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LÂ’informazione in Sicilia non corre sul web
di Valeria Nicolosi

I risultati dell’indagine Demòpolis dall’11 al 22 maggio dal tema “La comunicazione pubblica ed il rischio Digital Divide in Sicilia”. Secondo il nuovo CAD, entro il 2012 la Pa dovrebbe essere quasi completamente digitalizzata

Tags: Internet, Informazione, Web, Digital Divide



CATANIA - I siti Internet istituzionali, della Regione Siciliana o di Comuni e Province contengono informazioni confuse, poco chiare e insufficienti. Come spesso in questa sede vi abbiamo dimostrato grazie ai nostri servizi, le Pa siciliane, tranne poche eccezioni, devono ancora crescere nell’adeguamento, nell’innovazione e nella promozione dei propri portali web per garantire la trasparenza e l’accessibilità ai cittadini, così come previsto dalla L. 150/2000. è questo, in sintesi, il giudizio espresso dal 41% degli intervistati dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demòpolis che, su iniziativa della Camera di Commercio, ha condotto - dall’11 al 22 maggio su un campione di 1.020 cittadini - un indagine dal tema “La comunicazione pubblica ed il rischio Digital Divide in Sicilia”.

I risultati, presentati a Catania dal presidente dell’Ente camerale Pietro Agen e dal direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento, dimostrano che nonostante l’evoluzione delle nuove tecnologie e dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, mentre a Milano i teorici dibattono se in Italia stiamo attraversando l’era del Web 2.0 o quella più avanzata del 4.0, in Sicilia il mezzo più usato è ancora la scatola dei sogni, la magica TV. Il dato più significativo, o forse più inquietante, è che per il 37% degli intervistati la televisione è ancora l’unica fonte di informazioni. La rete rimane preclusa a circa 2 milioni e mezzo di cittadini, il 61% della popolazione maggiorenne non è sul web, ma la percentuale di fruizione cresce ampiamente. Sono circa un milione gli internauti abituali, 600 mila gli utenti discontinui. Il 22% dei siciliani, legge online quotidiani, blog e siti di informazione regionali.
Secondo il nuovo Cad, entro il 2012 la pubblica amministrazione dovrebbe essere quasi completamente digitalizzata. Questi dati dimostrano che il popolo siciliano, ad oggi, rischierebbe seriamente di essere escluso dalle informazioni o servizi di carattere pubblico. Diventerebbe il cosiddetto, soggetto “alienato”.

La rete consente di tutelare e rendere attuativi due dei diritti più importanti che siamo riusciti a conquistare ovvero: “partecipazione e condivisione”, gli stessi principi sui quali si basa tutta la riforma della pubblica amministrazione. Chiedere al Ministero di cambiare la propria mission per aspettare che anche i cittadini siciliani comprendano che per formare le proprie opinioni devono imparare a recepire e selezionare criticamente le informazioni, ci sembra un po’ azzardato, se non imbarazzante, come richiesta. Ci limiteremo di seguito ad informare i nostri lettori circa questi dati e ad invitare tutti ad imparare a “saper conoscere”.

J. Habermas, nel suo “Storia e critica dell’opinione pubblica” definì “pubbliche” quelle istituzioni che, contrariamente, alle società chiuse, sono accessibili a tutti, come le piazze o le case pubbliche. Protagonista è il pubblico come depositario della “pubblica opinione”. Gli organi dello Stato, o i mass media, servono nell’ambito di questa sfera, alla comunicazione con il pubblico. Le nostre opinioni si formano in base alle notizie, alle nozioni, al sapere di cui ci nutriamo.

Articolo pubblicato il 09 giugno 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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