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Carenze eterne e nodi irrisolti del sistema idrico integrato
di Rosario Battiato

Gli enti gestori parlano di una situazione deficitaria a causa dei debiti accumulati. A Palermo spesi oltre 4 milioni di euro per il ripristino e la manutenzione del sistema

Tags: Acqua, Sicilia



PALERMO – Stavolta parlano loro. I tanto vituperati enti gestori del servizio idrico integrato dell’isola, previsti nella Legge Galli del 1994, alzano la voce e reclamano i risultati già ottenuti, chiedendo al contempo maggiore attenzione da parte del pubblico per il loro lavoro. Le accuse piovute da più parti, cittadini e amministrazioni in primis, sulla scarsa qualità del servizio e sull’aumento delle tariffe, sono stati puntualmente rispediti al mittente come da addebitare ad una gestione passata che non aveva fatto della trasparenza e dell’efficienza i comandamenti principali nell’organizzazione del lavoro.

Il clima infuocato è stato ulteriormente accesso lo scorso 25 giugno, quando Giovanni Panepinto, deputato regionale del PD e uno dei leader del movimento per l’acqua pubblica, ha presentato un’interrogazione per verificare lo stato economico della Girgenti Acque spa, la società che gestisce il servizio ad Agrigento.
“Abbiamo ereditato questo stato dell’arte – ha precisato Maria Rosaria Marisa Macaluso, direttore del personale di Girgenti Acque – e stiamo lavorando per ripristinare al meglio la situazione”. Ad Agrigento batte il cuore del movimento per la ripubblicizzazione dell’acqua pubblica, visto che appena 27 comuni su 43 hanno consegnato le reti all’Ente Gestore. “I precedenti gestori – ha proseguito Macaluso – non avevano fatto sistema. Da quando abbiamo preso in carico la gestione abbiamo ridotto la turnazione, e in alcuni comuni abbiamo anche ripristinato l’h24, mentre restiamo ancora indietro per la depurazione perché precedentemente c’era un sistema assolutamente disomogeneo visto che alcune amministrazioni gestivano direttamente mentre altre davano in appalto”.
 
Anche gli altri gestori snocciolano le loro cifre, al di là delle polemiche di questi giorni. A Palermo l’Acque Potabili Siciliane ha speso, secondo le cifre fornite dall’amministratore delegato Lorenzo Serra, 2 milioni e 800mila euro per cercare di ripristinare il sistema e 1 milione e 400mila euro per la manutenzione straordinaria.
“C’è stato innanzitutto un problema di reti vetuste – ha spiegato Serra – tralasciate per diverse stagioni. Abbiamo dovuto acquistare 52 impianti per disinfezionare l’acqua e in due anni abbiamo agito su 53 comuni, riducendo la turnazione in 23 e ripristinando l’acqua h24 in 18”. A fronte di questo impegno ci sono certamente situazioni da migliorare, ma non aiuta in tal senso l’immobilismo degli Atp. A Palermo l’Aps lamenta il blocco dei suoi progetti negli uffici dell’Ato1 Palermo, una situazione che non fa ben sperare per il miglioramento infrastrutturale della rete. Anche ad Enna la situazione non sembra più rosea di tanto vista la generalizzata problematica della concessione dei pozzi, della gestione delle risorse e dei bassi consumi. “Come in altre parti dell’isola – hanno spiegato da AcquaEnna, soggetto gestore del servizio idrico integrato della provincia di Enna – rispetto a quanto previsto nel piano abbiamo riscontrato consumi molto più bassi”. Da più parti si invoca a questo punto lo strumento del Progetto Conoscenza, che dovrebbe servire a comprendere lo stato effettivo del sistema infrastrutturale ed amministrativo dell’acqua nell’isola.
 

 
“A Catania il peggiore sistema infrastrutturale d’Italia”
 
CATANIA – Una situazione evidentemente critica è quanto emerge dagli interventi dei responsabili Ato della Sicilia, durante il convegno “Strategie per il miglioramento dell’efficacia del servizio idrico integrato” svolto presso il palazzo Chiaramonte di Enna lo scorso 26 giugno. “Stiamo operando soffrendo la grande ritrosia dei comuni – ha spiegato Laura Ciravolo, direttore tecnico Ato 2 Catania – mentre noi rappresentiamo l’anello di congiunzione tra i cittadini e l’ente gestore. Il nostro ruolo è quello di essere garanti della tutela dei cittadini”. Mettere ordine nel sistema non è affatto facile.
“Ogni amministrazione ha sempre agito autonomamente sulla questione acque – ha precisato Ciravolo – creando una disomogeneità che non aiuta la riorganizzazione del sistema”. Al di là del riassetto organizzativo appare inoltre improcrastinabile un’azione infrastrutturale di largo respiro. “Nella provincia di Catania – ha spiegato il direttore tecnico Ato 2 - riguardo depurazione e fognature abbiamo il peggiore sistema infrastrutturale d’Italia”. Adesso si lavora per la creazione di una task-force per normalizzare tutti quegli aspetti che devono essere tutelati.

Articolo pubblicato il 14 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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