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L’acqua è un affare solo per chi la imbottiglia
di Giuseppe Bellia

La Regione incassa 400 mila euro l’anno da un doppio canone. 23 milioni di euro il fatturato complessivo delle aziende



PALERMO – “La Sicilia sprofonda nell’acqua”. Non è un titolo di un film, ma un “cappelletto” giornalistico che si addice al sistema acque siciliano. L’Isola, anche a causa dei periodi di siccità è dotata di un sistema di raccolta delle acque tra i più imponenti d’Italia: 32 invasi che hanno una portata complessiva nell’insieme di più di 863,93 milioni di metri cubi. Da fonte Arra s’apprende che il 75% di questi è destinato per uso irriguo, il restante 25 % per uso potabile. Tralasciando il filone non potabile, il settore delle acque minerali siciliano presenta diverse anomalie di sistema. All’apparenza, potrebbe sembrare un mercato “sterile” per chi vuole investire.

Bisogna sborsare il corrispettivo economico di due canoni: il pagamento della superficie della concessione e quello per i volumi d’acqua imbottigliata. L’Isola condivide questo sistema a “doppio introito” insieme ad altre 8 Regioni. Prendendo in esame la legislazione regionale in vigore ( n° 10 del 27/04/1999) si viene a conoscenza che la Regione siciliana, per atto normativo, stabilisce una “ produzione annua fino a 5.000.000 di litri, canone annuo anticipato pari a (ex) lire 10 milioni, per produzione superiore a 5.000.000 di litri sino a 35.000.000 di litri, lire 2,00 per ogni litro d’acqua”. A questo primo livello di tariffazione, si applica un secondo per estrazioni superiori: lire 0,0025 (irrisorio) per ogni litro d’acqua superiore ai 35.000.000 litri estratti. In sostanza, chi estrae di più guadagna altrettanto. E Le casse siciliane “piangono”.
Secondi i dati riferiti al 2006, dai 12 stabilimenti presenti sul territorio, la Regione ha guadagnato l’elemosina di 400 mila euro a fronte del fatturato complessivo delle aziende operanti sull’Isola che si aggira sui 23 milioni.

Articolo pubblicato il 09 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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