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Certificato antimafia, l’attacco di Venturi . Brunetta: “Non ho parlato di abolizione”
L’assessore regionale bolla la questione come una “boutade d’avanspettacolo”, e non risparmia neanche Tremonti. Il portavoce del ministro risponde a Confindustria: la Pa deve rispettare i tempi del rilascio

Tags: Antimafia, Renato Brunetta, Marco Venturi



PALERMO - Prima ha sparato alto, poi la correzione del tiro. Il ministro Brunetta ha precisato il tiro della sua dichiarazione sul certificato antimafia, che qualche giorno fa ha fatto sussultare il mondo politico e dell’associazionismo. Ieri ha preso la parola anche l’assessore regionale Marco Venturi, criticando aspramente le parole del ministro.

La prima risposta è arrivata tramite il portavoce del ministro, dove si precisava che Brunetta non aveva mai parlato “di abolizione del certificato antimafia”. Si è trattato, hanno spiegato in una nota, di un richiamo all’esigenza “che le pubbliche amministrazioni osservino quanto già previsto dalla legge, e quindi procedano d’ufficio all’acquisizione di tali certificati all'interno della p.a. senza più vessare cittadini e imprese”.

Le precisazioni non devono aver convinto del tutto Marco Venturi, assessore regionale alle Attività produttive, che proprio ieri ha rilanciato. “La certificazione antimafia è uno strumento fondamentale, probabilmente migliorabile, ma certamente irrinunciabile. Il ministro Brunetta farebbe bene a misurare le parole e lo invito ad attuare veramente la semplificazione burocratica ed amministrativa per andare incontro alle reali esigenze delle imprese e dei cittadimi italiani che ogni giorno combattono contro il muro di gomma della burocrazia”.

Le parole di Venturi hanno un peso specifico particolare, visto che prima di ricoprire incarichi di governo l’assessore è stato uno dei rappresentanti del nuovo corso della Confindustria siciliana assieme a Ivan Lo Bello, Antonello Montante e Giuseppe Catanzaro. Una nuova epoca caratterizzata da un no deciso ad ogni forma di compromesso con la mafia, dal grande incremento delle denunce al pizzo e dall’espulsione delle imprese colluse.

“La certificazione antimafia non si tocca. Si tornerebbe indietro nel tempo, e i poteri occulti riprenderebbero campo facendo camminare assieme imprese compiacenti, politica corrotta e interessi criminali. Certo, nei giorni in cui chiude il Bagaglino, l’uscita di Brunetta potrebbe essere interpretata come una boutade d’avanspettacolo. Purtroppo così non è ed è invece, tragicamente infelice e triste. Ma in un governo nazionale alla deriva -in cui c’è un ministro del tesoro che predica rigore chiedendo sacrifici a tutti, e poi si scopre che ha vissuto in un appartamento romano pagando l’affitto in nero- probabilmente l’uscita di Brunetta è assolutamente coerente. A questo punto non stupirebbe se tra i consulenti di Finmeccanica - conclude Venturi - il ministro Brunetta sponsorizzasse la nomina di Matteo Messina Denaro”.

Articolo pubblicato il 28 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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