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Quotidiano di Sicilia

Sicilia: 17.488 euro il Pil pro capite 2010
di Maria Francesca Fisichella

Alcune anticipazioni dal Rapporto Svimez 2011 dal titolo “Nord e Sud: insieme nella crisi, divergenti nella ripresa”. Nessun incremento del Prodotto interno lordo dal settore agricolo e -6,6% dall’edilizia

Tags: Lavoro, Sicilia, Disoccupazione, Pil, Economia



PALERMO - Le prime anticipazioni del Rapporto Svimez 2011 dal titolo “Nord e Sud: insieme nella crisi, divergenti nella ripresa”, che sarà presentato il prossimo 27 settembre, rendono conto di una Sicilia che segna nel 2010 un Pil pro capite pari ad un valore di 17.488 euro, seguita solo da Calabria (16.657), Puglia (16.932) e Campania (16.372) e dove lavora solo il 42,6 per cento della popolazione in età da lavoro.

Note dolenti che emergono da questo rapporto sono la stagnazione dei consumi, i deboli investimenti, l’emergenza giovani (2 su 3 sono a spasso), oltre il 30 per cento dei laureati meridionali under 34 non lavora e non studia.
La fase moderatamente crescente dell’economia italiana nel 2010 ha interessato tutte le regioni del Centro-Nord ma non del Mezzogiorno: in quest’area metà delle regioni ha presentato tassi di crescita negativi. In Sicilia si registra nel 2010 il dato dello 0,1 per cento.

Analizzando i dati della “Variazione del Pil nelle regioni italiane nel periodo 2001-2010” emerge che l’area che sembra aver reagito ai colpi della crisi è il Nord-Est, che fa segnare una crescita complessiva del 2,1% nel 2010.
La crescita delle esportazioni ha dato slancio in queste regioni, dopo la forte flessione del 2009. Il Veneto si conferma la regione che ha registrato la crescita più forte (+2,8%,), una ripresa che gli permette di recuperare circa il 50% della flessione del 2009 (-6%); segue il Friuli con il +2,3% e poi l’Emilia Romagna (+1,5%).

Il Nord-Ovest che aveva subito i più intensi effetti della crisi nel 2009 (-6,2%), fa segnare un incremento del l’1,4%, con valori piuttosto omogenei che oscillano tra l’1,3% del Piemonte e l’1,7% della Lombardia, con la sola eccezione della Liguria che, registra una stagnazione. Le regioni del Centro fanno segnare nel complesso un incremento dell’1,5%, grazie soprattutto al dinamismo di Umbria e Marche (+2,2 e +2,3%). Il Lazio fa segnare una crescita dell’1,8% e la Toscana dello 0,5%.

Il dato medio delle regioni meridionali risente degli andamenti ancora recessivi di quattro regioni. La Basilicata è la regione che ha presentato il calo maggiore dell’attività economica (-1,3%). Una riduzione più modesta del Pil è stata registrata in Molise (- 0,6%), Campania (-0,6%) e Puglia (-0,2%).

Tra le regioni del Mezzogiorno, l’Abruzzo ha mostrato nel 2010 una crescita relativamente elevata (2,3%), grazie alla ripresa dell’industria e ai buoni risultati nei servizi. Incrementi si sono registrati in Sardegna (1,3%), e Calabria (1%), grazie alla crescita del terziario, mentre la Sicilia è sostanzialmente stazionaria (0,1%).

Nel complesso, nel 2010, analizzando il Prodotto interno lordo pro capite nelle regioni italiane il valore aggiunto per abitante della regione più ricca (Lombardia) rimane quasi doppio di quella più povera (Campania), con un divario in termini monetari pari a quasi 16.000 euro.

Articolo pubblicato il 24 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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