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Alghe: il futuro dei biocarburanti. In Sicilia siamo all’anno zero
Secondo la Bioalgene, entro i prossimi 5 anni si produrrà a prezzi competitivi. L’Isola ha un impiego medio ancora molto lontano dagli obiettivi Ue

Tags: Alghe, Carburanti



MILANO - Dalle microalghe un beneficio doppio per il riscaldamento globale: da un lato l’assorbimento della CO2 emessa dalle attività antropiche e dall’altro la produzione di biocarburanti alternativi ai combustibili fossili. Un tema su cui la Sicilia dovrebbe muoversi da tempo.
L’IFREMER (Istituto francese per lo sfruttamento delle risorse marine) ha avviato ricerche finalizzate all’identificazione di tecnologie in grado di abbassare i costi di produzione dei biocombustibili dalle microalghe, attualmente troppo elevati per competere con i combustibili tradizionali.

A giudizio del professor Jean-Claude Cadoret - direttore del laboratorio di biotecnologie delle alghe dell’IFREMER - le microalghe possono essere la migliore risposta ai problemi dell’energia e dei cambiamenti climatici. Le attività di ricerca in questo settore sono attualmente sviluppate in molti laboratori nel mondo. Shell, ExxonMobil, EADS (European Aeronautic Defence and Space), Airbus, Boeing e NASA (ma, sembrerebbe, anche Bill Gates) hanno investito milioni di dollari in questo promettente settore.

A giudizio di Stan Barnes, direttore generale Bioalgene (società statunitense), entro i prossimi 5 anni sarà possibile produrre il biocarburante derivato dalle alghe a meno di 2 dollari al gallone (all’incirca, 50 centesimi di euro al litro).
I dati internazionali attestano medie assai contenute anche in Europa, che, secondo gli ultimi dati Eurostat, attesta un avanzamento a piccolissimi passi della percentuale di energia rinnovabile utilizzata nei trasporti: 3,5 per cento nel 2008, e ancora poco più del 4 per cento nel 2010 nonostante la Direttiva 2003/30/EC avesse raccomandato l’impiego di biocarburanti di un volume pari al 5,75% del consumo energetico nel settore dei trasporti entro il 2010. In Sicilia gli ultimi dati confermano una solenne nullità.  L’Isola comincia la sua strada in parallelo all’Italia nel 2005 con un confronto che mette di fronte lo 0,42 della media nazionale alla zero regionale. A distanza di 5 anni, a fronte della seppur minima crescita nazionale, l’Isola conferma la sua storica immobilità.

Articolo pubblicato il 16 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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