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Sale il tasso di crescita dei prestiti bancari
di Liliana Rosano

Lo svela l’analisi sul mercato del credito, contenuta nel Rapporto 2011 della Banca d’Italia sulle Economie regionali. In Sicilia alla fine del 2010, si è attestato sul 5,3 per cento, dato al di sopra della media nazionale

Tags: Banche, Prestiti, Depositi Bancari



PALERMO – I prestiti bancari. Il tasso di crescita dei prestiti bancari è in aumento in Sicilia dopo una fase di rallentamento. Sono alcuni dei dati contenuti nel Rapporto 2011 della Banca d’Italia sulle Economie regionali. Se dal 2007 il tasso di crescita dei prestiti bancari si è interrotto, si legge nel Rapporto, alla fine del 2010, è stato del 5,3 per cento, in aumento rispetto all’anno precedente e al di sopra della media nazionale. Alla dinamica di crescita hanno contribuito sia i finanziamenti delle banche alle famiglie consumatrici (dal 3,4 al 4,6 per cento) sia il credito alle imprese (dal 4,1 al 4,6 per cento). Per quanto riguarda il credito alle famiglie, tenendo conto non solo dei prestiti bancari, ma anche di quelli delle società finanziarie, i finanziamenti alle famiglie consumatrici hanno accelerato al 3,7 per cento nel 2010 dal 2,4 nel 2009. L’aumento del ritmo di crescita ha riguardato soprattutto i finanziamenti bancari per l’acquisto delle abitazioni (4,9 per cento), mentre l’espansione del credito al consumo si è fermata allo 0,8 per cento (4,2 nel 2009).

Il tasso mediamente corrisposto dalle famiglie consumatrici sui nuovi prestiti a medio e lungo termine per l’acquisto di abitazioni si è assestato al 3,2 per cento nell’ultimo trimestre dell’anno passato, dopo che nei primi nove mesi del 2010 si era mantenuto al di sotto del livello osservato alla fine del 2009 (3,1 per cento).

In un contesto caratterizzato da tassi di interesse storicamente bassi, è aumentata la preferenza delle famiglie per i mutui a tasso variabile. La percentuale di nuovi finanziamenti concessi sulla base di contratti a tassi indicizzati ha superato i quattro quinti del totale delle erogazioni, a fronte di circa il 55 per cento nel 2009, nonostante il divario tra i tassi di interesse su questi contratti e quelli a tasso fisso si sia ridotto da 2,2 a 1,5 punti percentuali. In aumento anche il tasso di crescita del credito alle imprese, che è risultato pari al 4,8 per cento nel 2010 dall’1,4 nel 2009. L’aumento è imputabile principalmente ai finanziamenti erogati nella forma di mutui (6,7 per cento nel 2010 dal 3,7 nel 2009); tra questi, il tasso di crescita del leasing finanziario è passato dallo 0,4 al 4,5 per cento.

L’incremento del credito è stato più forte per le imprese classificate a minore rischiosità e ha riguardato soprattutto i servizi del commercio, dei trasporti, delle attività immobiliari e le aziende fornitrici di energia elettrica e gas. Nell’ambito dell’industria manifatturiera sono tornati ad aumentare i prestiti alle imprese alimentari, e si è verificata un’accelerazione per i comparti della chimica e della metallurgia.

Il tasso medio praticato sui finanziamenti a breve termine alle imprese alla fine del 2010 era del 6,4 per cento, in diminuzione di 3 decimi di punto rispetto a dodici mesi prima. Alla luce di questi dati, la lettura per l’economia siciliana non può che essere positiva, mostrando un segnale di ripresa dopo anni di rallentamento.
 

 
Il fatturato delle imprese siciliane calato del 8,6 per cento nel 2009
 
In base a un’analisi su quasi 4.400 imprese siciliane, sempre presenti nell’archivio a partire dal 2003, nel 2009 il fatturato è diminuito sensibilmente (-8,6 per cento). Tra le principali branche industriali, il calo dei ricavi è stato più marcato per la metallurgia (-23,4 per cento), la meccanica (-18,4 per cento), l’industria tessile (-18,2 per cento) e le lavorazioni di minerali non metalliferi (-16,2 per cento). La dinamica delle vendite non ha mostrato differenze rilevanti tra le classi dimensionali di imprese. Per le produzioni caratterizzate da un elevato livello di tecnologia il fatturato è invece rimasto sostanzialmente stabile.

