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Messina - Asm: perdite per 3,4 milioni di euro
di Massimo Mobilia

Preoccupano le ricadute sociali: il 10 agosto un incontro alla presenza del sindaco e del prefetto. Piano aziendale inesistente e rosso da 500 mila euro nel 2008 e nel 2007

Tags: Messina, Asm, Taormina, Mauro Passalacqua



TAORMINA (ME) – Appuntamento al 10 agosto di fronte al prefetto di Messina, Francesco Alecci, per conoscere il futuro dell’Azienda servizi municipalizzati (Asm) di Taormina, nel piano che il sindaco, Mauro Passalacqua, dovrà predisporre di concerto con i sindacati per dare garanzie ai 71 lavoratori della municipalizzata in caso di liquidazione. È stato deciso al Palazzo del Governo, nell’incontro che ha messo di fronte nei giorni scorsi, oltre al sindaco e al prefetto, il presidente e il dirigente dell’Asm, Emilio Fragale e Gaetano Longo, il presidente del Consiglio comunale, Eugenio Raneri e i rappresentanti provinciali dei sindacati, per rasserenare gli animi in seguito alla volontà espressa dal Consiglio comunale di liquidare l’Azienda.

Nella seduta del 7 luglio, il Civico consesso aveva infatti deliberato la modifica dell’art. 64 dello Statuto dell’Asm, escludendo il ricorso al referendum popolare nel caso di soppressione per lasciare unicamente al Consiglio la decisione, sulla base dell’art. 53 dello Statuto comunale secondo cui gli Statuti delle Aziende speciali comunali non possono essere sottoposti a referendum popolari. Esitato favorevolmente questo punto grazie a una votazione trasversale, subito dopo si sarebbe dovuta votare la messa in liquidazione, ma tutto è stato rimandato a data da destinarsi per dare spiegazioni al prefetto, tirato in ballo dai vertici aziendali. Quanto deliberato aveva infatti mandato su tutte le furie il presidente Fragale, che in una lettera aperta aveva lanciato accuse parlando di “logiche campanilistiche”, “tornaconti personali” e di “città saccheggiata”, chiedendo al sindaco e al Consiglio di “investire sul futuro dell’Asm” e minacciando di portare la vicenda alla Corte dei Conti. I lavoratori dell’azienda, invece, hanno protestato e chiesto garanzie attraverso le segreterie provinciali Fit-Cisl e Filt-Cgil, d’accordo nel ritenere la liquidazione “una scelta affrettata e pretestuosa” e unite, insieme anche alla Uil-trasporti, per “non permettere che si giochi una partita politica sulle spalle dei lavoratori”.

Ma è proprio il caso di liquidare l’Asm? Andando a scrutare i conti pare proprio di si: il consuntivo 2009 (ultimo bilancio esitato!) ha chiuso con una perdita di ben 3.460.794 euro, accumulando perdite di oltre 500 mila euro tanto nel 2008 quanto nel 2007. All’attuale gestione si contesta poi la mancata produzione di un Piano aziendale chiesto dal Comune dopo che, grazie a una transazione sottoscritta nel maggio 2010, lo stesso si era fatto carico di costi sociali per 1,2 milioni di euro fino al 2012. Ci sono sufficienti ragioni dunque per ritenere necessaria la liquidazione, con il presidente del Consiglio Raneri che ha rispedito al mittente le accuse facendo parlare i numeri.

La palla però “scotta” e passa adesso nelle mani del sindaco che, oltre a studiare una sorta di amministrazione controllata per la fase post liquidazione, dovrà ricucire i cocci in seno alla propria coalizione. Dai banchi della maggioranza, infatti, in 5 hanno votato la modifica dello Statuto insieme all’opposizione, 2 si sono astenuti, mentre solo 3 sono stati i voti contrari, espressione soprattutto del Partito democratico, che ha poi chiesto l’azzeramento della giunta per essere venuta meno la coalizione che nel 2008 vinse le elezioni. Il Pd, difendendo l’operato del vertice aziendale (indicato dallo stesso partito), ritiene infatti che l’Asm non vada liquidata. Lo dimostra anche una recente interrogazione all’Ars dei deputati Panarello e Rinaldi che hanno chiesto all’assessorato regionale Autonomie locali di intervenire per annullare la delibera del Consiglio comunale.

Articolo pubblicato il 19 luglio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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