Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia  su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Agrigento - L’aria è gravemente inquinata ma il Comune ha le mani legate
di Luca Mangogna

Gli sforamenti eccessivi non rinconducibili alle auto. Da rilevare l’origine delle polveri nell’atmosfera. L’assessore comunale Passarello: “Ci vuole un’analisi approfondita dell’Arpa”

Tags: Agrigento, Inquinamento, Ambiente, Rosalda Passarello



AGRIGENTO – Allarme inquinamento fra Agrigento e Porto Empedocle. Sono stati infatti pubblicati i dati relativi all’emissione di polveri sottili dalle centraline di rilevamento di Porto Empedocle e Monserrato. Secondo questi dati, i limiti sarebbero stati superati in diversi giorni. Già nei mesi scorsi la popolazione del quartiere agrigentino di Monserrato aveva lamentato la presenza di cattivi odori che infestavano la zona, e i rilevamenti segnalati dalla centralina non fanno altro che confermare il sospetto di un grave inquinamento nell’aria della zona.

“Non basta constatare il lo sforamento rilevato dalle centraline – osserva Rosalda Passarello, assessore all’Ambiente del Comune di Agrigento - ma bisogna procedere con un’approfondita analisi, di competenza dell’Arpa provinciale, dell’aria circostante, per sapere cosa contengano con precisione queste polveri sottili e stabilire da dove provenga l’inquinamento. A settembre proporrò personalmente all’Arpa di fare le analisi e i prelievi dei campioni dell’aria incriminata in fasce orarie diverse, per conoscere meglio con esattezza i periodi più critici e perché la gente sia almeno tranquillizzata”. L’assessore comunque ha dei sospetti sull’origine di queste polveri sottili.

“La provenienza è certamente dovuta ai forni delle fabbriche circostanti – prosegue la Passarello - a seconda del tipo di prodotto bruciato. Quando si parla di inquinamento ambientale non possiamo escludere i siti industriali della zona quali possibili responsabili della situazione. Il livello dello sforamento inoltre è tale da escludere altre motivazioni, quali l’emissioni di gas dalle automobili, sia per orario, sia per il numero abnorme (circa 150 volte il consentito) dello stesso. Il sospetto è che qualcuno abbia lavorato senza filtri, causando un intasamento dell’aria tale da portare a questi livelli di inquinamento. È possibile che ci sia qualcuno che pulisca i filtri e lavori nel contempo con le macchine accese, di fatto senza filtri: non mi spiego altrimenti come questo possa accadere. La certezza di cosa venga bruciato può essere data solo dall’analisi delle particelle dell’aria, cosa che l’Arpa è in grado di fare”.

L’amministrazione locale ha però le mani legate. “Come Comune possiamo ben poco – spiega l’assessore - chi ha le facoltà di muoversi sono la Provincia e l’Arpa, che è un ente regionale. Purtroppo c’è da dire che la Provincia non molto spesso attua i controlli dovuti, ed è una cosa piuttosto anomala, se consideriamo che ne ha la responsabilità e sovente è costretta al pagamento di multe per la mancata attuazione delle norme”.
 


La situazione. Le industrie e gli impianti da rinnovare
 
AGRIGENTO – Gli sforamenti delle centraline di Porto Empedocle e Monserrato, sull’emissione di polveri sottili, hanno riaperto la questione dell’inquinamento ambientale della zona. Secondo i dati pubblicati, nella centralina di Porto Empedocle 1 sono stati segnalati sforamenti per ben 13 giorni. Ma non è una novità. Lo scorso anno ne sono stati registrati per 54 giorni, a fronte di un limite di 35 previsto dalla legge. Secondo le osservazioni mosse da Rosalda Passarello, assessore all’Ambiente del Comune di Agrigento, la situazione sarebbe dovuta essenzialmente alle sostanze bruciate dai forni dai siti industriali presenti. Eppure il Cpt di Agrigento dovrebbe essere al corrente della situazione, prova ne è l’impegno, assunto dall’Italcementi, di rinnovare al 50 per cento i propri impianti. Però, dato che questi siti assicurano lavoro a molti dipendenti in una zona ad alto tasso di disoccupazione, l’interrogativo pressante è uno: si ha davvero voglia di sapere chi sono i responsabili?

Articolo pubblicato il 06 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus