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Asilo nido comunale, un privilegio riservato al 5% dei bimbi siciliani
di Antonio Borz├Č

Bilanci comunali sempre più stringati ed offerte assistenziali per le famiglie inadeguate. Dal 2004 al 2009 l’offerta sul territorio nazionale è aumentata del 34%

Tags: Asilo Nido



PALERMO - In Sicilia se ne parla spesso come tematica importante ma non fondamentale. Quella degli asili nido infatti viene vista come un’opportunità da dare ai genitori ma non come un doveroso servizio. Se i grandi comuni in qualche modo, ma con molte lacune, si difendono fornendo anche degli orari maggiori in cui viene dato il servizio anche dopo pasto per i genitori la difficoltà viene soprattutto nei piccoli comuni.

Molto spesso le amministrazioni sono costrette a fronteggiare dei bilanci stringati che non permettono di allestire un’offerta assistenziale adeguata. Ecco dunque che gli asili nido sono spesso introvabili per i genitori siciliani. I dati parlano chiaro: soltanto il 5% dei piccoli siciliani è andato in un asilo nido pubblico o convenzionato sia per la mancata domanda da parte dei genitori sia per l’oggettiva difficoltà nel reperire un posto disponibile.

A sostegno di questa situazione  d’arretratezza meridionale giungono anche i dati Istat riferiti al 2009.  Mentre dal 2004 al 2009 l’offerta in tutto il territorio nazionale è aumentata del 34% al Sud si è rimasti indietro. Per l’anno 2009/2010 ben il 77% dei comuni del Nord Est erano coperti dal servizio mentre il Sud rimaneva fermo al 21%.

Ecco dunque che con regolarità disarmanti la metà delle richieste delle famiglie siciliane finisce nel vuoto e inevasa. Ne è un esempio Palermo con le 1.400 richieste per gli 830 posti disponibili. Senza calcolare che i bambini in età da asilo nido in città sono quasi 20.000.

Ma oltre ai dati bisogna leggere la situazione in prospettiva. La crisi economica infatti porta la necessità per entrambi i genitori d’avventurarsi nell’esperienza lavorativa. Il nucleo familiare dunque viene stravolto rispetto all’originaria e retrograda concezione che voleva l’educazione dei figli esclusivamente affidata alla madre. Oggi invece tutto cambia e quello che un tempo poteva essere considerata una lacuna di poco conto diventa una pesante mancanza nell’economia familiare. I genitori si trovano costretti ad affidarsi ai nonni per far in modo che i figli possano essere accaduti. Tutto questo a scapito della possibilità d’ottenere un’offerta assistenziale adeguata. Nel caso in cui ci si voglia affidare ad un asilo nido non vi è altra strada rispetto a quella rappresentata dall’offerta dei privati che viene pagata spesso a caro prezzo.

In tutto questo infatti i comuni sembrano poco propensi a rispondere alle esigenze dei propri cittadini. Una situazione che si verifica in modo quasi esclusivo al sud mentre vi sono regioni come l’Emilia Romagna che puntano fortemente sull’assistenza familiare raggiungendo nell’anno 2009/2010 l’86% di copertura del servizio.

I problemi sorgono anche quando le quote per la fornitura del servizio aumentano per le famiglie. I pagamenti infatti vedono nell’ultimo periodo una crescita importante che incide in modo profondo nel bilancio dei vari nuclei familiari che non permettono di certo spese folli in questo periodo.

Per fronteggiare questa condizione di difficoltà bisogna dunque che i Comuni riescano ad adeguare la propria offerta ma che si punti anche fortemente sulle strutture convenzionate e su delle forme alternative di assistenza ai piccoli fatte dall’intraprendenza dei privati. Insomma una condizione che permetterebbe di creare un flusso occupazionale anche per il popolo femminile. Ecco dunque che nel corso dei prossimi anni si continuerà a parlare e molto degli asili nido comunali, mentre negli anni scorsi infatti poco o nulla si sapeva della situazione negli ultimi anni le proteste nei confronti delle amministrazioni comunali sono aumentate e non di poco per questa tematica che necessita di interventi nel breve periodo per andare incontro alle famiglie.

Articolo pubblicato il 24 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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