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Quotidiano di Sicilia

Crisi di liquidità per le pmi isolane e ora si bloccano gli investimenti
di Michele Giuliano

Allarme lanciato da banche e organizzazioni imprenditoriali: i fallimenti diventano un rischio concreto. A subire le conseguenze anche i lavoratori a cui non vengono pagati gli stipendi

Tags: Pmi, Crisi



PALERMO - Manca la liquidità alle imprese siciliane e questo significa che si devono bloccare gli investimenti. L’allarme arriva da banche, organizzazioni e associazioni di categoria che si sono confrontate al convegno organizzato a Catania sul tema “Rischio Liquidità e del ruolo dei sistemi informativi”. Il meeting è stato realizzato dall’Andaf Sicilia e dall’Associazione Centocinquanta in collaborazione con Banca Popolare dell’Etna, Banca Agricola Popolare di Ragusa, KPMG e Sistemi Torino.

“La crisi finanziaria, così come ci è stata presentata negli ultimi tre anni, ha posto problemi sia in ordine alla possibilità di pianificare gli investimenti, che in relazione alla capacità delle aziende di far fronte agli impegni presi in termini di pagamenti” dice Mauro Juvara, Presidente di CentoCinquanta.  Il congresso, accreditato ai fini della formazione professionale per i dottori commercialisti e per gli esperti contabili di Catania, ha proprio voluto affrontare il tema della “liquidità” approfondendo la pianificazione e la strategia per le aziende soffermandosi sugli “indicatori della valutazione del rischio e il ruolo dei sistemi informativi”.

“Parecchie sono state le imprese italiane che, incapaci di far fronte al problema della liquidità, hanno dovuto cedere il passo a strumenti di tutela di matrice giudiziaria ovvero a procedure concorsuali – prosegue Juvara – basti citare, tra gli altri, il dato fatto emergere dal tribunale di Monza secondo cui, nel 2010, sono più che raddoppiati i decreti ingiuntivi rispetto all’anno precedente, così come i fallimenti hanno registrato un aumento medio del 18 per cento tra il 2009 e il 2010.
L’obiettivo che ci si pone con il convegno sul rischio liquidità è quindi quello di fornire alle imprese alcuni tra gli strumenti utili a pianificare e monitorare la liquidità aziendale, con la finalità di riuscire a costruire un dialogo di qualità sempre maggiore tra le imprese italiane e gli istituti di credito”.

A riguardo Filippo D’Amico, presidente Andaf Sicilia, sostiene: “Ritengo che in questa fase sia fondamentale il ruolo dei finanziatori, ed è proprio a questi soggetti che le aziende devono fornire report periodici di analisi affinché si possa monitorare costantemente l’andamento dello sviluppo dell’impresa. Tutto ciò è realizzabile anche attraverso l’applicazione  e l’utilizzo di adeguati sistema informativi che utilizzino in tempi brevi e con costi ragionevoli soluzioni integrabili che, con l’aiuto di documenti, dati e flussi aggiornati, rappresentano il termometro per le Aziende in crescita.

La pianificazione sarebbe alla base della buona riuscita dell’attività imprenditoriale”. La liquidità è molto importante per le piccole e medie imprese e per gli artigiani.  Spesso le aziende entrano in una crisi di ‘cash’ (liquidità immediata) magari con molto denaro che deve arrivare, o con assegni postdatati che bloccano tutto il meccanismo economico dell’attività di impresa.  Per sopperire a questo tipo di disagio spesso le aziende ricorrono proprio a dei piccoli prestiti.
 

 
L’approfondimento. Le micro imprese artigiane quelle che soffrono di più
 
In particolare l’effetto della mancanza di liquidità crea effetti devastanti nella realtà delle microimprese artigiane in Sicilia, secondo uno studio dell’Abi, l’associazione banche italiane. La criticità in particolare è quella che la capacità di queste imprese a far fronte al proprio fabbisogno finanziario presenta un saldo pesantemente negativo contro la media nazionale pari a +11,1%. Diminuiscono le imprese che risultano puntuali nei pagamenti verso i propri fornitori, la percentuale è scesa nel 2009 al 41,87 per cento (50,41 per cento nel 2007 e 48,5 per cento nel 2008). In Sicilia, la domanda di credito delle imprese è stata sostenuta dalle esigenze di ristrutturazione del debito e di finanziamento del capitale circolante, mentre l’attività di investimento ha continuato a fornire un contributo negativo. “Bisogna riconoscere – ha detto Ribisi – che l’accesso al credito per le Pmi è stato facilitato dall’attività di garanzia svolta dai Confidi. In questo scenario di recessione e fatica, il ruolo di intermediario, quale quello dei Confidi, diventa ancor più significativo. Avendo, infatti, essi diretta conoscenza del territorio e delle dinamiche che si interpongono tra l’impresa e la banca, i consorzi di garanzia rappresentano il principale referente per quelle imprese in difficoltà”.

Articolo pubblicato il 29 giugno 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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