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Quotidiano di Sicilia

Dall’Ars ancora leggi senza copertura
di Raffaella Pessina

Violato anche il principio del pubblico concorso secondo l’art. 97 Cost. E il commissario boccia il Ddl su assistenza sanitaria

Tags: Bilancio, Ars, Carmelo Aronica



PALERMO - È bastato all’Assemblea regionale siciliana approvare una legge che il commissario dello Stato, prefetto Carmelo Aronica, ne ha impugnata una parte. Ieri infatti è stata notificata al presidente Lombardo l’impugnativa alla Corte Costituzionale dell’art. 3 del disegno di legge n. 582-590-606 dal titolo “Riorganizzazione e potenziamento della rete regionale di residenzialità per i soggetti fragili. Misure finanziarie relative a personale comandato. Disposizioni per il personale utilizzato in convenzione presso le aziende del Servizio sanitario regionale”, approvato dall’Assemblea regionale il 14 giugno scorso per  violazione degli articoli 3, 51, 81, 4° comma, 97, 117, comma 2 lett. l) e  comma 3 della Costituzione. La norma dispone l’estensione ai dipendenti delle società miste costituite ai sensi dell’articolo 30 della L.R. n. 30/1997 ed in convenzione con le aziende sanitarie provinciali, ospedaliere e universitarie, in servizio alla data del 31 dicembre 2008, delle particolari forme di stabilizzazione previste dalla legislazione statale per i lavoratori impiegati in attività socialmente utili e dalle leggi regionali comportanti l’assunzione con procedure selettive riservate. Per assicurare la continuità degli attuali rapporti di lavoro e garantire i livelli occupazionali, le Aziende sanitarie sono autorizzate a stipulare contratti di lavoro quinquennali, suscettibili di rinnovo fino al completamento delle procedure di stabilizzazione.

Il commissario dello Stato ritiene che la norma in questione violi gli articoli 3, 51, 81, 4° comma, 97, 117, comma 2 lett. l) e comma 3 della Costituzione. Scrive il commissario: “Il concorso pubblico, in diretta attuazione degli artt. 3 e 51 della Costituzione, è condizione per la piena realizzazione del diritto di partecipazione all’esercizio delle funzioni pubbliche da parte di tutti i cittadini”. E ancora: “Parimenti violato è l’art. 81, 4° comma della Costituzione poiché la norma consentirebbe il nascere di nuovi rapporti di lavoro anche in assenza di posti vacanti nelle piante organiche determinando maggiori oneri  per le amministrazione del Servizio Sanitario non quantificati e non coperti”.

Intanto sul fronte politico il segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo chiede al governatore Lombardo una revisione della Giunta e lo fa in occasione dell’assemblea regionale del partito che si è tenuta lo scorso week end. Lupo ha dichiarato che la parziale riforma della formazione professionale, la legge sugli appalti e la legge elettorale sono state vittorie del Pd e che “La fase del governo tecnico si è esaurita. L’attuale Giunta - ha aggiunto Lupo - si è dimostrata alternativa al berlusconismo e al centrodestra, ma mostra dei limiti. Chiediamo allora a Lombardo un cambio di passo che finora non si è verificato. Anzi finora sono aumentate le incertezze e le contraddizioni del governo. Lombardo ha portato avanti un’azione monocratica che contraddice la collegialità della coalizione. Ci vuole una svolta per costruire un’alleanza politica larga, che comprenda il centrosinistra insieme al Terzo Polo”. Ma tornando a parlare di attività legislativa dentro il Palazzo dei Normanni, si allungano le polemiche attorno alla società partecipata dalla Regione, la Sicilia e-servizi. Dopo le dimissioni del Cda della società, si registra un botta e risposta tra l’ex presidente Emanuele Spampinato e Fabio Mancuso del Pdl. Il primo ha dichiarato di essersi dimesso nell’interesse della Regione e di non essere antagonista del Parlamento regionale o dell’esecutivo, riferendosi alle dichiarazioni del deputato Fabio Mancuso.

La decisione delle dimissioni del Cda sarebbe nata da una sua (di Mancuso) dichiarazione alla stampa, con la quale chiedeva la “discontinuità aziendale” per rilanciare Sicilia e-Servizi. Ma Fabio Mancuso, deputato del Pdl, precisa: “Non capisco a quale dichiarazione si riferisca Spampinato. È stato espresso – ha detto – un parere in Commissione bilancio. Ed è agli atti”. Mancuso ha aggiunto che “la decisione del Cda di dimettersi avrà sicuramente effetti positivi, per consentire un rilancio della società. Adesso la Regione deve dire cosa vuole fare con l’azienda. Se intende proseguire tenendo la quota del 51% o se invece vuole che tutta la società diventi pubblica”. “Si tratta di una società - ha detto Mancuso - che ha commesso errori strategici a volte enormi. Ad esempio, il socio privato ha richiesto il pagamento alla Regione di 60 milioni di euro per informatizzazioni che nessuno aveva chiesto. Le gestione economica è stata un po’ discutibile”.

Articolo pubblicato il 21 giugno 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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