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Sicilia senza record incendi nel 2011
di Rosario Battiato

Permangono le perplessità sull’alto costo pagato dalla Regione, nel confronto con le altre. Secondo i primi dati l’Isola (finalmente) perde il ruolo di regina del fuoco

Tags: Incendi, Legambiente, Protezione Civile, Corpo Forestale



PALERMO – La Sicilia dei record subisce un timido stop. Lo scorso anno è stata la regina degli incendi, ma nei primi 8 mesi del 2011 ha lasciato il passo ad altre realtà. Merito di un servizio antincendio tra i migliori d’Italia e che costa mediamente 115 milioni di euro all’anno. Tuttavia le falle nel sistema di gestione boschivo dell’Isola restano abbastanza evidenti. Tra le priorità da affrontare la dolosità degli incendi, causa di oltre il 90% dei focolai, secondo dati ufficiosi, e l’altissimo costo della macchina che si occupa della tutela dei boschi, ovvero i circa 25 mila operai forestali che costano 170 milioni di euro all’anno. I dati generali dicono che nei primi otto mesi del 2011 gli incendi sono aumentati del 66%, in controtendenza all’andamento del bilancio positivo del 2010.

L’ultimo rapporto “Ecosistema incendi 2011”, redatto da Legambiente e Protezione Civile, fa il monitoraggio delle azioni dei comuni italiani nell’applicazione della legge quadro in materia di incendi boschi. Dal primo gennaio al 10 agosto 2011 , secondo i dati del Corpo forestale dello Stato - si legge in Ecosistema incendi 2011 - sono già divampati 3.008 incendi boschivi che hanno percorso 16.487 ettari di cui 8.245 boscati e 8.242 non boscati. Rispetto al 2010 si è registrato un aumento del 66% degli incendi e anche della superficie totale percorsa dalle fiamme: ben il 41% in più. Lo scorso anno la Sicilia era stata la regione maggiormente coinvolta dal fuoco, ma quest’anno, pur restando le regioni del sud e le isole le aree più a rischio, la situazione sembra meno complicata. Nei primi otto mesi del 2011 la Calabria risulta essere una delle regioni più “calde” con 486 incendi, seguita da Campania e Sardegna rispettivamente con 389 e 369 roghi. La più estesa superficie boscata si è avuta in Puglia (2.020 ettari), seguita dalla Sardegna (1.829 ha) e dalla Campania (914 ha).
 
Questi dati, almeno per la porzione siciliana, erano stati anticipati da un’inchiesta del Qds dello scorso 3 settembre. “Fino al 14 agosto abbiamo avuto meno della metà dei fenomeni dello scorso anno – ha spiegato Pietro Tolomeo, dirigente generale del dipartimento regionale delle Foreste – dopo quella data, invece, la media è stata riconfermata”. I problemi in Sicilia sono intanto quelli economici che afferiscono ad un numero di forestali incredibilmente alto se rapportato con altre realtà italiane, e oltretutto è personale che non può essere utilizzato per l’antincendio dove invece lavorano circa 8 mila unità, dei quali 7.200 sono stagionali. La dolosità è un problema da affrontare, ma i Comuni isolani sembrano svolgere un discreto lavoro in tal senso.
 
Proprio secondo il rapporto dell’associazione del cigno l’80% dei comuni isolani ha svolto un lavoro positivo, anche se questa percentuale va valutata su 77 amministrazioni che hanno risposto al questionario, pari al 27% dei 390 Comuni dell’Isola. Il dato, quindi, è destinato a scivolare più in basso di quello che in effetti si manifesta. L’aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco arriva al 50% nel 2011.
 

 
Le province più colpite dal fuoco sono Messina e Palermo
 
PALERMO – La scansione territoriale degli incendi dell’ultimo quadriennio in Sicilia, in attesa dei dati definitivi per il 2011, vede una predominanza costante dei comuni del palermitano, del messinese e dell’agrigentino. Nell’ultimo anno i comuni con incendi nella provincia del capoluogo regionale sono stati ben 49, pari al 13 % del totale dei 390 comuni isolani. Seconda piazza per Messina con 38 comuni percorsi dal fuoco, pari al 10% del totale, seguita da Catania, Enna e Trapani.  Senza fare tragedie bisogna ricordare che non tutta la superficie percorsa dal fuoco diviene inutilizzabile, ma spesso, grazie ad un servizio antincendio assai efficiente, i focolai vengono domati per tempo.  Secondo fonti del dipartimento la superficie boscata del territorio che viene distrutta sarebbe intorno all’1% del totale della superficie percorsa dal fuoco. Si tratta della porzione che, per legge, non deve essere toccata per 5 anni. In ogni caso un prezzo salato si paga comunque. Senza un servizio tempestivo – si agisce entro mezz’ora dalla segnalazione dell’incendio – entro qualche anno, data la media annuale di focolai, nell’Isola non ci sarebbe più nemmeno un albero. Mediamente ci sono un centinaio di interventi al giorno.

Articolo pubblicato il 14 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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