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Lavoro off limits per le donne ma il terziario femminile cresce
di Michele Giuliano

I dati sono diffusi da “Terziario donna”, l’organizzazione delle imprenditrici di Confcommercio. Uno dei principali problemi è il mancato riconoscimento della maternità

Tags: Donne, Lavoro, Confcommercio, Maril├╣ Galdieri, Patrizia Di Dio



PALERMO – La ripresa economica passa per le giovani donne del Sud ed in particolare della Sicilia. Nel 2010, l’imprenditoria nel terziario è stata dominata dalla presenza femminile, soprattutto nel Mezzogiorno. In Sicilia, ad esempio, il settore non solo ha retto ai colpi della crisi, ma anche dato vita a nuove iniziative. Parola di “Terziario Donna”, l’organizzazione rappresentativa delle imprenditrici associate al sistema Confcommercio (che sono circa il 50 per cento dell’intera base associativa), operanti nei settori del commercio, del turismo, dei servizi e delle piccole e medie imprese.

Proprio da loro arriva un chiaro campanello d’allarme: “Rimangono però molti problemi sul tavolo. È indubbio che le difficoltà esistano e siano molte – ha spiegato Marilù Galdieri, presidente nazionale di Terziario Donna – a cominciare dalle disparità di guadagno, dal mancato riconoscimento della maternità e dei diritti pensionistici, dalla mancanza di servizi per conciliare vita privata e lavoro”.

Nonostante le difficoltà, endemiche e congiunturali, le donne hanno saputo reggere meglio degli uomini, perché più abituate, a dire della Galdieri, “a ragionare in termini di economia reale”.
Stando ai dati, il terziario femminile ha tenuto meglio di altri settori. Negli ultimi 5 anni il calo a livello nazionale è stato dell’1,3 per cento, a fronte del -6,8 per cento dell’agricoltura e del -7 per cento dell’industria.  Nel Sud, il bilancio è stato addirittura positivo, con una crescita dello 0,4 per cento.

La Sicilia si aggiudica il primato nazionale per l’apertura di nuove imprese al femminile. Eppure le difficoltà per chi opera in Sicilia, ha spiegato Patrizia Di Dio, presidente di Terziario Donna Palermo, sono ancora maggiori: basti pensare alla mancanza di infrastrutture e servizi che contraddistingue l’isola. “Allo stesso tempo – ha concluso la Di Dio – siamo abituate alle emergenze e quando ci troviamo di fronte alle difficoltà del mercato siamo più pronte a reagire”.

Va bene, ma per quanto tempo ancora le imprese rosa saranno in grado di tenere il passo nonostante proprio in Sicilia ci sia un’economia depressa e per di più uno svantaggio ambientale? Per la donna siciliana il lavoro resta una cosa per poche, anzi pochissime.

L’Isola è in ritardo di quasi 25 punti percentuali rispetto al traguardo occupazionale fissato dalla Carta di Lisbona per il 2010 che si dovrebbe attestare al 60 per cento. L’occupazione femminile nell’Isola è infatti ferma al 35,2 per cento secondo l’ultima rilevazione dell’Istat. Un gap probabilmente non solo strutturale ma anche culturale in un territorio dove non tutti gli stereotipi sono stati superati con l’ingresso del terzo Millennio.

L’unico e incontrovertibile dato di fatto resta quello che se di per sé il mercato del lavoro appare notevolmente ingessato, per il mondo rosa è praticamente “no limits”. Diciamo pure che venirne fuori non sarà semplice anche perché il conteso attuale è difficile davvero per tutti i sessi: è pur vero però che la mamma lavoratrice “gioca” ad armi impari.
 


Scuola. I tagli del tempo pieno penalizzano le madri lavoratrici
 
Il Governo regionale esprime tutte le sue perplessità rispetto alla situazione che stanno vivendo proprio le donne lavoratrici. Solo che si prevedono tempi più duri da qui a breve e la considerazione è abbastanza elementare: “Occorre mettere le donne in condizione di esprimere pienamente le proprie capacità – afferma l’assessore al Lavoro, Andrea Piraino – ma certamente i tagli subiti al numero di scuole autorizzate al tempo pieno non aiutano. Allo stesso tempo, però, dobbiamo recuperare terreno sul numero di asili nido disponibili”. Si sta facendo leva sull’immediata stipula di un gemellaggio fra la Sicilia e l’Emilia Romagna per l’avvio, con la partecipazione della rete delle consigliere di parità e delle parti sociali, di un progetto a valere sul Fondo Sociale Europeo per attività volte alla prevenzione della discriminazione sul lavoro. Inutile dire che solo questo non potrà mai bastare. C’è attesa per l’attuazione del programma di inserimento lavorativo per le donne, lanciato dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi in collaborazione con il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, e che riguarda la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli dedicati alla famiglia e la promozione delle pari opportunità nell’accesso al lavoro.

Articolo pubblicato il 11 giugno 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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