualità offrono un prezzo super stracciato rispetto al prodotto siciliano.

Un ultimo decennio davvero terribile e il 2011 potrebbe rappresentare davvero la mazzata per le aziende del comparto, definite in gran parte in “stato fallimentare”. La questione siciliana è stata affrontata anche a livello nazionale. Al governo si sta parlando della necessità urgente che tutte le aziende agricole in stato di insolvenza rientrino nella normativa nazionale, in quanto il decreto-legge numero 49 del 1993, convertito con modificazioni dalla legge numero 237 del 1993, impegna lo Stato a farsi carico delle garanzie di pagamento presentate dai soci delle cooperative che siano in un stato di insolvenza accertato.
 
Lo ha ricordato il deputato di “Iniziativa responsabile”, Domenico Scilipoti, in un’interrogazione al ministro delle Politiche agricole Saverio Romano sottolineando che “questo permette che vengano sollevati dalla posizione debitoria i soci di cooperative agricole i quali, sottoposti a procedure esecutive per l’escussione delle garanzie fideiussorie, possono vedere riconosciuto il diritto di accesso ai benefici previsti dalla legge n. 237 del 1993, con la sospensione degli eventuali procedimenti esecutivi fino al pagamento dei debiti per opera del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali prevista dall’articolo 126 della legge n. 388 del 2000”. Tra l’altro nella Regione Sicilia c’è una corrispondenza tra la legge n. 37 del 1974 e la legislazione nazionale, con la quale la Regione si fa carico delle garanzie di pagamento presentate dai soci di quelle cooperative, qualora siano in uno stato di insolvenza accertato.

Il deputato sottolinea che “potenzialmente, entrambe le leggi erano in conflitto con le norme comunitarie relative alla libera concorrenza, ma hanno superato la procedura d’infrazione prevista dall’articolo 88 del trattato CE, e hanno prodotto e producono effetti sul piano regionale e nazionale”. Per la normativa regionale l’assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca è autorizzato a concludere “transazioni” con i creditori, nella misura del 60 per cento dei debiti garantiti, lasciando però inalterato il disposto dell’articolo 2 della legge regionale n. 37 del 1994, nella parte in cui prevede l’assunzione totale a carico del bilancio della Regione delle garanzie concesse dai soci di cooperative agricole, divergendo così dalla norma nazionale soltanto sul piano del quantum.
 


Svimez. Costi di produzione aumentati del 31% in otto anni
 
Le difficoltà delle imprese agricole sono state confermate recentemente dallo Svimez che ha certificato tra il 2000 e il 2008 l’aumento del 31 per cento dei i costi di produzione mentre i prezzi all’origine hanno registrato un crollo. Ritornando comunque alla questione normativa, le disposizioni legislative menzionate appaiono diverse dalla legge nazionale solo nella parte in cui è stato omesso di disporre che le procedure esecutive giudiziarie in danno dei soci fideiussori debbano essere sospese, creando cosi una evidente e iniqua disparità di trattamento tra soggetti solo potenzialmente uguali, poiché risulta che sono pendenti dinanzi ai tribunali siciliani procedure esecutive immobiliari che gravano sui patrimoni dei soci fideiussori di cooperative agricole, vanificando così il fine precipuo sociale per il quale la stessa legge è stata emanata. Si tratta, quindi, secondo Scilipoti, di una “discrasia normativa” che “si mostra come palesemente manifesta” configurando “una evidente disparità di trattamento fra cittadini dello Stato in violazione dell’articolo 3 della Carta costituzionale” e, rivolgendosi al ministro chiede se e quali iniziative normative urgenti valuti di poter assumere, “al fine di disporre l’estensione della normativa nazionale per la sospensione dei procedimenti esecutivi fino al pagamento dei debiti per opera del Ministero delle Politiche agricole e forestali”.

Articolo pubblicato il 25 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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