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Ordini professionali, privilegio italiano
di Patrizia Penna

Lavoro. In tre anni una mancata crescita del Pil del 5%.
Cosa ci chiede l’Europa. L’Ue è stata chiara: “L’Italia deve introdurre misure per aprire il settore dei servizi ad un’ulteriore concorrenza, in particolare nell’ambito dei servizi professionali”.
L’intervento. Il ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha detto: “L’Italia è il Paese delle corporazioni e le liberalizzazioni contrastano con i privilegi”.
26 SU 27 gli ordini professionali d’Italia non riconosciuti dall’Ue.

Tags: Marina Calderone, Economia, Lavoro, Corporazioni, Emma Marcegaglia, Paolo Romani



Da che mondo è mondo, la possibilità di scegliere tra svariate opzioni rende l’uomo libero. Nel nostro Paese, tuttavia, questi meccanismi concettuali non sono né automatici né tanto meno scontati.
La riforma degli ordini professionali si preannuncia come una “rivoluzione copernicana” destinata a sconvolgere gli equilibri sociali ma soprattutto economici del nostro Paese. Essa si configura come il punto di ripartenza, la fase zero di quel processo di liberalizzazione dei servizi e delle professioni che ormai sono in tanti ad invocare a gran voce. Il libero mercato, da noi, ha da sempre fatto fatica ad affermarsi e la cronaca più o meno recente ha registrato tutti i tentativi, puntualmente falliti, operati da governi sia di destra che di sinistra. (continua)

Articolo pubblicato il 25 agosto 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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