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Quotidiano di Sicilia

Basta col precariato, è incostituzionale
di Lucia Russo

Il ministro Renato Brunetta, rispondendo al Question Time ieri a Montecitorio ha ribadito lo stop ai contratti a tempo. Invece di stabilizzare contro l’art. 97, valorizzare questi lavoratori a tempo con punteggi nei concorsi

Tags: Lavoro, Precari, Renato Brunetta



ROMA - Nel corso del Question Time tenutosi ieri nell’aula di Montecitorio, il deputato Mario Pepe (Gruppo misto) ha chiesto al ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta di adottare iniziative normative volte a destinare annualmente risorse per la stabilizzazione dei lavoratori ‘precari’ delle amministrazioni centrali dello Stato.

“L’utilizzo delle forme contrattuali di tipo flessibile nella pubblica amministrazione - ha risposto Brunetta - non genera di per sé forme di cosiddetto ‘precariato’ ma è da considerarsi, se correttamente utilizzato per far fronte ad esigenze temporanee o sostitutive, strumento efficace ed economico. Diversamente va contrastato, con idonee misure preventive, l’utilizzo di tali tipologie contrattuali quale ordinaria modalità di acquisizione delle risorse umane, secondo procedure che non garantiscono il rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e merito ed eludono le limitazioni finanziarie previste per le assunzioni a tempo indeterminato. È proprio questo abuso che ha determinato i ben noti disagi sociali segnalati dall’interrogante. Il ricorso a forme di stabilizzazione diffusa, sia pure programmata, non appare una soluzione percorribile. In primo luogo l’innalzamento dei livelli occupazionali a tempo indeterminato genera una spesa fissa a regime che il bilancio dello Stato, nell’attuale congiuntura economico-finanziaria, non è in grado di sostenere. La stabilizzazione di personale titolare di contratti temporanei, non sempre adeguatamente selezionato, oltre a incentivare l’utilizzo irregolare di contratti flessibili e a configurarsi come una sorta di ‘sanatoria’ degli abusi fatti, si pone in palese contrasto con i principi dell’articolo 97 della Costituzione.
 
Per ovviare, quindi, a tali criticità - senza venir meno ai principi di buon andamento ed efficienza, che impongono il concorso pubblico per il reclutamento di personale - il Governo, già con il decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, ha previsto per gli anni 2010-2012, nei limiti del 40 per cento delle risorse finanziarie disponibili per assunzioni di personale, forme di reclutamento speciale nei confronti dei lavoratori con contratti di lavoro flessibile in possesso di una anzianità pari a tre anni calcolata a settembre 2007. Alla luce di quanto rappresentato, si può immaginare, quindi, di consolidare nel futuro questa disciplina transitoria, prevedendo per ogni concorso pubblico la possibilità di valorizzare le esperienze professionali acquisite con rapporti di lavoro flessibile nella PA. In ogni caso - ha concluso Brunetta - va ribadito che qualsiasi intervento sulla stabilizzazione del lavoro flessibile non può prescindere dal rispetto dei vincoli finanziari derivanti dalle esigenze di contenimento della spesa pubblica e che, in questo contesto, va comunque tutelato in via prioritaria l’interesse dei soggetti che, pur avendo vinto un concorso pubblico, attendono ancora l’ingresso nella pubblica amministrazione per il perdurare del regime limitativo delle assunzioni”.
 

 
Nella Pa siciliana aumento enorme nel comparto da 35 precari nel 2001 a 5.810 nel 2010
 
Analizzando la relazione della Corte dei Conti Sicilia al Rendiconto della Regione per l’anno 2010, nella parte relativa alla spesa per il personale, si legge come è notevolmente accresciuto, dal 2011 al 2010, il numero dei dipendenti del comparto a tempo determinato. Infatti nel 2001 erano 35, 976 nel 2002, 1.082 nel 2003, 1.158 nel 2004, 1.119 nel 2005, 4.715 nel 2006 e ancora dopo l’enorme balzo durante il governo Cuffaro, questo numero si è mantenuto sempre più alto. 4.857 dipendenti a tempo determinato comparto nel 2007, 4.910 nel 2008, 4.891 nel 2009 e 5.810 nel 2010.
A gennaio 2011 si è dato luogo ad una stabilizzazione di cinquemila precari nell’amministrazione regionale in virtù di una riforma della pianta organica che è avvenuta, scrive la Corte, “in assenza di prodromiche puntuali analisi in ordine alle reali esigenze”. Di conseguenza nella Pa regionale - scrive la Corte dei Conti Sicilia - di è una percentuale (18%) di personale della categoria A, esagerato e in controtendenza rispetto a quanto avviene negli altri comparti pubblici.
“A differenza - scrive la Corte - di quanto avvenuto a livello nazionale con il d.lgs. 150/09 e con il dl 78/2010 l’Amministrazione regionale, in sede di atto di indirizzo all’Aran sul rinnovo del contratto, ha previsto non solo un rafforzamento del sistema di partecipazione sindacale, ma anche la possibilità di ricorrere a risorse endogene del Bilancio della Regione, ai fini dell’incremento della retribuzione accessoria. Si osserva che andrebbero rivisti gli istituti che garantiscono diritti e prerogative non compatibili con le necessarie esigenze di razionalizzazione ed i vincoli di bilancio.

Articolo pubblicato il 28 luglio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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