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Minori stranieri non accompagnati. Solo per 2 su 100 adeguata assistenza
di Chiara Borzì

Sotto la lente di ingrandimento i dati 2010 dell’indagine diffusa dal Dipartimento Immigrazione dell’Anci. Quelli in fuga spesso finiscono vittime di violenza sessuale o costretti all’accattonaggio

Tags: Anci, Immigrazione, Rosaria Giuffrè



PALERMO - “All’interno del panorama internazionale i minori migranti sono i nuovi protagonisti dei processi di spostamento nazionale e internazionale, e costituiscono da questo secolo un vero e proprio soggetto migratorio a sé”.
Sono queste le parole con cui il rapporto del Dipartimento Immigrazione dell’ANCI, presentato nell’anno 2010, esordisce, per evidenziare la posizione di ribalta che ha avuto il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) in Italia. Il rapporto rappresenta la volontà da parte dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani di contribuire, attraverso il proprio ruolo istituzionale, ad affrontare in modo preparato una realtà non nuova e che si è per la prima volta manifestata agli inizi degli anni Novanta.

Lo scopo di questo rapporto è inoltre fotografare una realtà dalle dimensioni crescenti per fornire informazioni utili ad una rielaborazione ad hoc dei servizi sociali erogati in merito.
L’interesse verso questo tema non nasce per caso ed interessa fortemente anche la nostra regione. Il trend del fenomeno nella società siciliana è progredito macroscopicamente dall’anno 2000 ad oggi e l’impatto dello stesso è stato tale da dover rivedere i programmi di welfare dedicati ai minori. Si è passati, infatti, da un’incidenza di accolti del 18%, ad una del 31%, ossia di 1 minore su 3.

All’interno del rapporto ANCI un primato spetta ai comuni siciliani, ovvero quello di aver risposto in modo unanime (390 comuni su 390) all’indagine promossa dal Dipartimento dell’Immigrazione. 
Che ci sia interesse verso questo fenomeno dunque è fuori di dubbio ma, secondo le tabelle dello stesso rapporto, sono ancora le regioni del nord a muoversi più efficacemente.

Affrontando tale problema, spesso si dimentica una grande difficoltà, ossia quella di cercare di stabilire un contatto con i MSNA, spesso irreperibili dopo l’arrivo nel territorio. Nel 2009 solo l’11% dei comuni è riuscito a rintracciare e prendere a suo carico uno o più minori stranieri non accompagnati, nonostante si disponga di una duplice possibilità di scelta d’azione: in regime di collaborazione tra enti locali e istituzioni, o in gestione singola. Il collaborazionismo è purtroppo la strada meno battuta nell’Isola, preferito solo nel 33,4% dei casi. La scelta di maggioranza ricade invece sullo sforzo individuale, scelto nel 63,2%.
La fascia d’età di minori maggiormente presente nel nostro territorio è 16-17 anni (30% e 37,2%). Le presenze maschili raggiungono l’86,7% e superano notevolmente quelle femminili uguali solo al 13,3%. Per tutti questi giovani emigrati la prassi prevede, oltre l’iniziale visita medico-sanitaria, il tempestivo collocamento nei centri di prima accoglienza. Una destinazione fondamentale per tutelare i MSNA, ma le difficoltà nel rendere affettivo questo provvedimento sono molteplici nonostante l’esistenza di prassi specifiche.

“Una volta giunti in Italia – spiega Rosaria Giuffrè, vice prefetto di Catania e dirigente dell’Ufficio Immigrazione – secondo la tutela prevista dalla legge per i casi di stranieri di minorità, si deve provvedere alla separazione dagli emigrati adulti ed alla collocazione dei minorenni presso centri di prima accoglienza specifici. Spetta alla questura competente nel territorio interessato cercare di trovare tempestivamente, nel raggio del territorio nazionale e regionale, un centro idoneo. In Sicilia le strutture per MSNA sono obbligatoriamente iscritte ad un albo regionale, rispondono a particolari requisiti di idoneità e nascono allo scopo di fornire tutela, formazione scolastica o professionale al minore o ai minori ospitati, per far si che essi abbiano al compimento della maggiore età, la possibilità di ottenere un regolare permesso di soggiorno per motivi di studio o di lavoro”.

“Purtroppo - spiega ancora la vice Prefetto Giuffrè -, la percentuale di coloro che giungono effettivamente presso questi enti è particolarmente bassa in Sicilia, ferma ad appena il 18,3%. Ciò ha scaturito un giustificativo allarme sociale dovuto, ad un disorientamento sulla prassi di assegnazione che ha portato a non tener conto e non verificare le normative che regolano questi casi. Ne sono conseguiti specialmente, illimitati collocamenti dei MSNA all’interno dei centri, ignorando il limite stabilito per legge di 10 minori per istituto, il non tener conto del requisito di iscrizione dei centri di accoglienza all’albo regionale e la mancata verifica dell’esistenza di una regolare convenzione tra il comune interessato e la struttura d’accoglienza. Non di rado, per tali motivi, si sono verificate fughe dei minori ospiti. Nei casi in cui si è riusciti ad individuare dei minori stranieri non accompagnati, l’arrivo ai servizi sociali è avvenuto per lo più attraverso la segnalazione del Tribunale dei minorenni (23,3%), tramite l’accompagnamento delle Forze dell’Ordine (20,9 %), ma solo in casi rarissimi attraverso la segnalazione spontanea dello stesso minore straniero presso gli uffici di competenza (4,7%)”.

Articolo pubblicato il 14 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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