Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia  su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Cambio di passo nella formazione i sindacati d’accordo sul rilancio
di Michele Giuliano

Un documento unitario è stato stilato da Cgil, Cisl e Uil: si chiede un’inversione di rotta e certezze. Sino ad oggi i corsi si sono dimostrati distanti dal mercato e inutili a trovare lavoro

Tags: Formazione, Lavoro, Raffaele Lombardo



PALERMO - Le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno inviato una lettera aperta al governatore della Regione, Raffaele Lombardo, sulla situazione che definiscono da “macelleria sociale” che la Sicilia vive, in particolare, nel settore della formazione professionale.

I sindacati chiedono “un cambio di passo e che la massima autorità politica e di governo assuma in prima persona il coordinamento delle attività istituzionali e amministrative, in materia di formazione”. Si augurano anche che l’imminente avvio della concertazione, l’ennesimo tentativo, non si riveli un'occasione sprecata “con dilazioni e rinvii nel tempo” ma serva “per avviare, realmente, il processo di cambiamento”. Al riguardo i sindacati chiedono “un piano complessivo di ristrutturazione del settore capace di produrre un'offerta formativa in grado di intercettare le reali dinamiche del mercato del lavoro siciliano”. Comune a tutto il settore, interventi, Oif e servizi formativi, è l’emergenza stipendi per cui Cgil, Cisl e Uil richiedono interventi rapidi e specifici per le differenti situazioni ormai esistenti tra gli stessi enti.

“La crisi occupazionale – scrivono nel documento unitario i sindacati - ha una dimensione articolata tra gli Enti in relazione alle specifiche situazioni. L’attuazione, concreta e immediata, dell’indicazione governativa per l’integrazione di 60 milioni di euro a favore del settore in conseguenza dell’impossibilità di avviare in tempo utile le attività formative finanziabili con l’Fse, deve servire, nei limiti del possibile, ad integrare le attività formative del 2011 e a incrementare il fondo di garanzia fino a concorrenza della copertura necessaria”. Le organizzazioni di categoria hanno stilato una vera e propria piattaforma rivendicativa che pone una serie di paletti relativi agli interventi più urgenti.

In primo luogo viene evidenziato l’immediato sblocco dell’erogazione dei finanziamenti per il personale di tutte le filiere (Prof, Oif e Servizi Formativi) e dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, mediante: accelerazione delle procedure amministrative con il ricorso a certificazioni di spesa intermedia, per gli interventi formativi; accelerazione delle procedure per l’erogazione della prima anticipazione 2011 e dei saldi delle annualità precedenti, per l’Oif; modificazione delle scadenze previste per le verifiche amministrative a metà periodo (dalla semestralità alla metà del periodo triennale), per i servizi formativi; definizione urgente dell’accordo sindacale sulla riorganizzazione del settore e dell’accordo con il Ministero del lavoro; interpretazione autentica dell’articolo 6 della Legge regionale 24/76; regolamentazione del fondo di garanzia, degli altri ammortizzatori sociali e delle azioni di politica attiva del lavoro, in modo da produrre un’adeguata protezione sociale degli esuberi, anche ricorrendo ad eventuali accordi con l’Ente Bilaterale del settore previsto dal Contratto collettivo nazionale di lavoro.
 

 
L’approfondimento. Dal 2009 la crisi si è fatta più acuta
 
Secondo le organizzazioni di categoria la crisi del settore della formazione risale almeno al 2009. Già in quell’anno lo stanziamento posto nel bilancio della Regione Siciliana è risultato essere inferiore al costo del Prof, il piano regionale dell’offerta formativa, approvato dalla Commissione regionale per l’impiego e dall’allora assessore in carica. Nel 2010 lo scarto tra previsione di bilancio e costo del Prof è risultato essere il doppio del 2009. Secondo sempre i sindacati c’è una motivazione di fondo che lega proprio il Prof al crescente costo: un’impennata che parte addirittura dal 2002. “E’ avvenuto ciò in relazione all’incremento del numero degli enti ammessi a finanziamento – scrivono Cgil, Cisl e Uil -, all’incremento del numero di ore finanziate e alla differenziazione di costo orario gradualmente introdotto tra gli enti ammessi nel Prof”. Connessa alla crescita del costo del Prof è la situazione di rilevante esubero di personale concentrata prevalentemente nell’area amministrativa.
Rilevante è lo squilibrio tra i volumi di attività formativa genericamente rivolti a disoccupati e le attività mirate all’inserimento di figure specializzate, apprendisti, e lavoratori dipendenti in formazione continua.

Articolo pubblicato il 28 luglio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus