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Dal 2010 partono in Sicilia le “Classi 2.0”
di Carmelo S. Benfante Picogna

Aule tecnologicamente avanzate verranno allestite per il prossimo anno in 12 scuole siciliane, per il progetto stanziati 30.000 €. Ma esistono difficoltà di contesto che dovrebbero essere prese in considerazione dalle istituzioni

Tags: Guido Di Stefano



PALERMO - Sono dodici le scuole siciliane selezionate per l’allestimento di classi tecnologicamente avanzate denominate in maniere molto eloquente cl@ssi 2.0., il cui elenco è stato pubblicato dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia (tra l’altro, fra i primi in Italia ad avere esperito le pratiche per la selezione) nei giorni scorsi, le quali, grazie ad un finanziamento di trenta mila euro accordato dalla Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i Sistemi Informativi del Ministero dell’Istruzione, potranno attrezzare un’aula ciascuna con strumenti tecnologici all’avanguardia e trasformarla in un ambiente nuovo e stimolante per le attività di insegnamento/apprendimento.

Secondo il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Guido Di Stefano, “si tratta di un progetto pilota altamente innovativo che consentirà ad un numero ristretto di scuole di misurarsi con nuove tecniche  e strumenti che cambieranno radicalmente il lavoro d’aula e necessiteranno di nuove modalità di insegnamento/apprendimento. Si tratta di una nuova sfida che riguarda la scuola italiana nel suo complesso a cui il sistema scolastico della nostra regione sta rispondendo con competenze e capacità”.

Il finanziamento di 12 classi digitali rappresenta per la scuola siciliana, troppo spesso additata di non tenere il passo con la modernità e la tecnologia, un’occasione per essere parte attiva del tanto auspicato cambiamento dei metodi di insegnamento-apprendimento ma anche di un possibile rilancio delle sorti della scuola delle regioni dell’obiettivo 1. Abbiamo sentito a tal proposito il direttore generale dell’USR, Guido Di Stefano.
Ritiene che migliorando l’offerta formativa, anche facendo ricorso alle nuove tecnologie, si possa combattere il grave fenomeno della dispersione scolastica che affligge il nostro territorio.

“Andrei cauto sul fatto che il mezzo tecnologicamente avanzato possa facilmente superare difficoltà di contesto che avrebbero bisogno di una maggiore presenza di altri attori istituzionali che, sovente, lasciano la scuola in totale solitudine, nel prendersi carico di situazioni di disagio sociale, talvolta drammatiche. L’appeal della scuola deve essere ripensato nel suo complesso, probabilmente in rapporto a cambiamenti ormai radicali nella trasmissione delle informazioni e del pensiero.”

Il futuro della scuola è nella tecnologia e nel fare, nel costruire più che nel riprodurre e nel trasmettere. Secondo lei, la scuola siciliana è più una scuola del fare o del riprodurre?
Si parla da anni, in tutte le sedi di formazione iniziale e in servizio, di morte del metodo trasmissivo e dello spostamento verso una metodologia del lavoro d’aula, laboratoriale e concreta. Tuttavia, ancora molti docenti del primo ciclo dell’istruzione parlano ancora di programma da finire misconoscendo totalmente il lo spirito delle Indicazioni nazionali, da Moratti in poi, che invece, portano alla costruzione del curricolo autonomo da parte del  docente che riconosca il giusto peso del fare e del riprodurre, per usare la sua espressione. E come tutti sappiamo il modo migliore per “finire il programma” è una bella sfilza di lezioni frontali!

Articolo pubblicato il 10 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Guido Di Stefano, direttore generale dellUSR
Guido Di Stefano, direttore generale dellUSR