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Fondi Ue, la Sicilia spende solo il 9,4%
di Massimo Mobilia

Per usufruire dei finanziamenti europei occorrono 5,2 miliardi di cofinanziamento da Stato (3,8 mld) e Regione (1,4 mld). L’Isola, su un totale di quasi 10,9 mld di euro, ha usufruito soltanto di poco più di 1 mld

Tags: Po-Fesr 2007-2013, Gaetano Armao, Unione Europea



PALERMO – Ai proclami di politici e amministratori, dal governatore regionale Lombardo all’assessore per l’Economia Gaetano Armao, sulla necessità di “spendere tutti e velocemente i fondi europei”, non sono ancora seguiti i fatti e la Sicilia si trova oggi ad aver utilizzato neanche un decimo delle risorse disponibili, a due anni dalla chiusura della Programmazione comunitaria 2007-2013.
 
È la solita storia che il Qds ha più volte denunciato: appena un mese fa la nostra inchiesta dal titolo “Regione non spende e si scava la fossa” dimostrava come su un totale di quasi 10,9 miliardi di euro, derivanti dai quattro grandi Piani di intervento, la Sicilia ne abbia realmente speso soltanto poco più di 1 miliardo, ovvero circa il 9,4 per cento del totale, al punto da costringere Bruxelles a richiamare più volte Palermo al rispetto degli impegni di spesa, fino a minacciare il ritiro delle quote concesse fino al 2009.

Già, perché l’erogazione delle risorse da parte dell’Ue è correlata al cofinanziamento da parte sia dello Stato che della Regione, i quali devono contribuire con proprie quote ad ogni Programma operativo (vedi dettaglio in tabella) per un totale di 5,2 miliardi. La Regione siciliana deve quasi 934 milioni di euro sui 6,5 miliardi del Fondo per lo sviluppo regionale (Fesr) che abbraccia tutti i settori di programmazione, circa 210 milioni sui 2,1 miliardi del Fondo sociale (Fse) che guarda principalmente al settore della Formazione, e poi ancora 268 milioni sui 2,1 miliardi del Fondo destinato all’agricoltura (Feasr) e 15 milioni sui 151 riservati al Fondo per la pesca (Fep). Per un totale di circa 1 miliardo e 428 milioni che tocca alla Sicilia versare se non vuole vedersi scappare gli altri 3,8 di parte statale, ma soprattutto i restanti 5,6 di contribuzione europea.

La spesa certificata al 31 maggio scorso è pari invece ad appena l’8 per cento per il Fesr e al 3,8 per cento nel Fse, al 19,6 per cento nel Feasr alla certificazione del 31 marzo e ad un misero 2,3 per cento per il Fep a rendiconto 2010. E per spesa certificata si intende l’elaborazione delle domande di pagamento e successiva trasmissione delle stesse, da parte dell’Autorità di certificazione che fa capo alla Presidenza della Regione e il cui dirigente è Ludovico Benfante, una volta ricevute le richieste dai vari centri di spesa.

C’è da dire inoltre che di fondi europei la Sicilia ne avrebbe a disposizione addirittura fino a circa 18 miliardi di euro, stando a quanto riferitoci dal dirigente del dipartimento regionale Ufficio di Bruxelles, Francesco Attaguile, aggiungendovi le quote Fas destinate all’Isola ma ancora per gran parte ferme a Roma nelle mani del Cipe. In questo caso la percentuale odierna di spesa crolla addirittura al 5,7 per cento, con un resto di quasi 17 miliardi su cui poter ancora contare per creare sviluppo, e dare una speranza alla Sicilia.
 

 
Il Fers è il programma operativo più corposo
 
PALERMO – Gli ultimi significativi impegni di spesa a valere sui fondi europei sono stati effettuati prima di Ferragosto dal dipartimento regionale Beni culturali attraverso la pubblicazione di due bandi per il “potenziamento delle imprese siciliane che operano nel settore”: 48 milioni di euro in tutto nell’ambito del terzo Asse di intervento Fesr, volto proprio a “valorizzare le identità culturali e le risorse ambientali in funzione turistica”. È una delle linee di intervento più importanti di questo Programma con la disponibilità di oltre 1,4 miliardi di euro, tanto quanto il primo Asse dedicato a “reti e collegamenti per la mobilità”. Maggiori somme sono però rivolte al secondo Asse, 1,6 miliardi per “l’uso efficiente delle risorse naturali”.
Del resto il Fesr è il programma operativo più grande che spazia in tutti i settori e tocca anche la ricerca, l’informazione, la produttività, lo sviluppo urbano sostenibile e la governance. Sette linee di intervento in totale, così come quelle del Fondo sociale dove la quota maggiore di risorse è rivolta al secondo Asse, poco più di 1 miliardo di euro per “l’occupabilità”, e la maggior parte delle restanti cifre suddivise tra adattabilità, inclusione sociale e capitale umano. Quattro assi di intervento poi per il Feasr che concentra le somme maggiori, circa 1,7 miliardi di euro, tra “miglioramento del settore agricolo e forestale” e “miglioramento dello spazio rurale”. Il Fondo di aiuti per la Pesca, infine, può contare su appena 151 milioni di euro suddivisi in cinque differenti categorie di intervento.

Articolo pubblicato il 14 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Fondi europei (Po 2007/13 e Fas) Avanzamento della spesa in Sicilia (importi in milioni €)
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FESR Sicilia 2007-2013
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