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Quotidiano di Sicilia

Palermo, città a misura d’uomo... sano
di Francesco Sanfilippo

Per non parlare dei parcheggi per invalidi perennemente occupati da auto non autorizzate nell’indifferenza delle istituzioni. Mobilità dei disabili “negata”: marciapiedi disastrati, ostacoli in carreggiata che impediscono il transito

Tags: Disabili, Barriere Architettoniche, Palermo



PALERMO - Il comune di Palermo presenta numerose barriere architettoniche, che limitano la mobilità dei disabili. Non esiste un programma anti-barriere che venga incontro alle esigenze dei diversamente abili. La loro eliminazione è affidata più alla bisogna che non ad una razionale esigenza. La legislazione non aiuta e per un disabile in carrozzella muoversi assomiglia a un’avventura.

Un capoluogo dovrebbe, nei limiti del possibile, offrire un’immagine esemplare alle altre città della regione. Spesso, però, tale immagine non viene data, perché è lo stesso capoluogo a mostrare dei limiti culturali all’approccio al problema della disabilità. A tali limiti culturali contribuisce l’insensibilità della popolazione a capire le esigenze di chi non può vivere come i normodotati.
 
Un esempio è costituito dalle barriere architettoniche che impediscono il libero uso della viabilità a chi è affetto da lesioni tali da costringerlo a usare le sedie a rotelle per gli spostamenti. Queste barriere possono assumere le forme più diverse, ma conseguono tutte un risultato, quello di limitare, se non impedire, la libera fruizione della viabilità ai diversamente abili. Tali ostacoli possono essere rappresentati da insegne pubblicitarie, da pali segnaletici mal collocati, da marciapiedi privi, totalmente o parzialmente, di scivoli ovvero da barriere mobili come il posteggio scorretto di un automobilista sugli stessi scivoli. Ciò è particolarmente vero per i medullolesi che sono i pazienti più esposti ai disagi provocati dalle barriere architettoniche. Infatti, le lesioni riportate li costringono a usufruire obbligatoriamente di una carrozzella per gli spostamenti.
 
Allo stato attuale, la popolazione totale di medullolesi in Italia è stimata intorno alle 60/70 mila persone secondo il Gisem (Gruppo Italiano Studio Epidemiologico Mielolesioni), con un’incidenza di circa 20-25 nuovi casi all’anno per milione di abitanti (in Sicilia l’incremento è di 120 casi l’anno secondo l’Asms, Associazione Siciliana Medullolesi Spinali). Di queste, il 67% è di origine traumatica e il restante 33% di diversa origine. Le principali cause di lesioni midollari traumatiche sono provocate da incidenti stradali (53,8%), da cadute accidentali (22%) e da incidenti sul lavoro (10%). Il sesso prevalentemente colpito è quello maschile, con un rapporto di 4:1 rispetto alla componente femminile, in particolare nella fascia di età che va dai 20 e 59 anni. Tali cause possono portare a un’immobilità parziale che interessa solo gli arti inferiori ed è detta paraplegica, o totale che blocca la funzionalità di tutti e 4 gli arti ed è definita tetraplegica.

Abbiamo provato a sentire in merito all’argomento l’assessore comunale con delega alle Opere Pubbliche, Espropriazioni, Edilizia Scolastica, Sergio Rappa, ma all’email inviata in data 17 agosto ed alle nostre telefonate non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta.
 


Diritti, il paradosso della normativa
 
La legge 9 gennaio 1989, n. 13 e il decreto ministeriale n. 236 del 14 giugno 1989 hanno previsto delle norme precise riguardo all’abolizione delle barriere architettoniche, stabilendo misure e imponendo regole per eliminare, ove possibile, tali ostacoli nei bagni pubblici, nelle strade, ecc…. Tuttavia, anche le stesse leggi che dovrebbero garantire i diritti dei più indifesi, possono mostrare dei limiti in grado di rendere difficile la vita a questi ultimi. Spesso i progettisti non curano gli aspetti legati alle difficoltà delle persone con disabilità motoria, ma applicano i dettami della legge, senza valutare la loro reale fattibilità. Invece, più frequentemente, si riscontra una pessima esecuzione dei lavori. Il punto 8.2.1 del decreto che riguarda i percorsi per disabili, prevede “il dislivello ottimale tra il piano di percorso ed il piano del terreno o delle zone carrabili ad esso adiacenti è di 2,5 cm”.
Tale disposizione è nata per consentire il libero deflusso delle acque piovane in caso di pioggia, ma contiene un pericolo per il disabile in carrozzella. Infatti, il libero deflusso dipende dall’efficienza dei canali di scolo e dei tombini i quali, se otturati, non garantiscono nulla. In questo caso, l’acqua invade, comunque, i marciapiedi, ma il disabile in carrozzella non accompagnato trova moltissime difficoltà a risalire lo stesso marciapiede, giacché quei 2,5 cm costituiscono un ostacolo. Così, il disabile è impossibilitato a muoversi agevolmente ed è esposto alla furia degli elementi. Il presidente dell’Asms, Salvatore Balistreri, ha commentato: “Se va bene in un incidente stradale grave, la vittima muore, se va male, resta paralizzato. Chi subisce la disgrazia, è del tutto impreparato e non tutti sanno che cos’è una lesione midollare”.

Articolo pubblicato il 17 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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