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Quotidiano di Sicilia

Cresce l’occupazione nelle cooperative
di Michele Giuliano

Secondo i dati pubblicati dall’Inps, nell’ultimo anno il settore imprenditoriale del cooperativismo ha incrementato gli impiegati. Il dato siciliano è in controtendenza rispetto a quello nazionale, nonostante la crisi

Tags: Confcooperative, Cooperative, Gaetano Mancini



PALERMO – C’è un ramo imprenditoriale della Sicilia che non muore mai, anzi. Nemmeno nelle situazioni più disperate, come in quest’ultimo triennio dove ogni comparto produttivo ed economico ha risentito della crisi congiunturale. Stiamo parlando dell’imprenditoria nel settore del cooperativismo. L’Inps ha accertato che addirittura nell’ultimo anno e mezzo l’occupazione all’interno delle cooperative è cresciuta dell’1,2 per cento in controtendenza addirittura con il dato nazionale.

Un dato che tra l’altro è stato confermato da Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative Sicilia, in occasione dell’assemblea annuale, tenutasi a Palermo, del più grande movimento cooperativo della regione, con oltre 2.000 aziende iscritte, 70.000 soci, 15.000 addetti e un fatturato che supera i 900 milioni di euro l’anno.

“Le cooperative - spiega Mancini - hanno nel loro stesso Dna il gene per combattere nei momenti difficili perché rispondono alle esigenze dei loro soci e non a quelle speculative che può avere un privato. La crisi economica globale ha colpito anche loro e duramente: ma le cooperative - dice Mancini - hanno ancora una volta mostrato la loro caratteristica anticiclica. Perché quando le cose vanno male, e stanno andando male anche alle cooperative siciliane, i soci rinunciano agli utili e reinvestono quelli del passato: investono cioè nel proprio lavoro, creando occupazione e ricchezza per il territorio, perché questa è la loro finalità”.

Il “gene” delle cooperative, dunque, assegna loro una marcia in più, pur nella difficoltà della proprietà diffusa e della cooperazione autentica, ma non le sottrae alla crisi che in alcuni settori le ha colpite maggiormente: è il caso della cooperazione sociale per via dei ritardi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione.

Situazioni che hanno aggravato le storiche difficoltà di accesso al credito. “Non bastano - aggiunge Mancini - gli strumenti di Cooperfidi Sicilia che pure ha messo in campi strumenti efficaci di capitalizzazione delle cooperative. Occorre per questo rilanciare l’Ircac, un istituto che potrebbe essere fondamentale in questo momento di difficoltà del mercato e che invece, ingiustificatamente commissariato, soffoca sotto la burocrazia come ben sanno le cooperative siciliane. Il Governo accetti questa sfida insieme a noi, si rinnovi il Consiglio di Amministrazione e sia dia vita ad un piano industriale che tracci per l’Istituto le linee dell’ammodernamento e della risposta alle nuove esigenze delle cooperative del III millennio”.

Insomma, le cooperative siciliane sono pronte a fare la loro parte nella lotta per lo sviluppo e la legalità. “Sui nuovi fronti di crescita cooperativa - sottolinea Mancini - come il socio-sanitario, l’energia, le nuove frontiere dell’immigrazione e le professioni. Ma anche su quelli tradizionali come il welfare, il credito, il consumo, i servizi e le costruzioni, l’abitazione, il turismo e l’agricoltura”. Certo è che però questa bella realtà rischia senza strumenti di supporto adeguati.
 


L’approfondimento. La disoccupazione in Sicilia rimane un tasto dolente
 
Il residente di Confcooperative Sicilia però non manca di analizzare la questione più complessiva sul piano dell’occupazione in Sicilia. Qui il tasto è davvero dolente tanto che vengono esortati la politica e il Governo regionale, a cui viene riconosciuto il merito della recente riforma degli appalti anche se si stenta a prendere atto della situazione drammatica della Sicilia, e dei suoi giovani senza prospettive di lavoro nella propria terra. “La finanziaria 2011 ha una visione “ragionieristica” - dice Mancini - e non ha saputo guardare ai veri tagli alle spese improduttive. Le imprese non possono continuare a sostenere i pesi che oggi hanno sulle spalle”. Il presidente di Confcooperative Sicilia cita il caso dei forestali, che potrebbero essere meglio utilizzati per rendere fruibile sotto il profilo turistico, ed economicamente produttiva, la “grande risorsa montagna”. E invita a un impegno concreto in direzione della legalità “nella consapevolezza - dice - che la mafia inizia dai piccoli atti di illegalità di ogni giorno: atti che certificano agli occhi del cittadino l’assenza delle Istituzioni e il prevalere di leggi e regole differenti da quelle legalmente e democraticamente costituite”.

Articolo pubblicato il 26 luglio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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