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Ars: “No a 50 deputati, ridurre massimo a 70”
di Raffaella Pessina

Inutili diatribe anziché abrogare la legge regionale n.44/65. Il Consiglio di presidenza per un nuovo Ddl da presentare

Tags: Antonello Cracolici, Massimo Russo, Ars, Giuseppe Limoli, Francesco Cascio



PALERMO - Ieri pomeriggio è cominciata la discussione della mozione di censura nei confronti dell’assessore alla Salute Massimo Russo. A favore ha preso la parola il primo firmatario della mozione Giuseppe Limoli.  Il gruppo del Pd, a margine della seduta di ieri pomeriggio invece ha fatto sapere che non avrebbe partecipato al voto. “Non condividiamo la decisione del presidente dell’Ars Francesco Cascio di non accettare la pregiudiziale, pertanto non prenderemo parte al voto” ha dichiarato il capogruppo del Pd all’Ars Antonello Cracolici.

Il Consiglio di presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, tenutosi ieri mattina e allargato ai capigruppo, ha stabilito, alla luce dell’entrata in vigore del D.Lgs 138/2011 che, sarà presentato, a firma di tutti i suoi componenti e di tutti i capigruppo, un disegno di legge costituzionale per la modifica dello Statuto siciliano, avente ad oggetto la proposta di riduzione del numero dei deputati da 90 a 70, sottolineando anche la necessità di una conseguente modifica dell’attuale Legge elettorale. Comincia così un iter che non si sa comunque quando finirà e se finirà in tempo utile prima del termine della legislatura. Inoltre nel comunicato viene scritto che “il costo complessivo per ciascun deputato regionale siciliano è già inferiore a quello sopportato da molti altri Consigli Regionali, grazie ai tagli finora apportati dallo stesso Cdp con le precedenti delibere”.
 
Ma nel comunicato non vengono specificati di quali regioni italiane i costi dei deputati siciliani sarebbero più bassi. Inoltre, come il QdS ha più volte sottolineato, basterebbe abolire l’equiparazione al Senato, stabilita con una legge ordinaria (Lr. 44/65) per ottenere un risultato più immediato su quelli che sono i costi degli emolumenti. Un plauso al provvedimento, ma con riserva, da parte di Giovanni Barbagallo, del Pd,  il quale all’inizio della legislatura aveva presentato un disegno di legge di riduzione dei parlamentari che è stato bocciato due volte in commissione nonostante prevedesse il taglio dello stesso numero di deputati stabilito ora dai capigruppo. “Invocare, però, l’autonomia per non ridurre i deputati regionali da 90 a 50, così come è stato previsto dal Governo Nazionale - prosegue Barbagallo - significa non avere capito che le mutate condizioni sociali e politiche impongono oggi una scelta più radicale. Se i consiglieri regionali venissero ridotti in tutte le regioni, comprese quelle a statuto speciale, nella misura stabilita nella finanziaria, la Sicilia verrebbe considerata una zona franca nella quale la riduzione avverrebbe non sulla base di specifici parametri (territorio e popolazione), ma sulla base di un’autonoma decisione della propria classe dirigente politica”.
 
Intanto su altri sprechi interviene Toni Scilla di Forza del Sud contro Lombardo: “Ricorrere sistematicamente allo strumento clientelare delle consulenze – ha detto -  è l’antitesi della buona e sana amministrazione pubblica. Incapace di incidere attraverso riforme strutturali, il governo tecnico guidato da Raffaele Lombardo sarà ricordato dai posteri come il campione delle prebende. Sarebbe opportuno che il Parlamento siciliano prendesse in considerazione l’ipotesi di istituire una commissione d’indagine per fare piena luce sulla questione. Bisogna squarciare il velo su quanto sta accadendo”.

Articolo pubblicato il 28 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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