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Se il Ponte non porta ricchezza
di Francesco Sanfilippo

I costruttori siciliani avvertono: i gruppi aggiudicatari dei lavori pagheranno altrove Iva e imposte. Dal nuovo testo sugli appalti la speranza di risalita dopo anni di batoste

Tags: Infrastrutture, Appalti, Edilizia, Andrea Vecchio, Antonio Catalano



PALERMO - La Sicilia ha visto diminuire le proprie gare bandite da 1200 del 2007 a 400 del 2010, mentre l’importo medio annuale è passato da 1 miliardo e 200 milioni nel 2007 a poco più di 300 milioni nel 2010. Tali dati sono stati riportati durante un convegno, promosso dall’Ance e intitolato “Incertezze: il punto sulle costruzioni in Sicilia” che si è tenuto due giorni fa a Palermo. Tra il 2008 e il 2009, gli stessi appalti sono crollati del 50%, mentre il 2010 chiude con il 60% delle gare in meno.
 
Il settore costruzioni in Sicilia contava ben 158 mila addetti, ma già nel 2010 questi sono scesi a 128 mila, per cui sono andati persi circa 30 mila posti di lavoro. Né sono previsti benefici per le opere riguardanti il Ponte sullo Stretto, che è stato aggiudicato a gruppi industriali non residenti dell’Isola, anche se, si spera, si avvranno della forza lavoro locale. Ma ciò si traduce comunque in un danno, poiché l’Iva è versata dalle imprese residenti, mentre quelle non siciliane la versano nella Regione di residenza.
In pratica, le imprese non isolane si aggiudicano gli appalti, lasciando a bocca asciutta le nostre aziende, mentre la Regione non percepisce imposte, lasciando a secco le assettate casse regionali. Naturalmente, non mancano i freni finora messi dalla burocrazia isolana.

Infatti, i tempi medi per la progettazione di un’opera pubblica, la sua approvazione e la sua pubblicazione in Lombardia sono pari a 600 giorni, intanto che in Sicilia sono 1.600. Inoltre, la confusione che ha regnato fino alla promulgazione della legge sugli appalti sull’applicazione della precedente normativa regionale e quella nazionale, ha permesso che enti pubblici separati da poche centinaia di metri seguissero leggi diverse al posto di una sola norma.

Non ultimo, le imprese italiane attendono da anni 4 miliardi di euro, di cui alla Sicilia spetta una buona fetta. A queste si aggiungono nuove opere già progettate e finanziate per circa 5 miliardi di euro, che non sono ancora poste in gara. Non sorprende che la criminalità organizzata approfitti della confusione e ricavi risorse indispensabili dagli appalti e dalle forniture di materiali edili necessari alle costruzioni.

L’Ars, così, su iniziativa del Governo regionale ha promulgato la nuova normativa sugli appalti che prevede, tra le novità, l’esclusione automatica delle offerte anomale nelle gare sino a 5 milioni di euro entro il 2013 e l’approvazione di bandi-tipo, cui le amministrazioni dovranno adeguarsi. Inoltre, è stato favorito, come sistema di aggiudicazione, il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, così da salvaguardare l’utile d’impresa.

Nonostante l’impianto legislativo porti delle considerevoli novità, non mancano le perplessità, come quelle espresse dal presidente dell’Ance Catania, Andrea Vecchio. Il presidente ha rilevato: “In Sicilia, l’assessore Russo ha voluto con forza che la norma sugli appalti privilegiasse nel sistema di aggiudicazione l’offerta economicamente più vantaggiosa. Nella nostra regione, però, diventa un dramma perché gli uffici non sono preparati”.

L’assessore regionale alle Attività produttive, Marco Venturi, ha dichiarato: “Con l’offerta più vantaggiosa, i ribassi sono calmierati e si spera che i lavori siano appaltati da imprese vere. Non è sufficiente una rete sugli appalti, ma occorre finanziare le attività piccole, medie e grandi”.
 

 
“Le leggi non risolvono tutto anche questa va modificata”
 
PALERMO - Il presidente di Piccole e Medie Imprese Ance Sicilia, Antonio Catalano, ha dichiarato: “Credo che sia un ottimo sforzo fatto e atteso da molti mesi da parte del Governo regionale e dell’Ance Sicilia che ha lavorato parecchio in questi anni. È un risultato, ma le leggi non possono mai risolvere tutti i problemi e devono essere monitorati costantemente. Un esempio viene dalla precedente legge che fece convergere tutti i ribassi su un unico punto e ci sono voluti tre anni di discussione per cambiare la legge. Se non va bene, questa legge va modificata subito”. Il presidente dell’Ance Sicilia, Salvatore Ferlito, ha sostenuto: “Con l’avvento della nuova legge, dovrebbe migliorare sensibilmente il mercato, riducendo gli eccessivi ribassi. Si spera di poter lavorare con sistemi legali e razionali. Senza dubbio, le provincie dell’interno come Agrigento, Caltanissetta ed Enna sono le più in difficoltà. Sicuramente, serve un piano di riorganizzazione dell’urbanistica regionale, poiché nessun Paese civile può evolversi se non ha gli strumenti adatti come i piani regolatori. L’edilizia non è fatta di lavori pubblici, giacché ci sono molte imprese associate che si occupano di edilizia privata, per cui va riordinato tutto”.

Articolo pubblicato il 02 luglio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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