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Messina - Maregrosso: arriva da Palermo il via libera alla riconversione
di Francesco Torre

L’obiettivo è restituire l’area alla pubblica fruizione, ma manca un’idea precisa sul progetto da sviluppare. Si potrà continuare a demolire dopo l’ok dell’assessorato regionale al Territorio

Tags: Messina, Demanio Marittimo, Maregrosso



MESSINA - A Maregrosso si potrà continuare a demolire. A deciderlo è stato l’assessorato regionale al Territorio, che nei giorni scorsi, per nota del dirigente Giovanni Arnone, ha dato il nulla osta per il recupero delle aree demaniali marittime. In pratica, 18 concessioni attualmente in vigore e in scadenza nei prossimi due anni non saranno più rinnovate, e la stessa fine toccherà alle 17 già scadute. In totale si tratterebbe di 35 concessioni, corrispondenti più o meno ad altrettanti immobili, la cui demolizione potrebbe completare l’opera di recupero della strategica area di via Don Blasco, già da tempo iniziata dall’amministrazione comunale.
 
Opera di recupero, però, ancora priva di un punto d’approdo programmatico, perché se è vero che le concessioni non saranno rinnovate perché incompatibili con i “progetti di sviluppo urbanistico” degli Enti locali, pure questi progetti non sono stati ancora resi noti, e il Comune ha addirittura bandito un concorso di idee di svariate centinaia di migliaia di euro per avere dei piani di sviluppo localizzati immediatamente spendibili. Fatto sta, comunque, che la demolizione dei vecchi manufatti così come l’allontanamento delle attività commerciali e di altro tipo sono tutti atti propedeutici senza i quali qualsiasi progettualità andrebbe a infrangersi.

Via libera dalla Regione, inoltre, anche all’abbattimento degli enormi locali ex facoltà di Veterinaria, 4.000 metri quadri siti sempre a Maregrosso e recentemente riconsegnati dall’Ateneo all’amministrazione comunale. L’intenzione della Giunta è quella di restituire l’area alla pubblica fruizione, come peraltro previsto durante un tavolo tecnico istituzionale tenutosi un paio di mesi or sono, ma anche in questo caso non si possiede un’idea precisa di cosa andare materialmente a sviluppare.
Riassumendo, comunque, la grande opera di demolizione, per la quale finora Palazzo Zanca ha fatto sapere di non aver ancora praticamente speso un euro (servendosi di propri mezzi e con 130 mila euro della Guardia costiera, che con la Capitaneria di Porto ha dato vita a una virtuosa sinergia), dovrebbe vedere nel giro di 3 anni l’intera via Don Blasco completamente liberata, eccetto per due concessioni che andranno rinnovate: quella con il cantiere navale Dea di Natale Stracuzzi e quella rilasciata alla Telecom. Per quanto riguarda i costi futuri dell’operazione, infine, è certo uno stanziamento di 200 mila euro per la demolizione dell’ex facoltà di Veterinaria, mentre per il resto il Comune ha già presentato agli uffici palermitani una perizia da 600 mila euro. Fondamentali, però, aldilà dei soldi, sono i contenuti, e per quelli si dovrà capire come andrà a finire il passaggio in Consiglio della delibera sulle linee guida del nuovo Piano Regolatore, atteso da oltre un anno.
 


Svolta epocale. Non vanificare iniziative fondamentali
 
MESSINA - Con la riconversione di Maregrosso, la liberazione dell’area ex campo rom e l’abbattimento dell’inceneritore e della zona ex smeb si completerebbero tutti gli atti propedeutici a uno sviluppo programmatico di un litorale da decenni martoriato e vandalizzato. Un’operazione di grande importanza strategica perché prefigura un completo restyling per l’intera città. Perché questo si porti a compimento, però, è necessario che tutti gli ostacoli vengano rimossi, anche quelli di ordine istituzionale. Il conflitto tra Ente Porto e Autorità portuale sembrava risolto con le sentenze della magistratura e la presa di posizione del ministero delle Infrastrutture, ma ancora si attende una presa d’atto politica ufficiale e senza di essa si rischia seriamente di far saltare anche il finanziamento di 997 mila euro per la demolizione dell’area ex smeb. Si tratterebbe di una sconfitta per tutti, anche per quelli – come l’assessore Corvaja – che nella Zona Falcata più che cantieri navali vedono un casinò o isole galleggianti american style.

Articolo pubblicato il 29 giugno 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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