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Quotidiano di Sicilia

Nasce un rigidissimo codice antimafia
di Michele Giuliano

A Partinico, per la nascita di un nuovo centro commerciale, sindacati e associazioni uniti per respingere la criminalità organizzata . Imprenditori, dipendenti e loro familiari sotto stretto controllo per evitare interferenze “pericolose”

Tags: Mafia, Commercio, Partinico



PALERMO - Un codice antimafia rigidissimo che tronca sul nascere qualsiasi possibilità di infiltrazioni della mafia. Parte dalla provincia di Palermo, esattamente dal Comune di Partinico e dalla Policentro, società di Agrate Brianza che nel territorio costruirà un grande complesso commerciale, ricreativo ed alberghiero. Un giro d’affari da 90 milioni di euro che rischiava di attirare Cosa nostra. A difendere l’investimento imprenditoriale anche la Cna che all’interno del complesso vedrà sorgere attività del Consorzio Cosar, costola proprio della confederazione nazionale artigiani.

In pratica è stato firmato un accordo che prevede il controllo rigidissimo di imprenditori, di dipendenti e dei loro familiari. Al solo minimo accenno di possibile inquinamento o frequentazione o parentela pericolosa sarà troncato il rapporto.
Adesso però il sindacato della piccola e medie impresa vuole andare avanti sullo stesso solco e proprio dalla Sicilia si plaude all’iniziativa della Cna di modificare la formulazione attuale del decreto legislativo concernente il “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione”.

Il testo, inviato al governo nazionale, porta le firme oltre che della stessa Cna anche di Anm, Arci, Articolo21, Centro Studi Pio La Torre, Cgil, Confindustria, Gruppo Abele, Legacoop e Libera associazioni nomi e numeri contro le mafie. Diverse le richieste avanzate per evitare proprio che le imprese siano soggette a inquinamenti mafiosi: non cancellare dal Codice penale la legge Rognoni-La Torre, pietra miliare dell’impegno dello Stato contro la mafia; semplificare l’insieme delle procedure della legislazione antimafia; individuare un migliore coordinamento tra gli organi proponenti le misure di prevenzione; cancellare i brevi termini di efficacia del sequestro e della confisca dei beni mafiosi; non vendere i beni confiscati; rendere cogenti le norme di incandidabilità e di ineleggibilità di chi è compromesso con la mafia; prevedere i nuovi reati, dall’autoriciclaggio a quelli connessi all’ecomafie, all’immigrazione, alla finanziarizzazione e globalizzazione delle imprese mafiose; ed infine recepire le direttive e le decisioni quadro dell’Ue e le convenzioni dell’Onu.

Tutti punti che sono stati sottoscritti e su cui si chiede al governo nazionale di non fare passi indietro perché si agevolerebbe il compito di Cosa Nostra. “In quanto rappresentanti della società e dell’economia vi chiediamo di rafforzare, senza compromettere, quanto è stato fatto contro la mafia, a prezzo di tanto sangue innocente, dallo Stato e dalla società civile”. Così esordisce il documento firmato da numerose sigle e che fa appello al governo nazionale. “Le sottoscritte Associazioni antimafia, Organizzazioni sociali e professionali – continua la nota - esprimono la loro profonda preoccupazione per la formulazione attuale del decreto legislativo concernente il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Se fosse approvato senza alcuna modifica, si indebolirebbe il contrasto alle mafie. Chiediamo che le competenti commissioni ascoltino gli esperti di “diritto della criminalità organizzata, i rappresentanti del Movimento antimafia e delle organizzazioni del lavoro e dell’impresa affinché la proposta di decreto legislativo sia modificata”.

Articolo pubblicato il 02 agosto 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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