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Quotidiano di Sicilia

929 km di costa balneabile fruttano poco alla Regione
di Giuseppe Bellia

Nonostante l’aumento del 7% nelle casse solo 8 milioni di euro. Il Veneto con 98 km ha guadagnato come l’Isola



PALERMO – “Tuffarsi in un mare di denaro”. Non rinfrescherà dalla calura estiva, ma farà le tasche piene di quattrini i gestori degli stabilimenti balneari. Tutto perfettamente in regola, secondo legge e con il “benestare” di chi elargisce le concessioni: la Regione Siciliana.

Nonostante negli ultimi anni sia aumentato del 7%, il canone di concessione demaniale è una “manna dal cielo”, sì…per chi lo paga. Il corrispettivo economico per l’uso del bene demaniale marittimo è variabile e viene stabilito sulla base della legge finanziaria del 2007 in relazione al calcolo tabellare della legge nazionale 494/1993. Da questo rapporto e sulla base di una ripartizione, le aree demaniali si suddividono in tre categorie: alto e medio valore turistico e area coperta. Il tariffario, varia secondo  la categoria d’appartenenza: da 4,13 euro a metro quadrato per un’area alta, sino a 0,93 euro per quella coperta. Da cosa si evince che la Regione siciliana svende le concessioni demaniali marittime?
Dal rapporto fra superficie balneabile in gestione e canone pagato da quest’ultimi. La Sicilia ha incassato per il 2008, 8 milioni di euro dalle 9000 concessioni rilasciate (su una superficie di 929 km di costa balneabile).
Lazio e Toscana hanno ricevuto entrambe 10 milioni di euro per il canone demaniale rispettivamente da 2045 e 2171 concessioni. In tutti e due i casi, le Regioni presentavano una superficie balneabile inferiore alla Sicilia: 267 km il Lazio, 391 la Toscana.

In questa “giungla” di tariffe, c’è un dato isolano in controtendenza: ad Aci Castello, il Demanio ha preso direttamente in gestione lo stabilimento del Lido dei Ciclopi, confiscato alla mafia: nel 2008 l’incasso ha superato i 640 mila euro, con oltre 130 mila euro di utili.

Articolo pubblicato il 09 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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