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Quotidiano di Sicilia

Lampedusa, è caos. La tensione sfocia in guerriglia
Soluzione illusoria del ministro Maroni: “Dirotteremo d’ora in poi i flussi su Porto Empedocle”. L’incendio doloso al Cie, poi gli scontri con la polizia: un disastro annunciato

Tags: Lampedusa, Immigrati, Bernardo De Rubeis



LAMPEDUSA - Dall’incendio doloso ad una vera e propria “caccia all’uomo”, il passo è stato breve. L’isola di Lampedusa sta vivendo il suo momento più buio: il dramma (annunciato) della disperazione. Una disperazione duplice: degli immigrati e degli abitanti, esasperati da una situazione che tutti sapevano essere prossima al collasso. Sono proseguiti nella mattinata di ieri i trasferimenti di migranti da Lampedusa, dopo l’incendio doloso che martedì pomeriggio ha distrutto il Centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola. Circa 200 tunisini sono stati imbarcati su due C130 dell’Aeronautica militare diretti alla base di Sigonella (Catania).
 
Gli extracomunitari rimasti sull’isola, oltre un migliaio, hanno trascorso la notte all’addiaccio all’interno dello stadio comunale. Solo un centinaio, tra cui una ventina di donne, sono rimasti nel centro, che tuttavia è inagibile: le palazzine dove vengono ospitati gli immigrati sono state infatti divorate dalle fiamme. I danni sono ingenti, come ha confermato anche il responsabile della struttura, Cono Galipò, che non ha dubbi sulla natura dolosa del rogo, visto che poco prima nelle camerate dove si sono sviluppate le fiamme era stato compiuto un sopralluogo. Nel pomeriggio di ieri la situazione è precipitata: numerosi gli scontri registrati a più riprese tra tunisini e forze dell’ordine in un clima sempre più surreale. La tensione tra i tunisini era cresciuta negli ultimi giorni, dopo la conferma da parte del governo della linea dura circa il proseguimento dei rimpatri. L’inchiesta aperta dalla Procura di Agrigento contro ignoti dovrà adesso identificare gli autori dell’incendio e accertare eventuali responsabilità. Il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, aveva lanciato un nuovo appello al premier Berlusconi e al ministro Maroni per trasferire immediatamente tutti gli immigrati ancora sull’isola.
 
Un appello al presidente Giorgio Napolitano “a darci una mano, visto che ancora una volta siamo stati abbandonati” è stato lanciato dal sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis. “Il Viminale - ha detto - ha già predisposto 11 voli per trasferire nelle prossime ore tutti i tunisini che si trovano ancora a Lampedusa”. De Rubeis, infatti, ha avuto un colloquio telefonico con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Il titolare del Viminale, secondo quanto ha riferito De Rubeis, avrebbe anche fornito assicurazioni circa il fatto che non ci saranno più sbarchi sulle isole Pelagie: “Maroni mi ha detto - ha aggiunto il sindaco - che Lampedusa non sarà più considerata ‘porto sicuro’, in quanto priva di un centro di prima accoglienza, e dunque gli immigrati soccorsi in mare nel corso di operazioni Sar saranno trasferiti con le motovedette direttamente a Porto Empedocle o in altri scali siciliani”.

Il fascicolo di inchiesta aperto dalla procura di Agrigento dopo il rogo che ha distrutto il centro di prima accoglienza di Lampedusa, al momento ancora contro ignoti, ipotizza i reati di danneggiamento e incendio doloso di cosa pubblica. Lo ha confermato il procuratore capo di Agrigento Renato Di Natale. “Quando la squadra mobile completerà le indagini - spiega Di Natale - valuteremo se c’é stato o meno rischio per le persone e dunque se potrà essere ipotizzata la fattispecie di strage. In astratto certo sembrerebbe essere possibile, ma poi dobbiamo calarci nella concretezza”. Le indagini della Mobile dovranno cercare di identificare, laddove possibile, anche gli autori del vasto incendio che ha distrutto due dei tre padiglioni del centro d’accoglienza di contrada Imbriacola, a Lampedusa.

“Non sarà certamente semplice - conclude Di Natale - ma da quel che mi risulta la polizia sta cercando di ricostruire l’accaduto basandosi su testimonianze e verificando se ci sono o meno delle riprese video”.
 

 
L’ammissione. “Sì, il disastro si poteva prevedere”
 
“Sì, si poteva prevedere e infatti noi l’avevamo previsto. In un comunicato di pochi giorni fa avevamo messo in guardia le autorità. Avevamo notato un aumento della tensione fra gli immigrati. Il centro di Contrada Imbriacola poteva contenere 850 migranti e invece lì dentro ce n’erano 1.200”.
La denuncia è di Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati che, in una intervista al Messaggero, spiega che “quel centro è nato per il primo soccorso e noi abbiamo esortato le autorità a non trattenere troppo gli immigrati e a trasferirli presto altrove”.
“E adesso come si farà?”, aggiunge riferendosi all’incendio. “Se arriveranno altri migranti dove li metteranno dal momento che è tutto distrutto? Il nostro lavoro di tanti anni è andato in fumo”. “Anche se la tensione era alta da tempo, gli ultimi tre giorni nel centro erano stati tranquilli e non c’erano state avvisaglie. L’incendio è stato improvviso, fino a dieci minuti prima il direttore aveva fatto un giro ed era tutto a posto. Purtroppo non è possibile controllare 1.200 immigrati”.
Lo ha detto Cono Galipò, amministratore delagato di Lampedusa accoglienza, la società che gestisce il centro di accoglienza di Lampedusa.

Articolo pubblicato il 22 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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