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Quotidiano di Sicilia

Integrazione urbana ed inclusione sociale.
di Melania Tanteri

Per non parlare dei parcheggi per invalidi perennemente occupati da auto non autorizzate nell’indifferenza delle istituzioni. Bus accessibili ma non fruibili per via di pedane non funzionanti e marciapiedi impraticabili

Tags: Disabilità, Barriere Architettoniche, Parcheggi



CATANIA - Vita dura per i disabili a Catania. Le barriere architettoniche – e con queste quelle culturali – sembrano infatti caratterizzare la città etnea in molti ambiti, nonostante vi sia una norma, il Decreto presidenziale n. 503 del 24 luglio del 1996, che impone l’eliminaziine degli ostacoli negli edifici, spazi e servizi pubblici.
L’associazione Come Ginestre Onlus, tra le più note in città per le battaglie condotte a favore dell’integrazione dei diversamente abili nei contesti urbani, è da tempo impegnato non solo nel portare avanti iniziative volte all’inclusione sociale dei portatori di handicap, ma anche in azioni di sensibilizzazione delle varie amministrazioni comunali, nell’intraprendere iniziative in questo senso.

“L’ultima battaglia che abbiamo affrontato e, sembra, con successo, riguarda l’accesso al mare di disabili e soggetti non deambulanti – spiega Mirabella – perché il mare è un diritto di tutti e quindi tutti devono essere messi in condizione di poterne fruire”.

La battaglia cui si riferisce Mirabella, ultima solo in ordine di tempo, è quella relativa alla costruzione di una passerella nel solarium di piazza Europa che, fino allo scorso anno, era interdetta ai disabili, confinati nell’unica zona provvista di discesa a mare, ovvero San Giovanni Li Cuti (dove, però, l’accesso rimane difficile, dal momento che inciviltà e assenza di controlli fanno sì che siano i normodotati ad approfittare della scivola, impedendo la fruizione proprio ai soggetti cui questa è destinata). Dopo le sollecitazioni dell’associazione, infatti, il Comune di Catania e l’assessore al Mare, Massimo Pesce, sono corsi ai ripari costruendo in tempi record, una passerella per i disabili.

“È sicuramente un passo avanti – sottolinea Mirabella – ma il problema è un altro: raggiungere il solarium. Non esiste, infatti, né la possibilità di posteggiare nelle vicinanze, né quella di raggiungere agevolmente la piattaforma. Il percorso è  accidentato e andrebbe reso funzionale per tutti, non solo per chi ha difficoltà a camminare”.

Non è semplice, in effetti, raggiungere il solarium, dato che, sebbene l’amministrazione abbia posizionato scivole nei vari dislivelli, non si è occupata di livellare il percorso per raggiungerlo, che è rimasto accidentato e pieno di ostacoli.
E se il problema dell’accesso al mare riguarda pochi mesi, l’impossibilità di usufruire del trasporto pubblico riguarda 365 giorni all’anno. Salire su un mezzo dell’Amt, infatti, è un’impresa: nonostante quasi tutti i bus siano dotati di pedane per l’accesso delle carrozzine, queste sono disattivate e, in ogni caso, il personale non sempre sa farle funzionare. “Il risultato è che gli autobus sono accessibili – continua Mirabella – ma non fruibili”. Stesso discorso vale per la metropolitana, in cui è impossibile accedere sia per la presenza di invalicabili barriere architettoniche, sia per il mancato funzionamento degli ascensori.
Non resta che rinunciare al mezzo pubblico, dunque, ma “Anche andare in giro per la città è un’impresa praticamente impossibile – continua Mirabella.

Non tutti i marciapiedi – per la verità quasi tutti –  infatti, sono praticabili; molti sono disconnessi, altri sono troppo stretti per permettere il passaggio di una carrozzina, altri ancora utilizzati come posteggio dalle auto, o interrotti da  cartelloni e ingombri vari che impediscono alle sedie a rotelle di transitare.

Anche zone rimesse a nuovo da poco, secondo tutti i criteri per consentire l’accessibilità, spesso presentano ostacoli insormontabili che rendono vano lo sforzo effettuato; è così lungo il corso Italia dove, i larghi marciapiedi, in alcuni tratti, si restringono per via di cestini, cartelloni o altro che, di fatto, impediscono il passaggio.

“I parcheggi riservati, inoltre, sono pochi e spesso occupati da chi non ha diritto – evidenzia ancora Mirabella; e ancora, i beni culturali non sono del tutto fruibili, penso all’anfiteatro o all’Odeon; per i servizi postali bisogna andare negli uffici centrali e, non sempre, comunque è facile accedere senza chiedere aiuto. Il diritto alla mobilità e all’inclusione – conclude – non deve essere considerato un optional, ma la normalità, invece a Catania quello che dovrebbe essere la norma diventa l’eccezione; è salutata come rivoluzione ma rimane una conquista a metà: se un poto non è accessibile a tutti, non lo è per nessuno!”.

Articolo pubblicato il 04 agosto 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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