Nel 2009 il leverage delle imprese siciliane (rapporto tra i debiti finanziari e la somma degli stessi debiti finanziari e del patrimonio netto) si è ridotto di 1,8 punti percentuali rispetto all’anno precedente, portandosi al 52,2 per cento. Il leverage si è confermato più elevato nelle costruzioni (66,9 per cento) e nell’agricoltura (63,7 per cento) e, tra le classi dimensionali, per le piccole imprese (57,7 per cento).

In presenza del calo delle vendite, è aumentata l’incidenza dei debiti in rapporto a indicatori del volume di attività: è infatti cresciuta sia rispetto al valore aggiunto (dal 190,6 per cento del 2008 al 210,7 del 2009), sia rispetto ai ricavi (dal 37,5 al 40,8 per cento). Questa dinamica ha riguardato in misura più marcata le grandi imprese.
La riduzione del peso degli oneri finanziari ha interessato tutti i settori di attività ad eccezione del comparto agricolo ed energetico.

Le maggiori difficoltà nell’incasso dei crediti verso clienti si sono riflesse in un peggioramento dell’indice di gestione degli incassi e dei pagamenti (espresso dalla somma dei crediti commerciali e delle scorte al netto dei debiti commerciali, rapportata al fatturato), salito dal 18,8 per cento del 2008 al 20,5 per cento del 2009.
L’aumento dell’indicatore si è verificato in misura più accentuata per le piccole imprese (4,1 punti percentuali) e, tra i principali settori, per quelle operanti nel settore delle costruzioni (7,0 punti).
 


Nell’Isola scende il volume dei depositi bancari. Imprese e famiglie costrette ad investire meno
 
Meno investimenti da parte di famiglie e imprese. È il quadro che emerge dal Rapporto 2011 della Banca d’Italia. Nel corso del 2010 il volume complessivo dei depositi bancari delle famiglie e delle imprese residenti in Sicilia è diminuito dell’1,2 per cento. La dinamica dei depositi delle famiglie consumatrici si è progressivamente attenuata nel corso dell’anno, e a dicembre si è rilevata una variazione negativa dello 0,4 per cento. Da un lato, la componente dei conti correnti, pur mantenendo un ritmo di crescita positivo, ha subito un rallentamento, dall’altro, gli investimenti si sono ridotti del 19,2 per cento. I depositi delle imprese sono diminuiti del 4,6 per cento; il calo è stato più accentuato per le imprese di maggiore dimensione (-6,5 per cento).

Il valore dei titoli a custodia semplice e amministrata è aumentato dell’1,2 per cento, si è lievemente ridotto il valore degli investimenti delle famiglie in titoli di Stato, mentre si è osservata una crescita per i titoli azionari e obbligazionari. Le gestioni patrimoniali delle banche hanno continuato a diminuire (-8,6 per cento nel 2010) mentre per gli altri intermediari finanziari si è osservato un incremento. Nel Rapporto, si evidenzia anche come, nell’ultimo decennio il numero di banche con sportelli in Sicilia è sceso da 71 a 67 unità. L’espansione della presenza in regione delle banche extraregionali, iniziata nella seconda metà degli anni novanta, è proseguita fino al 2007, quando ha raggiunto il massimo di 40 unità, ed è poi progressivamente diminuita (32 alla fine del 2010). Il numero di banche con sede legale in regione, in diminuzione fino al 2004 per effetto dei processi di aggregazione, ha poi oscillato tra 34 e 39 unità.

Pare che nel 2010, il numero di banche con sede legale in Sicilia è sceso da 37 a 35, e gli sportelli a esse riferibili sono diminuiti da 931 a 512 unità, mentre le dipendenze in regione delle banche extraregionali sono passate da 875 a 1.247.  Sempre in riferimento alla struttura del sistema finanziario e alle reti commerciali, il Rapporto della Banca d’Italia, afferma che, tra il 2009 e il 2010, il grado di concentrazione del mercato del credito in Sicilia si è ridotto: l’indice di Herfindahl, calcolato sul totale dei prestiti, è infatti diminuito da 1.190 a 1.090. Nel 2010 anche la quota dei prestiti delle prime 5 banche (o gruppi bancari) operanti in Sicilia è scesa, al 60,3 per cento, con una diminuzione di 1,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Tra il 1998 e il 2010 questo indicatore ha oscillato tra il 53,2 e il 64,0, anche a seguito di operazioni di riassetto organizzativo di primari gruppi bancari.
Infine, nel corso dell’anno 6 consorzi fidi (3 aventi sede nella provincia di Palermo e 3 con sede nella provincia di Ragusa) sono stati iscritti nell’elenco speciale degli intermediari finanziari.

Articolo pubblicato il 02 luglio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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