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Quotidiano di Sicilia

Interventi per il Mezzogiorno frammentati
di Liliana Rosano

La Svimez ha tentato una ricostruzione. Difficile dal 1997 quantificare la spesa aggiuntiva nazionale oltre quella Ue. Dalla L. 244/2007 gli interventi rientrano nella missione n. 28 del Bilancio dello Stato

Tags: Svimez, Mezzogiorno, Economia



Palermo – Quasi 900 milioni di euro sono stati destinati alla Sicilia dall’Agenzia per il Mezzogiorno nell’anno 1993. E’ il risultato di un rapporto della Svimez (Società per lo sviluppo del Mezzogiorno) che ha analizzato tutti gli interventi compiuti sulle regioni italiane che si trovano nell’area definita “Mezzogiorno”.

In Sicilia, nel 1993 sono stati destinati 96 milioni come investimenti diretti, 209 milioni alle imprese e 8,9 milioni agli enti pubblici. Infine, la spesa in conto capitale più sostanziosa riguarda quella per le regioni ed enti locali. Quest’ultima infatti è risultata pari a 559 milioni di euro. Oltre alla Sicilia, le altre regioni destinatarie di questi interventi sono state: Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna. In testa alla classifica con l’importo più cospicuo è la Regione Campania.

A quest’ultima infatti il governo centrale ha destinato nell’anno 1993 quasi 2 miliardi di euro per investimenti diretti, imprese, enti pubblici, regioni ed enti locali. Una spesa, quella per il Mezzogiorno che è cresciuta negli anni per le varie regioni italiane, Sicilia compresa. Nel 1985 infatti, gli stessi trasferimenti per la Sicilia sono risultati pari a 336 milioni di euro. Le statistiche relative agli interventi per lo sviluppo del Mezzogiorno fanno riferimento a  fonti varie e articolate, che spesso sono frutto di un’attività di ricostruzione e di valutazione  svolta dalla Svimez.

Le statistiche riflettono i mutamenti intervenuti nell’amministrazione degli interventi e quelli derivanti dalle riforme del bilancio dello Stato adottate nel corso degli anni. Tuttavia, mentre i problemi di confrontabilità dei dati, posti dal passaggio dall’intervento straordinario all’intervento ordinario per le aree depresse, sono stati superati attraverso un lavoro di ricostruzione effettuato dalla Svimez, la nuova struttura del bilancio introdotta con la legge di riforma 94/1997 non ha più consentito di quantificare la spesa aggiuntiva nazionale per le aree sottoutilizzate  (esclusi cioè gli interventi comunitari e il relativo cofinanziamento).

Tale riforma, infatti, adottando  la classificazione internazionale Cofog ha portato alla soppressione della sezione funzionale  cui erano riferiti gli interventi nel Mezzogiorno e alla scomparsa del riferimento al Mezzogiorno  dal bilancio dello Stato.
 
Successivamente, nel 2007 (legge 244/2007), è intervenuta una nuova riforma in base alla quale il bilancio dello Stato è stato articolato in missioni; tra di esse  figura la missione 28 denominata «Sviluppo e riequilibrio territoriale» nella quale rientrano gli  interventi per le aree sottoutilizzate. Essa però risulta scarsamente significativa perchè la numerosità  delle missioni individuate e la prevalenza del criterio settoriale nella classificazione delle spese fanno sì che numerosi interventi destinati specificatamente al Mezzogiorno trovino collocazione  in altre missioni.

Per fornire comunque qualche indicazione sulle risorse e la loro utilizzazione negli anni più recenti sono stati presentati i dati relativi alle disponibilità e alle assegnazioni del  Fondo da ripartire per interventi nelle aree sottoutilizzate (Fas), negli anni dal 2004 al 2009.
 


4,5 mln in media investiti in aree depresse ogni anno
 
Negli anni 95 e 96 la spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno è stata la più cospicua dagli anni 50 in poi. E’ il dato che emerge dalle statistiche elaborate dallo Svimez, l’agenzia che si occupa dello Sviluppo per il Mezzogiorno.
Dal Rapporto realizzato, emerge una lettura dei dati inequivocabile: il Mezzogiorno è stata sempre un’area soggetta ad interventi per colmare il gap infrastrutturale esistente tra Nord e Sud. La spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno è stata nel 1995 pari a 9 miliardi di euro. Mentre nel 1996 lo stesso tipo di intervento è stato pari a 7 miliardi. Il 1959  rappresenta l’anno nel quale sono intervenuti i primi decreti di concessione dei contributi in conto capitale introdotti dalla legge 29 luglio 1957, n. 634. Il 1993 è l’anno in cui con la gestione del commissario liquidatore si completa definitivamente il trasferimento dell’attività  dell’Agenzia per il Mezzogiorno ai diversi ministeri divenuti competenti, a seguito del passaggio all’intervento ordinario per le aree depresse.
 
Tra le agevolazioni a favore del Mezzogiorno sono state inserite quelle previste dalla legge 14 maggio 1980, n. 219 per la ricostruzione e lo sviluppo  delle regioni colpite dal terremoto del 1980, vale a dire Basilicata e Campania , in ragione degli elevati livelli di incentivazione concessi. Il primo intervento straordinario nel Mezzogiorno e la spese per le aree depresse è stato realizzato nel 1951 per un importo pari a 520 milioni di euro. Cresce poi la spesa negli anni 50 e 60 fino a toccare i 2 miliardi di euro. In quegli anni, successivi al dopoguerra, la situazione italiana presentava delle lacune a livello produttivo ed industriale che hanno portato il nostro paese ad accentuare definitivamente quelle differenze tra un Nord più ricco e sviluppato e un Sud depresso e arretrato.

Articolo pubblicato il 19 luglio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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