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Quotidiano di Sicilia

L'Agenzia delle Entrate nasconde gli evasori
di Dario Raffaele

Realizzata una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini a pagare le tasse, ma mancano gli strumenti concreti. Da più di 3 anni ci viene negato di prendere visione degli elenchi dei contribuenti per la pubblicazione

Tags: Agenzia Delle Entrate, Fisco, Evasione Fiscale, Riforma Fiscale



CATANIA - Secondo il rapporto di uno dei gruppi di lavoro del ministero dell’Economia sulla riforma fiscale, quello “sull’economia non osservata”, ogni italiano “nasconde” al fisco in media 2.093 euro, pari al 13.5% del proprio reddito. Una cifra che si impenna in caso di doppio lavoro: infatti il tasso di evasione per chi ha due lavori si attesta al 44.6%, mentre supera il 50% per chi è un lavoratore autonomo o è un imprenditore (56.3%).

Gli esperti guidati dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini hanno valutato l’entità dell’economia sommersa tra i 255 e i 275 miliardi di euro, pari al 16,3 e al 17,5% del Pil. Una stima che si traduce in una presunzione di imposte evase di almeno 120 miliardi.

Se è vero che i successi conseguiti da Guardia di Finanzia e Agenzia delle Entrate sono crescenti, è innegabile che ancora sono solo una goccia nell’oceano dell’evasione. Ricordiamo che, nei primi cinque mesi del 2011 le Fiamme Gialle hanno fatto emergere redditi non dichiarati per oltre 23 miliardi di euro, mentre l’Iva evasa scoperta è stata pari a 5,5 miliardi (+64% sul corrispondente periodo del 2010).

Ora, l’Agenzia delle Entrate, insieme al ministero dell’Economia e delle Finanze e al dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, hanno realizzato una campagna integrata di comunicazione istituzionale per sensibilizzare i cittadini sulla necessità e l’importanza di pagare le imposte. Ma quello che manca realmente è un controllo diretto dei cittadini onesti, che pagano le imposte, nei confronti di chi non le paga. Questo controllo sarebbe possibile attraverso la pubblicazione sui giornali degli elenchi dei cittadini e relativo reddito dichiarato (nome, cognome e reddito dichiarato, nessun dato sensibile dunque).

Sono passati più di tre anni da quando, il Quotidiano di Sicilia, ha richiesto ufficialmente alla direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate (direttore, Castrenze Giamportone), gli elenchi dei contribuenti siciliani con reddito superiore a 100.000 euro, suddivisi per provincia. Nove elenchi che, dall’Agenzia delle Entrate, non sono mai stati prodotti, nonostante promesse, rinvii, scambi di email e telefonate. Agenzia delle Entrate, dunque, omertosa sui redditi dei siciliani. O, se si preferisce, complice, proteggendo gli evasori stessi.

Eppure la nostra richiesta trova fondamento in diversi riferimenti normativi, primi fra tutti: la L. 241/1990 Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi; art. 42 L. 133/2008 punto a) avente per oggetto: deposito per un anno degli elenchi presso l’Ufficio delle imposte e presso i Comuni interessati; visione ed estrazione degli elenchi nei modi e con i limiti stabiliti dalla disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi; L. 133/2008, art. 42, comma 1 bis: La consultazione degli elenchi previsti dall’art. 66 bis del D.p.r. 633/1972 come da ultimo modificati dal comma 1 del presente articolo, può essere effettuata anche mediante l’utilizzo delle reti di comunicazione elettronica, come definito dall’art. 4, comma 2, lettera c del Codice in materia di protezione dei dati personali di cui al D. lgs. 196/2003.
Ricordiamo che nel 2008, vennero pubblicati sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, gli elenchi di tutte le dichiarazioni dei redditi presentate per l’anno 2006 e relativi al periodo d’imposta 2005. In quell’occasione venne data la possibilità di scaricare il file “Dichiarazione dei redditi 2006” con il relativo elenco dei contribuenti.

L’episodio generò subito un vespaio di reazioni polemiche: milioni di utenti congestionarono i server dell’Agenzia, i dati si diffusero a macchia d’olio e poche ore dopo il Garante della Privacy oscurò del tutto le liste, ritenendo la diffusione non conforme alle norme che tutelano i dati personali e, con nota del 30 aprile 2008, ordinò di fermare la diffusione su Internet di questi dati. L’Agenzia delle Entrate, in ottemperanza a questa nota, sospese la pubblicazione degli elenchi in questione.

Se è comprensibile il divieto di pubblicazione di questi elenchi su Internet, non lo può essere però l’occultamento degli stessi all’opinione pubblica tramite la carta stampata. Il Quotidiano di Sicilia è tornato nuovamente alla carica per avere questi elenchi e fare qualcosa di concreto per la lotta all’evasione. Ora la palla passa all’Agenzia. Ci si aspetta anche da loro un’azione decisa (e non fumosa) per raggiungere l’obiettivo.
 


Pubblicità dei redditi e delle informazioni sulle imposte e l’evasione
 
Su questi aspetti il Gruppo di lavoro del ministero dell’Economia non ha raggiunto una posizione di consenso: pur concordando sul valore dissuasivo che la pubblicità dei redditi può avere in materia di evasione fiscale, tuttavia ne andrebbero approfonditi gli aspetti di attuazione. Un argomento che induce a cautela nella pubblicazione dei redditi dichiarati sono le ricadute in termini di sicurezza, mentre si ritiene che il rispetto delle norme sulla privacy non dovrebbe costituire un ostacolo. Tra le proposte avanzate vi sono le seguenti:
- rendere pubblica la pressione fiscale “reale” sui contribuenti in regola e le imposte dirette dichiarate, distinte per settore, piuttosto che i redditi, per mostrare come le diverse categorie di lavoratori contribuiscono al bilancio dello Stato;
- pubblicare la lista di coloro che non versano alcuna imposta;
- pubblicità dei dati su base volontaria, suggerendo alle aziende di rendere pubblico, oltre alla ragione sociale e agli altri dati usuali, anche quanto contribuiscono al bilancio dello Stato; lo stesso potrebbe essere suggerito per i cittadini privati, per ottenere un impatto positivo dal punto di vista culturale. Incentivi potrebbero essere previsti per coloro che seguono un approccio trasparente.

Articolo pubblicato il 26 agosto 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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