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Pluralismo informatico solo sulla carta
di Valeria Nicolosi

Il ministero per la Pa loda le regioni che sono dotate di apposite leggi ma senza occuparsi del loro stato di applicazione. L’operato di Sicilia e-Servizi è al momento sotto il vaglio di una sottocommissione Ars di inchiesta

Tags: Regione Siciliana, Digitalizzazione, Web, Trasparenza, Internet



PALERMO - Pubblicate di recente le “Linee Guida 2011 per i siti web delle pubbliche amministrazioni”. All’interno il riferimento a due leggi della Regione Sicilia sul tema del pluralismo informatico: la L.R. n.6 del 3 maggio 2001 che propone un coordinamento dei sistemi informativi e la L.R. n. 54 del 5 ottobre 2009 che dedica un articolo alla razionalizzazione della spesa informatica.

Nella prima leggiamo: “La regione si avvale di una apposita struttura societaria che opera secondo gli indirizzi strategici stabiliti dal Governo e secondo le direttive tecniche determinate dal Coordinamento dei sistemi informativi. La relativa partecipazione azionaria è posseduta interamente dalla Regione”. Peccato che la struttura societaria di cui si parla è la “Sicilia e Servizi” il cui operato è in questo momento al vaglio di una sottocommissione d’inchiesta all’Ars.

La seconda norma elenca come obbiettivi e criteri da seguire: “a) Il miglioramento dei servizi; b) Trasparenza dell’azione amministrativa; c) Potenziamento dei supporti conoscitivi per le decisioni pubbliche; d) Contenimento dei costi dell’azione amministrativa; e) Integrazione ed interconnessione dei sistemi medesimi; f) Rispetto degli standard, g) Collegamento con il sistema statistico nazionale”.

Evitando di analizzare singolarmente tutti questi punti - per i quali non basterebbe una tesi di laurea – citiamo il punto c) per dare atto all’amministrazione siciliana di aver reso il sito internet dell’Ars completo di informazioni ed anche abbastanza interattivo. Con rammarico, invece, dubitiamo che il punto d) abbia avuto applicazione. In realtà diffidiamo fortemente della capacità della regione Sicilia di saper risparmiare le spese per l’apparato amministrativo e soprattutto di aver intrapreso la strada del rinnovamento tecnologico senza essere inciampata continuamente in un migliaio di buon samaritani.

Ma facciamo un passo indietro. La Sicilia è citata come buon esempio per la diffusione del pluralismo informatico all’interno del capitolo 1 delle linee guida. Le finalità che una buona amministrazione dovrebbe perseguire nell’ambito della “società dell’informazione” sono: Comunicazione pubblica, qualità, accessibilità e partecipazione. Qualcuno dice che ci troviamo nella fase di transito dalla società del web 2.0 (durante la quale ha avuto il ruolo di protagonisti i social network) a quella del web 4.0. Un passo avanti importante. Ciò che distingue questa nuova era di Internet è infatti la condivisione delle informazioni prodotte simultaneamente. File, allegati, testi, suggerimenti e giudizi prodotti contemporaneamente da più utenti da postazioni diverse. Coniugato in “comunicazione pubblica” ciò significa che l’Open government – cosi viene definito questo nuovo modo di condividere le informazioni - rende accessibili e valutabili i documenti prodotti dalla Pa ed i servizi forniti.

Ma la Sicilia ha davvero applicato queste teorie? Davvero la regione, le province e i comuni siciliani consentono a tutti i loro dipendenti e a tutti i loro utenti di condividere i documenti che producono? Rriportiamo i dati del monitoraggio condotto da Retecamere. Posto che l’Italia è ancora molto restia ad avviare procedure di open governement, risultano 53 iniziative al momento, di cui 5 ministeri, 1 sistema camerale, 7 regioni, 3 province e 5 altri enti. Tutte, comunque, localizzate al Centro-Nord e nessuna al Sud. Questo a dimostrazione che in Sicilia, come avvenuto anche per la diffusione della Pec, esiste una certa resistenza da parte della pubblica amministrazione nella diffusione del dato “grezzo”. Possiamo poi ricercare qualche iniziativa di customer satisfaction, di cloud computing o semplicemente di interattività ma dubitiamo di trovarne.
 

 
Con le indagini di customer satisfaction possibile migliorare la performance dei servizi offerti
 
Il tema della qualità del web - è scritto nelle “Linee guida della Pa” - è, insieme all’accessibilità, alla partecipazione e alla comunicazione pubblica, direttamente connesso alla finalità di una pubblica amministrazione al servizio dei cittadini e delle imprese. La Direttiva 24 marzo 2004 sulla rilevazione della qualità percepita dai cittadini della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica, introduce il tema delle indagini di customer satisfaction non solo come strumenti per la rilevazione della qualità ex-post, ma anche come metodologia di rilevazione ex-ante delle esigenze dei cittadini, con lo scopo di migliorare la performance dei servizi offerti. Ancora più specifica è la Direttiva 27 luglio 2005 per la qualità dei servizi on line e la misurazione della soddisfazione degli utenti dal Ministro per l'innovazione e le tecnologie e dal Ministro per la funzione pubblica, che prevede, tra i compiti delle pubbliche amministrazioni, il miglioramento della comunicazione istituzionale e la verifica della soddisfazione del pubblico nei confronti dell'utilizzo dei servizi on line (intendendo siti web, chioschi telematici, tv digitale, call center, telefoni cellulari).

Articolo pubblicato il 01 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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