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A.A.A. Asili nidi comunali cercansi troppi i bambini in lista d'attesa
di Giulia Cosentino

A Catania 15 strutture su una popolazione di 300mila abitanti. A Prato 172mila abitanti e 40 strutture. In Sicilia i bimbi iscritti sono appena il 5,16% degli aventi diritto. In Toscana il 33%

Tags: Asilo Nido



CATANIA - Gli asili nido da sempre rispondono all’esigenza di sviluppo del bambino per metterlo nella condizione di crescere come soggetto attivo autonomo e creativo nel contesto sociale in cui appartiene. D’altro canto queste strutture rispondono altresì all’esigenza del genitore di poter meglio coniugare vita affettiva e lavorativa.

Ma non sempre tutto fila liscio. Negli ultimi anni difatti il sostegno alle famiglie in questo ambito viene sempre meno. Alla base di questa carenza c’è innanzitutto il problema del numero poco consistente degli edifici ospitanti; dall’altro canto i posti ridotti (a cui si aggiungono le attese pressoché lunghe) negli asili comunali e conseguentemente le rette alte da pagare in quelli privati. 
Da quando  lo scorso anno solo tre regioni italiane – Emilia Romagna, Toscana e Umbria – hanno raggiunto gli obiettivi indicati da Lisbona 2010 (ovvero riuscire ad accogliere presso i nidi 33 bambini su 100), si continua a discutere molto sulla necessità di aumentare gli asili nido nel territorio e i servizi per la prima infanzia.

Al Sud la situazione sembra precipitare, basta pensare che nella nostra Regione nel 68,5% dei comuni non esiste nemmeno un asilo nido pubblico e i bimbi iscritti sono appena il 5,16% degli aventi diritto; gli altri sono in lista d’attesa o si rivolgono alle strutture private. Prendiamo ad esempio il capoluogo etneo: 300 mila abitanti e soltanto 15 asili nido. Un dato di per se allarmante, reso ancor di più dal confronto con la Regione Toscana, in particolare con la città di Prato. Questa difatti nonostante conti la metà del numero di abitanti rispetto a Catania (circa 172 mila), presenta 12 asili nido, 28 accreditati convenzionati, 5 accreditati (in attesa di stipulare la convenzione con il comune) e 18 centri giochi. I dati del capoluogo toscano – come ci ha confermato Patrizia Traversini, responsabile dei servizi educativi del comune – hanno permesso alla città di Prato di raggiungere nell’anno 2010-2011 l’obiettivo Lisbona con una percentuale del 39%. Veniamo ai costi. A Prato – ha deto la Traversini  - il costo del sistema integrato pubblico privato comprensivo del personale educativo e ausiliario comunale ammonta a Euro 4.500.000,00. Nell’ombra (e ancora in attesa di risposta) sono i numeri che riguardano la nostra città.
Se ultimamente si è assistito ad un taglio dei fondi per gli asili nido, pare far sperare il nuovo piano di interventi emanato lo scorso mese di aprile dall’assessorato regionale della Famiglia e delle Politiche sociali della Sicilia che prevede lo stanziamento di 69 milioni di euro per la realizzazione di asili nido e micro-nido aziendali nei luoghi di lavoro e la realizzazione e il potenziamento di quelli comunali.

Secondo i recenti dati emanati dall’Istat negli ultimi anni la percentuale dei bambini “svezzati” dagli asili nido comunali è salita all’11,3%. Resta comunque lampante il divario tra Nord e Sud: nel Nord-Est, il 77,3% dei comuni è coperto dal servizio con il 16,4% dei bimbi iscritti; a Sud  il 21,2%  è coperto dal servizio mentre la percentuale dei  bimbi iscritti è pari al 3,4. Dati e percentuali che mettono in luce, ancora una volta, i diversi fattori che da sempre spaccano l’Italia in due: lavoro, mentalità e politica.

Articolo pubblicato il 11 agosto 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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