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Impianto a idrogeno di Milazzo. Lo scontro dopo la concessione
di Rosario Battiato

Lo scorso aprile il ministro Prestigiacomo aveva firmato il decreto di compatibilità ambientale. Ad agosto la concessione edilizia rilasciata dal Comune, ora è polemica

Tags: Ambiente, Milazzo, Stefania Prestigiacomo



MILAZZO (ME) – Una polemica che risale al 2009 e che adesso, dopo un’improvvisa accelerazione, è tornata di moda.  Il consueto duello che si consuma tra industriali e ambientalisti riguarda l’impianto per la produzione d’idrogeno all’interno della Raffineria di Milazzo, finanziato dalla joint-venture fra Eni e Kuwait Petroleum Italia. Questa volta, però, il confine tra l’interesse degli industriali e la sostenibilità ambientale da salvaguardare è assai più labile che in altri casi. Intanto il Consiglio comunale  milazzese ha ngià tentato di stoppare tutto.

L’origine della vicenda risale ad un paio di anni fa, ma ha ricevuto gli input decisivi negli ultimi mesi. Lo scorso aprile il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha firmato il decreto di compatibilità ambientale del progetto per la realizzazione di un impianto per la produzione di idrogeno puro da gas naturale (HMU3) presso la raffineria di Milazzo. “Il progetto, per la cui realizzazione è previsto l’impiego delle migliori tecniche disponibili, - si legge in una nota del ministero - è finalizzato ad incrementare la conversione dei residui pesanti delle lavorazioni di raffineria in prodotti petroliferi di più elevata qualità e a basso contenuto di zolfo, in linea con le direttive comunitarie per la tutela dell’ambiente”.
 
Secondo quanto previsto dal ministero “questi risultati saranno conseguiti, rispetto agli standard produttivi attuali, senza incrementi delle emissioni del sito industriale ed anzi, in combinazione con il recente provvedimento di AIA rilasciato dal Ministro Prestigiacomo per la raffineria, individuando un percorso di progressiva riduzione delle emissioni stesse. L’attivazione dell’impianto per la produzione di idrogeno servirà anche al consolidamento e all’incremento delle prospettive occupazionali e di mercato dell’azienda e sul territorio”. Affermazioni che non devono aver convinto molto gli ambientalisti che, invece, lamentarono, già due anni fa, la progettazione di questa costruzione in un’area ad alto rischio, nonché la presenza di un nuovo camino che avrebbe aumentato le emissioni. Poi la vicende venne congelata dalla solite lungaggini burocratiche e sembrava sopita nel sonno dei milazzesi. Il trillo del ministero, invece, ha trovato un’eco quasi immediato,  ad inizio agosto, quando i vertici della Raffineria hanno ricevuto la concessione edilizia dal Comune di Milazzo, con la quale si autorizza la costruzione “di un impianto di unità di produzione idrogeno (UHMU3) e servizi annessi nell’area di contrada Mangiavacca”. Passano ancora pochi giorni, appena prima di ferragosto, e il Consiglio comunale del centro mamertino si ribella.
 
Così ben 21 consiglieri, in una partecipazione bipartisan, hanno firmato un documento di richiesta revoca in autotutela allo stesso Sindaco ed al Dirigente Natalia Famà, della concessione edilizia riguardante l’Impianto ad Idrogeno, rilasciata alla Raffineria di Milazzo. Le motivazioni dell’atto fanno riferimento ad una richiesta di conoscenza pubblica dei piani di sicurezza esterni della Ram, nonché del Piano comunale di protezione civile aggiornato al 2011. Ad oggi l’impianto dovrebbe essere pronto nei prossimi 12-14 mesi, e a breve si prevede l’apertura del cantiere.

Articolo pubblicato il 24 agosto 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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