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Messina - Contributi al settore culturale, il regolamento è un miraggio
di Francesco Torre

L’assessore provinciale D’Agostino: “è stato migliorato e adesso è pronto per i passaggi istituzionali”. Promesso tre anni fa, sta ancora seguendo un lentissimo iter burocratico

Tags: Messina, Cultura, Mario D’Agostino



MESSINA - Era il settembre del 2008, esattamente 3 anni fa, e così si esprimeva l’assessore alla Cultura della Provincia regionale di Messina, Mario D’Agostino: “Attueremo un’operazione trasparenza tramite una piena regolamentazione della contribuzione provinciale agli eventi culturali, la predisposizione di un Albo delle associazioni culturali, l’introduzione di criteri di merito oggettivi e la creazione di un sito internet dedicato alla cultura dove pubblicare tutti i bandi e dare nota di ogni finanziamento concesso”.

Promesse concrete e solenni, rese ancor più solide dal documento che l’assessore ci consegnava a corredo, il programma dei primi 100 giorni articolato in 10 obiettivi che spaziavano dal censimento delle opere d’arte alla valorizzazione dei Musei. Allora ci chiedevamo, e rilanciavamo con forza e rinnovato entusiasmo ai nostri lettori: siamo di fronte a una nuova era?

Di Palazzo dei Leoni, infatti, si può dir tutto tranne che sia un “palazzo di vetro”. E un chiaro esempio di mancata trasparenza istituzionale da parte dell’Ente di via Cavour è da sempre rappresentato proprio dalla gestione dei fondi concessi per le attività di promozione culturale e sociale. Basti pensare che la Provincia è dotata da quasi 20 anni di un “Regolamento per la concessione di finanziamenti e benefici economici a soggetti pubblici e privati nel settore della cultura (approvato dal Consiglio provinciale con delibera n. 93 del 22 novembre 1993), ma che tale strumento non è stato mai utilizzato dalle ultime Giunte che si sono avvicendate alla guida del Palazzo, i cui assessori hanno ovviamente preferito soppiantare la prassi istituzionale di garanzia con l’odiosa pratica dei contributi straordinari a totale discrezione del politico di turno.

Pratica a cui, purtroppo, si è piegato - nonostante le promesse iniziali - anche l’assessore D’Agostino. E non se ne abbia a male il buon Mario – persona di straordinaria cordialità e genuina simpatia, nonché uno tra i più operativi componenti della Giunta – ma di quegli impegni presi, nel settembre 2011, nemmeno uno al momento è stato rispettato. Men che meno il ripristino del regolamento per i contributi ordinari (iniziativa che andava sul merito) e la nascita di un sito internet provinciale dedicato alla cultura (per garantire trasparenza).

“Il regolamento l’abbiamo migliorato e adesso è pronto per i passaggi istituzionali”, assicura D’Agostino oggi. Sui ritardi, poi, l’assessore si giustifica così: “Ho sottoposto il regolamento al presidente Ricevuto ed è stato così ben accolto che si è deciso che si applicherà lo stesso iter a tutti gli assessorati”. Ottima idea. Ma se nel 2008 era ancora possibile parlare al futuro, che senso ha farlo adesso quando mancano – comunque vadano le cose con la crisi politica interna al Palazzo e le scelte nazionali e regionali sull’abrogazione o sul ridimensionamento delle Province – ben che vada una manciata di mesi alla nuova campagna elettorale?
 


Poche risorse. Molti tagli con cui fare i conti
 
MESSINA – “Il vero problema è che non ci sono soldi per la cultura”. Così l’assessore D’Agostino a consuntivo dei suoi primi tre anni alla Provincia. I tagli nazionali e regionali in effetti hanno depresso qualsiasi strategia culturale di rilievo, così come la riduzione delle contribuzioni all’Ente Teatro Vittorio Emanuele ha impoverito un comparto già pervaso da un profondo senso di precarietà, ma senza regole certe come si può decidere a chi affidare i contributi?
“In questi anni ho dato preferenza a iniziative di ampio respiro che coinvolgevano più comuni”, ci dice D’Agostino mostrandoci un elenco di contributi che poi, però, non ci è stato consentito di pubblicare.
è però arduo giustificare la scelta di “affittare” il Monte di Pietà per 200 mila euro per ospitare qualche compagnia locale al cui interno vi è anche il figlio di un assessore. Per non dire della missione a Cannes al fine di presentare una Film commission che di fatto nemmeno esiste. “No comment”, è su questi punti la risposta di D’Agostino.

Articolo pubblicato il 17 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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