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Trattamento acque di falda, nuovo passo avanti per Priolo
di Giuseppe Solarino

Una riunione nel ministero dell’Ambiente ha dato il via alla realizzazione dell’atteso impianto. Nel progetto la bonifica delle acque inquinate e una barriera profonda 50 metri

Tags: Priolo, Ambiente, Bonifica, Inquinamento



SIRACUSA - Si è svolto a Roma un incontro presso il ministero dell’Ambiente in cui si dà il via, nell’ambito di un più ampio progetto di bonifica previsto dall’accordo di programma della chimica, alla realizzazione dell’impianto Taf (Trattamento acque di falda) nell’area industriale di Priolo. Si tratterà di un intervento complesso che comprende: a) un impianto speciale provvederà a bonificare adeguatamente le acque inquinate del sottosuolo industriale per riciclarle e quindi renderle riutilizzabili per gli usi industriali; b) una paratia, costruita con palancole metalliche conficcate a schiera nel terreno, che raggiungerà i 50 metri profondità e che rappresenterà una barriera invalicabile capace di evitare la contaminazione del mare da parte delle acque inquinate esistenti nel sottosuolo della zona industriale siracusana: essa interesserà precisamente il lungo tratto di costa compreso tra Augusta e Targia, alle porte di Siracusa.

Detto impianto sarà allocato nell’area dell’Ias (Industria acque siracusane) di Priolo e per esso si prevede l’indizione della gara d’appalto entro la fine di questo mese di giugno. Il finanziamento si aggira sui 100 milioni di euro. Il Taf è un impianto che si sviluppa su una superficie paragonabile ad un campo di calcio, un impianto che è stato classificato il più grande del genere in Europa.

La realizzazione dell’impianto è scaturita dal rinvenimento di contaminati di natura idrocarburica, con componente importante di benzene, nelle acque di falda, cui è seguita una conferenza dei servizi presso il Ministero dell’Ambiente e la sentenza del Tar (Tribunale amministrativo regionale) di Catania che considerava tali acque reflui industriali e quindi da trattare come tali.
Gli interventi, previsti nel progetto definitivo di bonifica multisocietario delle acque di falda, autorizzati con decreto interministeriale notificato alla Syndial il 3 febbraio 2005, consistono in un pretrattamento chimico-fisico su reattori contenenti carbone attivo che, per adsorbimeto, bloccherà gli idrocarburi, un trattamento biologico con bioreattore di ossidazione a membrana, per la rimozione dei microinquinanti organici e di un trattamento di finitura, mediante osmosi inversa, per la riduzione della salinità.

Detto impianto nell’esercizio aspirerà dalla falda sotterranea, dichiarata contaminata, circa 900 mila metri cubi di acqua inquinata al mese che verrà sottoposta ai trattamenti sopra menzionati per renderla utilizzabile nei vari usi industriali.
Il commissario per la tutela delle risorse idriche in Sicilia, Dario Ticali, ha avanzato la richiesta al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) della rimodulazione delle somme relative ai progetti per le bonifiche dell’area in questione. All’incontro, presso il ministero dell’Ambiente, ha partecipato anche il presidente del consorzio Asi (Area di sviluppo industriale) di Siracusa, Giuseppe Assenza, il quale ha affermato che: “non vi è dubbio che si tratta di un risultato di enorme rilievo, segno che i Consorzi Asi funzionano.

La riforma decisa dalla Regione, però, rischia purtroppo a mio avviso di rivelarsi inadeguata e di compromettere l’attuazione di interventi vitali per il futuro del nostro petrolchimico, proprio mentre questi stanno per essere concretizzati.
Mi sembra che la riforma Venturi non tenga conto delle peculiarità della nostra zona industriale che, come quella di Gela, è di rilevanza nazionale e avrebbe bisogno di misure ‘ad hoc’. L’arrivo di un commissario in questa fase potrebbe fare arenare molti dei processi in dirittura d’arrivo. Mi spiace che la deputazione regionale siracusana abbia taciuto su tutto questo. Mi sembra assurdo che la Regione decida di muoversi nel segno dell’accentramento.

L’agenzia si prefigura come un nuovo ‘carrozzone’, la cui utilità appare tutt’altro che certa. Credo che, se si fosse voluto davvero razionalizzare la spesa, si sarebbe potuto trasferire le competenze alle Province regionali, affidando a tali enti la pianificazione”.

Articolo pubblicato il 07 giugno 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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