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Quotidiano di Sicilia

Referendum per abrogare la legge “Porcellum”
di Raffaella Pessina

Scade domani la raccolta firme promossa da: Pd, Idv, Partito Liberale, Rete dei referendum, Sinistra ecologia e libertà e Unione Popolare. Obiettivo principale è quello di rafforzare il sistema bipolare italiano e assicurare quindi l’alternanza politica

Tags: Porcellum, Legge Elettorale, Elezioni



I cittadini italiani potrebbero essere chiamati a primavera dell’anno prossimo ad una consultazione referendaria, quella per abolire l’attuale legge elettorale. Ma non tutti sanno di cosa si tratta e quali sono i termini di scadenza.
La raccolta di firme per i quesiti referendari che mirano ad abolire il cosiddetto “Porcellum” scadrà il domani 30 settembre ed è stata promossa dai seguenti partiti: Partito Democratico, Italia dei Valori, Partito Liberale, Rete dei referendum, Sinistra ecologia e libertà e Unione Popolare.

Due le finalità che si prefiggono i quesiti referendari: abrogare in toto o in modo parziale la “legge Calderoli”, dal nome del Ministro proponente, conosciuta universalmente col nome di “porcellum”. Il primo quesito, individuato dal colore blu, propone l’abrogazione integrale di tutte le disposizioni di modifica della disciplina elettorale per la Camera e per il Senato introdotte dalla legge n. 270 del 2005.

In questo modo, il quesito dà forma a una proposta che, nel 2007, era stata avanzata per primo dall’on. Pierluigi Castagnetti.
Il secondo quesito, di colore rosso, è di tipo “parziale”, perché abroga non l’intera “legge Calderoli”, ma le singole disposizioni della stessa e, precisamente, le disposizioni che sostituiscono le due leggi approvate il 4 agosto 1993, rispettivamente n. 277 (“Nuove norme per l’elezione della Camera dei deputati”) e n. 276 (Norme per l’elezione del Senato della Repubblica). Queste due leggi  introducevano, al posto della disciplina precedente (di tipo proporzionale), un sistema misto, in base al quale i seggi di Camera e Senato erano assegnati per il 75% mediante l’elezione di candidati in altrettanti collegi uninominali, e per il restante 25% con metodo proporzionale (il “Mattarellum”, dal nome del deputato Sergio Mattarella, relatore del testo).

Questo secondo quesito è una variante del primo ma ha il medesimo obiettivo: con una tecnica abrogativa mirata, disposizione per disposizione, elimina comunque la disciplina introdotta dalla “legge Calderoli” per ripristinare il “Mattarellum”.

Le motivazioni del voto a favore dell’iniziativa sono spiegate sul sito internet www.firmovotoscelgo.it, che è il sito ufficiale dell’iniziativa. Votare a favore dell’iniziativa, viene scritto, significherà abrogare questa legge ed il cittadino avrà nuovamente il diritto costituzionale di scegliere i propri rappresentanti attraverso i collegi uninominali. Questo consentirà di rafforzare e migliorare il sistema bipolare italiano e assicurare l’alternanza politica, consentendo ai cittadini di scegliere i parlamentari e chi deve governare il Paese.

Per firmare i due quesiti ciascun elettore ha due possibilità: recarsi presso il proprio comune di residenza, presso la segreteria generale, oppure l’ufficio elettorale o l’Urp (ufficio relazioni con il pubblico); oppure  recandosi a uno dei banchetti presenti sul territorio, ma sul sito la mappa è incompleta.

è chiaro che manca poco tempo perché l’ultimo giorno utile per votare è il 30 settembre. Ma quali sono i passaggi di questa azione popolare? Innanzitutto si devono raccogliere 500.000 firme perché il referendum venga dichiarato valido dalla Corte di Cassazione. Quindi a primavera del 2012 i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi sui due referendum abrogativi e se prevarranno i voti che decidono la abolizione del “Porcellum”, alle prossime elezioni, quindi nel 2013 i cittadini potranno votare il proprio candidato. Lo scoglio più importante per chi promuove i referendum è l’assenteismo cronico dei cittadini, che spesso sono maldisposti ad andare a votare, ma anche nella raccolta delle firme vi sono non poche difficoltà, perché il controllo viene fatto dagli uffici preposti in maniera capillare e spesso una buona percentuale di firme non risulta valida.

Articolo pubblicato il 29 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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